Comune e Provincia varano il piano per ottenere i fondi dalla Regione Favilla: «Li avremo» Un mese di tempo per presentare alla Regione un'idea di massima sulla riqualificazione di importanti complessi nel centro storico e, se arriverà il via libera per accedere ai finanziamenti, altri sette mesi per indicare in un master plan gli interventi di recupero nel dettaglio. Sono queste le scadenze per il sindaco Mauro Favilla che darà subito il via al tavolo di concertazione in cui categorie, ordini professionali, enti e associazioni daranno il loro contributo per arrivare al progetto di massima. Che dovrà essere condiviso anche dalla Provincia, pronta a dare il suo apporto. E disponibilità ha espresso anche il capogruppo del Pd, Andrea Tagliasacchi. È il "Piuss" (piano integrato di svilluppo urbano sostenibile) lo strumento tecnico-operativo che dovrebbe rendere finalmente possibile realizzare il progetto di riorganizzazione dei grandi contenitori, destinato a riportare in città servizi, funzioni, residenza e attività. E, soprattutto, a fare da stimolo allo sviluppo. A spiegare in questa intervista le potenzialità del disegno, oltre al sindaco, è anche l'architetto Giorgio Marchetti, che guida la consulta urbanistica. La Regione è in grado di veicolare sul territorio circa 150 milioni di euro che arrivano dall'Europa per la realizzazione dei Piuss. Ma sembra che Firenze non intenda approvarne più di 4-5, per non disperdere le risorse e concentrare i finanziamenti su progetti di grande portata. Come fate ad essere certi che una quota dello stanziamento arriverà a Lucca? «Perchè l'idea di recupero e sviluppo, e successivamente il master plan che presenteremo, è di grande qualità e sarà vincente. La proposta arriverà oltrettutto da Comune e Provincia. Il Piuss prevede che enti locali e privati debbano mettere a disposizione la stessa somma che darà la Regione, e Lucca ha l'enorme vantaggio di essere proprietaria, attraverso il Comune, di questi tutti gli immobili da recuperare. Una circostanza che di fatto consente di destinare le risorse in danaro, di enti pubblici e privati, agli interventi sui beni». La necessità e l'urgenza stanno però già portando nuove attività nei cosiddetti grandi contenitori pubblici, per i quali non si è mai conosciuto un progetto coordinato e complessivo. Nella ex caserma Lorenzini arrivano le scuole, nel Palazzo Guinigi si destinano due piani al museo della città. Ma esiste un disegno organico? «Nei contenuti finali si dovrà tener conto delle indicazioni uscite dal tavolo di concertazione, ma abbiamo un quadro operativo di riferimento, che ci piace chiamare "Lucca dentro". Lo scopo è riattivare parti della città dove c'è o si è verificata carenza di funzioni, usi e destinazioni. Dentro le Mura ci sono dei "vuoti" da riempire e il Piuss ci consentirà di farlo, partendo dal recupero della Manifattura Tabacchi e di tutta l'area sud-ovest che ingloba l'ex dopolavoro di via Vittorio, di fronte alla Manifattura, l'ex cavallerizza di piazzale S. Donato, il complesso del Galli Tassi, le strutture di porta S. Donato nuova e vecchia, la caserma Lorenzini, il convento di S. Romano con l'annesso teatrino che dà su corso Garibaldi, la parte dell'ex deposito militare che era occupata dall'Istituto Passaglia, il vecchio tribunale di via Carrara, il cortile degli Svizzeri dal quale sono destinati a uscire gli uffici e gli alloggi dei Carabinieri, l'area del Caffé delle Mura. Del Piuss faranno parte anche il mercato del Carmine e l'ex convento di S. Francesco». Avete indicazioni precise sulle nuove destinazioni di tutti questi complessi? E in quali tempi e modi pensate di poterli recuperare e renderli fruibili? «C'è un'idea globale, in corso di ulteriore definizione, che necessarimente andrà avanti per gradi e per tappe. Certo è che in questi contenitori ci saranno pluralità di funzioni, pubbliche e private». Si parla trasformare la Manifattura in una cittadella della musica. «Per il momento pensiamo che una parte dell'enorme edificio possa ospitare un grande auditorium, ma le iniziative legate alla musica vorremmo spalmarle in tutto il centro, come del resto avviene a Salisburgo per Mozart. Il complesso della Manifattura è molto versatile e, volendo, ha anche parti abbattibili da recuperare a verde. Indubbiamente l'utilizzo a fini culturali di almeno parti del contenitore è nei piani, ma dobbiamo tener presente che il Piuss è rigidamente ancorato ai conti: i finanziamenti arriveranno se dimostreremo che potranno fruttare e dare realmente impulso allo sviluppo. «Per questo, anche valutando le possibili destinazioni della Manifattura, non possiamo non tener conto che il centro storico, per essere davvero rivitalizzato e rilanciato, necessita di scuole e servizi, di uffici e funzioni, di servizi al turismo, di luoghi per colmare lacune nella contaminazione tra gli studi universitari e postuniversitari e la città attraverso la creazione di un vero e proprio campus». È realistico puntare sull'apporto dei privati? «Riceviamo in continuazione proposte di gruppi disposti a realizzare completamente a proprie spese auditorium, cliniche, case di lusso per anziani, stadi e centri fitness. Ci sono arrivate, a questo fine, già due proposte che potrebbero riguardare l'ex cavallerizza di piazzale S. Donato o quella di via dei Bacchettoni, oggi utilizzata come palestra. Vedremo, ma francamente due iniziative analoghe in questo campo ci sembrano troppe. «In ogni caso c'è un grande interesse per il centro storico, così come per l'immediata periferia e le colline. Se avremo un progetto vincente, i capitali privati non mancheranno». Il master plan non è ancora pronto, ma qualche idea per il recupero di altri contenitori, oltre alla Manifattura, dovreste averla. Almeno per il Carmine e il S. Francesco. «Non crediamo ci siano più dubbi sul fatto che il mercato debba tornare un polo di attrazione forte nel cuore del centro storico. Ma è un luogo da raggiungere e frequentare nell'ambito di un percorso pedonale. Per questo non ci convince la destinazione, proposta da alcuni, a centro agroalimentare. Attività come lo scarico e il carico di merci e casse non si addicono a quell'area. Noi pensiamo piuttosto ad una serie di funzioni che devono convivere: accanto ai banchi dell'ortofrutta, in ambienti riqualificati, ci dovrà essere spazio per la promozione di prodotti enogastronomici del territorio, per l'artigianato tipico, per altri tipi di commerci, per servizi e ristorazione, per attività e iniziative socializzanti. E riteniamo di recuperare alla vita del mercato anche la piazza, che deve essere liberata dalle auto per accogliere attività». E l'ex convento di S. Francesco? È rimasto in mano al Comune dopo una battaglia per evitare che finisse a privati. Doveva accogliere la Soprintendenza, la Corte d'Appello, la direzione amministrativa dell'Asl. Passano gli anni e continua a rimanere inutilizzato. È vero che ora lo vuole la Fondazione Cassa di Risparmio in previsione di un ampliamento dell'attività degli Alti Studi Imt? «Intanto diciamo che le caratteristiche architettoniche dell'edificio mal si conciliano con un recupero a uffici. Le volumetrie interne sono inadatte. Per il resto è vero che la Fondazione manifesta un certo interesse, vedremo se avrà davvero l'intenzione e la necessità di acquisire l'ex convento. L'idea che la parte nord-est della città possa avere una serie di immobili all'interno di un percorso basato sullo studio (stecca della Mazzini, complessi di S. Ponziano e S. Micheletto) ha indubbiamente una sua logica urbanistica». Avete parlato anche della parte dell'ex deposito militare di corso Garibaldi utilizzata dall'Istituto Passaglia. Quale destinazione potrebbe avere? «Ci piacerebbe potervi realizzare un asilo nido per i figli di tutti i dipendenti degli uffici pubblici».