Il sovrintendente ai Beni archeologici, Bottini: «Consolidamento in corso» Questa Roma antica ha bisogno di cure, di interventi di sostegno, ma anche di uomini che calcolino i rischi a cui sono sottoposti i suoi tesori. Monumenti, statue, rovine, pezzi di Storia che vengono rnonitorati costantemente dai consulenti della Sovrintendenza. E' così che si arriva alla valutazione del rischio e alle misure da adottare per affrontare i continui acquazzoni e temporali,. ma anche i terremoti. Misure che in questi mesi riguardano le Terme di Diocleziano: si tratta di restauri incisivi per risanare le volte e consolidare le antiche mura, «negli ultimi tempi il male peggiore per una città come Roma si stanno rivelando le piogge, violenti nubifragi che in alcuni casi possono minare l'equilibro, la staticità di alcune strutture, da qui l'importanza di un controllo costante di ogni monumento - spiega Angelo Bottini, il sovrintendente ai Beni archeologici di Roma - ma anche la realizzazione di interventi semplici come la canalizzazione delle acque, il monitoraggio della vegetazione, rampicanti, arbusti, ma anche alberi che si allungano sulle rovine». In queste settimane i consulenti della Sovrintendenza stanno portando avanti interventi di manutenzione anche sulle Terme di Caracalla, lavori per consolidare le mura, per riportare sicurezza in tutta la struttura, «interventi programmati per aiutarli a resistere nel tempo», scherza il sovrintendente Bottini certo che ogni restauro deve avere i suoi tempi e il suo disegno, senza mai arrivare a snaturare l'elemento architettonico. Con interventi invasivi, tanto per fare un esempio, con travi. Perché è anche di questo che si è parlato ieri in occasione dell'inaugurazione al Vittoriano della mostra "Terremoti d'Italia", che prevede un focus proprio su Roma. Dice il professor Mauro Dolce responsabile scientifico del Dipartimento di Protezione civile, tra i curatori della mostra: «Roma non è una città sismogenetica, vale a dire che non si generano terremoti sotto Roma. Ma la città è circondata da zone più a rischio, come l'area dei Castelli, o anche dal vicino Abruzzo, che finiscono di conseguenza per interessarla». E i monumenti sono strutture a rischio? «Nel passato, secoli fa - spiega il sovrintendente Bottini - ci sono stati terremoti violenti, come quello che nel diciottesimo secolo danneggiò fortemente il Colosseo. Ma hanno un ritorno molto lungo. Di certo i tesori, le costruzioni della Roma imperiale non sono state calcolate per resistere a un terremoto, però ora non è questo un rischio, il male peggiore sono i temporali che durano giornate intere». Nella valutazione del rischio si mette in conto la capacità di resistenza, «c'è da considerare il sottosuolo su cui poggiano i monumenti, che noi definiamo soffice e deformabile- sostiene il professore Dolce - Questa deformazione diventa un'ulteriore forma di debolezza. Pertanto il monumento vive in uno stato di equilibrio precario, reso più incerto dai fenomeni sismici. Il rudere antico è sicuramente a più alto rischio, può sempre crollare, soprattutto quello più vulnerabile perché privato di struttura muraria. Il pericolo è sempre costante». E sul piano della prevenzione? «In realtà inserire dei tiranti di collegamento non implica costi elevati - dice Dolce - ma a volte si guarda più all'estetica che alla prevenzione».