«Dati vecchi, non sanno lavorare». L'osservatorio regionale per il turismo è inutile. Lavora male e costa troppo. Poi la critica all'amico Gerardo Marotta, il fondatore dell'Istituto italiano studi filosofici: «La cultura giacobina di certe elite, mi riferisco a Marotta, odia Napoli perché la vorrebbe cambiata». L'assessore regionale al Turismo Claudio Velardi - in un sol colpo nella sede universitaria di Monte Sant'Angelo - scatena la polemica. «Odio l'egoismo della borghesia napoletana - replica Marotta - proprio come sosteneva Benedetto Croce, non odio Napoli». Ma perché il taglio dell'osservatorio? «Al momento in Campania si spendono 1 milione mezzo di euro - spiega Velardi - per un osservatorio che ogni due, tre mesi produce qualche pezzo di carta con dati relativi a cose accadute nel passato. Io lo abolisco». L'assessore precisa: «Ho attivato le procedure. Farò in modo che si faccia in fretta. La convenzione con l'università diventerà invece la base per capire cosa succede nei settori di cui ho la responsabilita». Dove ha sbagliato l'osservatorio? «In piena emergenza rifiuti mi hanno consegnato dei dati del novembre 2007. Ma siamo matti?». Affondo anche sulle aziende partecipate della Regione: «Le società miste in Campania sono un ossimoro, un grande equivoco perché a prevalere è sempre, ancora oggi, il pubblico. Nei beni culturali la gestione deve andare in mano ai privati, anche se la tutela resta pubblica. Il pubblico deve fare dei passi indietro, la società mista è tale se il privato ha la maggioranza: questa la nozione dei manuali di economia». Dall'economia alla filosofia. Il pretesto per parlare è il progetto di un museo della canzone napoletana - probabilmente nel complesso di San Domenico Maggiore - «in difesa di un patrimonio che Napoli sembra valorizzare poco». «Da valorizzare c'è la tradizione, ci sono la tarantella e le nostre canzoni. C'è chi non la pensa così. C'è un bellissimo archivio sonoro, ma è praticamente non fruibile - risponde l'assessore a quanti contestano che le agende estive a Napoli sono ricche di festival jazz e snobbano invece la canzone tradizionale - A Napoli abbiamo il complesso delle nostre tradizioni, un complesso provinciale. Su di noi hanno agito, e fanno male, la cultura giacobina e quella lazzarona. L'elite giacobina non ama questa città. Gerardo Marotta, ad esempio, è uno che odia Napoli, perché la vorrebbe a tutti i costi cambiata. E lo dico con molto affetto». Sull'ipotesi del museo Velardi conclude: «Mentre stiamo pensando al museo della musica napoletana, ho scoperto che a Bagnoli vogliono fare una città della musica, le istituzioni non si erano parlate, la mano destra non sa quello che fa la sinistra». Marotta replica punto per punto: non ci sta e replica però con grande garbo: «Amo moltissimo Napoli se Velardi ha un minimo di ragione è su di un punto: la città si liberi dall'egoismo che Benedetto Croce ha denunciato. Alludo al dovere della borghesia. Il grande filosofo capì che la borghesia era di scarso valore morale». Sull'assessore Marotta è sereno: «È giovane e da poco che sta a Napoli, ma da lui ci aspettiamo grandi cose, è un uomo di grande intelligenza». Ma non cede sulle anime della città: «Ho creato 31 anni fa l'Istituto questo è il filo dell'alta cultura. Ora ho creato l'Assise di Palazzo Marigliano con cui cerco di far capire ai napoletani che il pericolo più grave è quello dei rifiuti tossici che il nord ci ha versato per 47 anni. Ogni domenica mattina riunisco le forze migliori della scienza napoletana su questo tema: è una grande testimonianza di amore per la città». Il professore lancia un messaggio perché per fare cultura servono fondi e assistenza: «Vorrei che mi aiutasse a fare delle cose importanti come il museo del Risorgimento, se si può fare quello della canzone napoletana che amo, si può fare anche questo. E poi che ci aiuti a installare nella caserma Bixio la biblioteca umanista». Sui finanziamenti, avuti anche dalla Regione, Marotta è trasparente: «Per mandare avanti l'Istituto servono 12 milioni di euro all'anno, siamo in attesa di ricevere dallo Stato i finanziamenti del 2002, del 2003 e del 2007 e del 2008; dalla Regione attendiamo quelli per l'ultimo biennio. Nel 1993 l'allora presidente Carlo Azeglio Ciampi erogò 10 miliardi per l'Istituto con i quali facemmo 200 corsi di alta formazione, ora quei soldi sono finiti».