Una cerchiatura con barre di metallo speciale alle fondazioni ad opera del Consorzio Venezia Nuova, dovrebbe impedire ulteriori cedimenti È inclinato di sette centimetri: non è possibile raddrizzarlo. I lavori di consolidamento della struttura dureranno fino al 2010 Venezia. Il campanile di San Marco pende. Come la torre di Pisa. O, per restare in ambito veneziano, come il campanile di Santo Stefano o quello di Burano. Certo, non in maniera così netta e visibile, ma un disallineamento c'è. Per la precisione il "paròn de casa" (come viene chiamato dai veneziani) è fuori piombo di 7 centimetri, una pendenza impercettibile se rapportata ai quasi 100 metri di altezza. E infatti i lavori di consolidamento iniziati lo scorso novembre non prevedono alcun raddrizzamento: il campanile di San Marco resterà leggermente fuori asse. Non a tal punto, comunque, da farsi notare nelle cartoline e nelle "palle di neve", né in maniera così clamorosa da fare la felicità dei giapponesi curiosi con macchina fotografica. Quello che preoccupa, piuttosto, sono le fondazioni. È per questo che sono partiti i lavori di consolidamento del campanile, crollato nel 1902 e ricostruito in dieci anni con ampliamento della base di appoggio. Una cintura di titanio garantirà la torre da qualsiasi rischio statico. Il cantiere è stato aperto dal Consorzio Venezia Nuova, a seguito di uno specifico protocollo con Regione Veneto e la Procuratoria di San Marco. I lavori dureranno fino al 2010 e rientrano nel più ampio e complesso piano di totale restauro dell'area Marciana, che sta avvenendo per stralci. La pendenza del campanile era stata sospettata una decina d'anni fa, quando primo Procuratore di San Marco era l'ingegner Giuseppe Creazza. Poi, cinque anni dopo, i rilevamenti del Consorzio hanno dato ufficialità alla notizia. Ma tutto sommato la pendenza non è preoccupante, quindi può restare. Diverso il discorso per le fondazioni, che faticano a reggere il peso dei quasi cento metri di altezza per 12 di lato del Campanile. All'epoca della ricostruzione, attorno alle fondazioni esistenti, vennero piantati uno vicino all'altro più di 3mila tronchi di lance lunghi 4 metri, rinforzati da una colata di cemento e pietrisco. Alla sommità della palizzata vennero poi posti tre strati di tavole di legno di quercia e, sopra, ancora tre blocchi di pietra d'Istria (trachite). Tutta questa armatura non è riuscita però a garantire l'ottimale stabilità della torre e l'uniforme ripartizione dei carichi al suolo. Con gli anni si sono registrate tensioni agli spigoli della base, con cedimenti delle fondazioni manifestatisi con piccole fessure comparse sui gradini in pietra d'Istria alla base del Campanile. Da qui il costante monitoraggio nel corso del tempo e l'intervento iniziato a novembre. Il rinforzo, secondo un'ampia e dettagliata relazione pubblicata sui "quaderni" del Consorzio Venezia Nuova, prevede «una cerchiatura con barre dinamometriche di titanio per bloccare i cedimenti differenziati in atto». La scelta è caduta sul titanio per la sua resistenza agli agenti atmosferici, specie l'erosione da salsedine, ma anche perché poco invasivo rispetto al luogo dove va ad agire. L'intervento prevede che la cintura in titanio sia posta su due livelli, la prima a 40 centimetri al di sotto della pavimentazione di piazza San Marco e la seconda, più profonda, a oltre due metri. In entrambi i casi verrà impiegata una coppia di barre al titanio distanti l'una dall'altra circa 20 centimetri contenute in un involucro di polietilene ad alta intensità. Ogni singola barra sarà formata da pezzi lunghi dai due ai tre metri e di sei centimetri di diametro. Le due fasce saranno fissate con dadi filettati e Tondello o, come quella più profonda, su pietre angolari in granito per scaricare uniformemente il peso sulle fondazioni. L'opera complessa, che richiederà un monitoraggio, dovrebbe arginare il fenomeno di fessurazione del campanile. La tecnica scelta per rinforzare il "paròn de casa" era già stata adottata con successo per la facciata della basilica di San Pietro a Roma, dove con un sistema simile è stato possibile fermare un processo di fessurazione stimato in circa un millimetro l'anno. «Assieme ai lavori in corso a San Marco - informa il numero dei "quaderni" del Consorzio che racconta l'intervento - si procederà anche a riattivare il sistema di monitoraggio predisposto nel 1995 che dovrà consentire anche la verifica, in continuo, della tensione nelle barre di titanio e dell'ampiezza delle fessure sui gradini in trachite, oltre che dei livelli della falda». Il Campanile non è tuttavia l'unico "sorvegliato" speciale a San Marco. Da tempo l'amministrazione comunale è alla ricerca di sponsor per consolidare le facciate dei palazzi che si affacciano sulla Piazza e anche di Palazzo Ducale. A settembre una pesante pietra si staccò dalla facciata che guarda il Bacino, in corrispondenza della sala del Maggior Consiglio, mentre anche il lato che corre sul rio della Paglia necessiterebbe di un massiccio intervento di restauro. Oltre a questo, il Consorzio Venezia Nuova ha avviato un progetto per la difesa della piazza dalle acque alte, per assicurarne l'attraversamento almeno fino a quota 110 centimetri sul livello medio della laguna (oggi la piazza va sotto a 80 centimetri). In una prima fase, per impedire l'arrivo dell'acqua "per sormonto dalle rive", sono stati rialzati il molo e restaurata la pavimentazione retrostante, poi (per prevenire la risalita dai tombini) verranno chiusi gli antichi cunicoli sottostanti la piazza predisponendo una nuova rete per lo smaltimento delle acque piovane. Inoltre sarà posata, 40 centimetri sotto la pavimentazione, una membrana in bentonite per non alterare l'equilibrio idrogeologico del suolo, impedendo la filtrazione tra le fessure della pavimentazione. Finito nel XII secolo, crollò nel 1902 e fa ricostruito in nove anni Le notizie storiche sul campanile di San Marco sono piuttosto scarse soprattutto per quanto riguarda le origini e i primi secoli dopo la sua realizzazione. Completato probabilmente all'inizio del XII secolo, le sue prime rappresentazioni risalgono al '400 e mostrano una struttura nel complesso simile a quella attuale. Successivi disegni e vedute d'epoca testimoniano numerosi restauri e parziali rifacimenti dovuti alle conseguenze di fulmini, incendi o scosse di terremoto come quella del 1511.1 primi importanti interventi di ristrutturazione risalgono all'inizio del XVI secolo e vennero effettuati sotto la direzione di Pietro Bon: furono completamente rifatte la cella campanaria e la cuspide piramidale danneggiate da un fulmine nel 1489 e sulla sommità fu collocata la statua in legno, rivestita in rame, dell'Arcangelo Gabriele che portò l'altezza complessiva a 100 metri e che, sostituita da una uguale nel 1820, ancor oggi troneggia sulla città. Tra il 1537 e il 1549 l'opera fu impreziosita alla base dalla loggetta di Jacopo Sansovino. Nel 1745 un fulmine squarciò l'angolo nord-est e tre persone morirono colpite da pietre e calcinacci. Sempre sul lato nord-est nel luglio 1902 si aprì una crepa che consigliò lo sgombero della piazza finché il 14 luglio il campanile cedette crollando su se stesso. Fu ricostruito "com'era e dov'era" e inaugurato il 25 aprile del 1912.