Una grandiosa pittura parietale ritrovata nell'area vesuviana era finita in Francia: sarà esposta a Palazzo Massimo fino al 1 giugno 2008. Poi tornerà a Pompei. La più grande pittura di paesaggio ritrovata nell'area vesuviana era finita nel cuore di Parigi, a Piace Vendome: lo scorso febbraio il Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico della guardia di Finanza l'ha recuperata nella residenza dell'editore Marcoux. In occasione della Settimana della Cultura, lo straordinario affresco è da oggi eccezionalmente in mostra a Palazzo Massimo, ad arricchire Rosso Pompeiano, la mostra sulle pitture romane che prosegue fino al 1 giugno 2008. Presentato alla stampa dal Capitano della Guardia di Finanza, Massimo Rossi, dal direttore dei Beni archeologici Stefano De Caro e dalla direttrice del museo Rita Paris, il paesaggio risale al I secolo e probabilmente è stato staccato dalla parete di una villa di Oplontis, anche se ancora non è stato individuato il luogo del furto. La decorazione parietale era stato esportata illecitamente all'estero durante gli anni 70. Da elementi emersi durante le indagini, l'opera è risultata presente dall'82 ali" 86 nel porto franco di Ginevra per confluire poi nel resort di un ricco industriale di Bruxelles. Da qui, passando nelle mani di faccendieri, portaborse, faccendieri si è via via costituita la documentazione destinata a confutarne la provenienza clandestina. È stato grazie all'intensa attività di cooperazione internazionale condotta dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Roma con la polizia elvetica, belga e francese, che si è quindi potuto acquisire elementi certi per ricondurre l'opera al patrimonio culturale italiano. A quasi 40 anni dal suo trafugamento, l'opera è rientrata in Italia e dopo l'esposizione dovrebbe essere affidata alla Soprintendenza di Pompei. Per Stefano De Caro, «l'affresco è del IV stile pompeiano, sviluppatosi tra il 50 e il 79 d.C. e rappresenta un paesaggio idil-lico-sacrale, che però è raro vedere in queste dimensione. In genere si tratta di piccoli quadri che per oggetto hanno porti o scene di natura selvaggia. Mentre qui - ha spiegato lo studioso, siamo davanti a un paesaggio campestre, con filari di viti e un grande santuario, forse la rappresentazione ideale di quello di Dioniso, come dimostrerebbero il satiro sul mulo, la donna con il mantello, le pergole a evocare il mondo di Bacco».