Arezzo: il conte Festari ne è legittimo proprietario Il conte Festari suonerà il campanello di Casa Vasari in via XX Settembre ad Arezzo questa mattina alle 11,30 per chiedere la restituzione dell'Archivio Vasari, trentuno faldoni, centinaia e centinaia di documenti, epistolari, manoscritti, disegni, alcuni preziosi, altri preziosissimi come il carteggio di Cosimo I, di Michelangelo, di Pio V, della duchessa di Urbino, e ancora le memorie del Vasari, disegni di Michelangelo, documenti di Amerigo Vespucci. Lo richiederà perché, come sentenziato da vari gradi di giudizio, fino alla Cassazione, la famiglia Festari è la legittima proprietaria tanto che il Comune di Arezzo è stato obbligato alla restituzione e al risarcimento danni. Lo richiederà nonostante un vincolo pertinenziale del marzo 1994, firmato dal Paola Benigni per la Soprintendenza Archivistica Toscana e dal ministro Ronchey, leghi indissolubilmente le carte vasariane a Casa Vasari e le dichiari un «unicum» non smembrabile. Lo richiederà nonostante sulle carte ci sia un pignoramento che risale a due anni fa da parte di un istituto bancario che ha esteso il suo credito al patrimonio della famiglia Festari fino al tesoro aretino. Lo richiederà al custode di Casa Vasari, Antonio Aniello, nominato custode «fisico» dell'Archivio che non potrà far altro, come dipendente pubblico, che eseguire le indicazioni della Soprintendenza. Quali? «Mi aspetto di trovare la porta sbarrata e la cassaforte chiusa ammette il conte Giovanni Festari e se così sarà terrò una conferenza stampa, spiegherò le mie ragioni e poi andrò dai carabineri a sporgere denuncia per abuso di ufficio e appropriazione indebita». Una storia lunga e complessa, iniziata una ventina di anni fa a Palazzo Spinelli in Santa Croce a Firenze quando un armadio del Settecento smontato per passare da una porta stretta che restituisce da un sottofondo un contratto di deposito perpetuo di un «archivio vasariano» con clausola di «buona conservazione e gestione» al Comune di Arezzo datato 30 luglio 1921 firmato dal conte Rasponi Spinelli. Un ritrovamento fortuito che fa scoprire alla famiglia Festari, unica erede del conte, di essere proprietari di un patrimonio inestimabile (c'è una perizia assicurativa da 75 milioni di euro). Ebbene, proprio le clausole della buona conservazione e dell'«unicum», secondo una denuncia presentata dai Festari, sono state disattese e rendono nullo l'atto: mancano tre faldoni rubati nel 1988 da Casa Vasari e ritrovati alla Yale University. Non solo. Le carte sarebbero mal conservate mangiate dai topi e dall'umidità, come una lettera autografa di Michelangelo. «Infatti il ministero dei Beni culturali ci ha imposto il restauro puntualizza il conte e per questo oggi le rivoglio così da metterle al sicuro». Ci sarebbe già anche un acquirente pronto visto che fino ad ora la trattativa per una vendita allo Stato non ha portato a nessun esito. A fronte di un valore presumibile di 50 milioni di euro l'ultima offerta da parte del ministero sarebbe stata di poco sopra il milione.