Senzatetto. Tra i senzatetto sassaresi ci sono anche decine di associazioni culturali. Si dice sempre: la cultura è una risorsa. Sì, ma sulla risorsa, in questi giorni, ci piove a catinelle e tira vento. Nessuna delle istituzioni che dovrebbe porsi il problema di metterla davvero a frutto, questa risorsa, se ne preoccupa come dovrebbe. Parlandone l'altro giorno ho fatto una eccezione per la Provincia. Ma ho anche letto che il Comune ha tanti immobili che sembra non sappia neppure dove sono e quanti sono. C'è questa proposta che Giuseppe Tito Sechi sta facendo da un pò di tempo in qua e che varrebbe la pena di ascoltare. Sechi è l'animatore dell'Associazione "Amici del Banco", dove per Banco s'intende il Banco di Sardegna: dirigenti, funzionari e impiegati dell'istituto che, andati in pensione, hanno pensato di mettersi insieme per acquisire altri meriti nel tempo del meritato riposo. (Tanto per dire della loro attività, proprio stamani c'è, alla Sala Siglienti della sede centrale del Banco, in viale Umberto, un incontro-dibattito su "I media periodici nel ruolo di comunicatori per lo sviluppo della Città e del suo territorio". La Città di cui si parla è, naturalmente, Sassari. Chiusa parentesi). Sechi dice: l'ideale per il Turritania (di cui proprio mentre scrivo la Giunta comunale starebbe per decidere il destino) sarebbe di restaurarlo, visto che lo si deve lasciare in piedi, e trovargli un ruolo nel futuro della città. Ecco l'idea, semplice e geometrica come l'uovo di Colombo: perché non fare dell'ax Turritania una grande "Casa della cultura" sassarese, come ce n'è in cento, mille altre parti d'Italia? Restaurare l'edificio, magari anche intitolarlo a Vico Mossa (è per merito suo, delle sue idee architettoniche e dello stile del palazzo che la Soprintendenza ai Beni Culturali ha posto il veto al progetto di spazzarlo via per far vedere il mare ai sassaresi: salvo scoprire che, anche abbattendolo, il mare non si vede). Restaurarlo e farne la sede delle cento espressioni dell'associazionismo sassarese: una tradizione che deve pur contare qualcosa in una città che ha conosciuto forme antichissime di associazionismo come i Gremì e forme pre-moderne come la Società di Mutuo Soccorso (quella sassarese, data 1855, fu una delle prime in Italia). Certo, ci sarebbero due problemi: il primo è come trovare gli altri (ma non molti) soldi per farla funzionare (si tratterebbe di metterci una segreteria e di spendere qualche euro per luce e acqua e simili beni di consumo necessario), il secondo è come distribuire gli ambienti fra quanti possono pensare di averne diritto. Ma qui potrebbe subentrare un qualche regolamento che fissasse i principi di una graduatoria o di una qualche forma di turnover fra gli aventi aspettativa. L'apertura di una Casa della Cultura attirerebbe, oltre tutto, altri sassaresi verso il centro della città, o almeno a quel margine della città storica che è, appunto, Piazza Sant'Antonio. Sarebbe un modo come un altro, e non certo dei più trascurabili, per ridare una vita e una storia a un pezzo di città che ha molta storia ma comincia ad avere troppo poca vita.
Sassari. La casa della cultura
La Provincia di Sassari ha deciso di non utilizzare la risorsa culturale delle associazioni locali. Alcune di queste associazioni, come l'Associazione "Amici del Banco", hanno proposto di utilizzare un edificio storico come la Casa del Turritania per creare una "Casa della cultura" sassarese. L'idea è stata avanzata da Giuseppe Tito Sechi, che propone di restaurare l'edificio e di utilizzarlo come sede per le cento espressioni dell'associazionismo sassarese. Tuttavia, ci sono due problemi da affrontare: trovare i soldi per restaurare l'edificio e distribuire gli ambienti tra gli aventi aspettativa.
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