Questa primavera per l'arte e il paesaggio italiani in capo allo Stato è tempo di nomine (all'Opifìcio delle pietre dure va, dalla soprintendenza mista, Bruno Santi) conferme di dirigenti regionali e di soprintendenti. Ed è tempo di polemiche a firma dei sindacati confederali. Che, sostanzialmente, accusano: si confermano dirigenti anche quando non hanno saputo gestire i quattrini dello Stato. E, viene da osservare, non sempre viene rispettato quel criterio della rotazione obbligata dopo 6 anni di mandato adottato a fine anno per l'ex direttore dell'ex dipartimento per l'architettura e arti contemporanee Pio Baldi. Alle soprintendenze speciali di Roma e Napoli restano ad esempio da anni pur brave persone come Strinati e Spinosa. Il direttore dell'Archivio di Stato a Napoli è lì da una dozzina d'anni... Così la Uil diffonde tabelle ministeriali poco confortanti. Dove risulta che al 1 gennaio 2008 in totale c'erano ben 447 milioni di euro non spesi. E questo mentre tante soprintendenze spesso faticano per trovare danaro per restauri, gestione e manutenzione ordinaria. Spiccano il settore dell'architettura e paesaggio con 143 milioni, le direzioni regionali con 79 milioni in stato d'attesa e gli Archivi, notoriamente in affanno, con 52 milioni. Su questi soldi, segnala il sindacalista Cerasoli, «uno Stato già a corto di liquidità paga interessi (che ricadono sulla collettività), per erogare Bot e Cct», eppure, sostiene, anche chi non sa gestire queste somme resta al suo posto. E Cgil e Cisl unite parlano di manovre in barba alla conclamata trasparenza.