Oggi alle ore 17,30, al quarto piano del palazzo di Montecitorio, Franco Bernabè, presidente della Biennale di Venezia, dirà la sua davanti alla quarantina di deputati della Settima Commissione cultura. O manager, apprezzato in modo bipartisan da ampi settori dello schieramento politico, si troverà davanti uno schieramento compatto di "no" alla riforma Urbani sulla Biennale. A questo Bernabè porterà il suo contributo, avendone avuto delega dal consiglio di amministrazione, sostenendo le "perplessità" sui cinque punti cruciali: l'abolizione della Consulta, del vincolo di mandato, degli indirizzi ministeriali, dei tre direttori con in più un ripensamento del ruolo dei privati. La posizione è dunque, da un lato, il governatore Veneto Giancarlo Galan, il consiglio comunale di Venezia con il sindaco Paolo Costa, il consiglio provinciale con il presidente Luigino Busatto, l'intero arco dei parlamentari Veneti, ed ora il vertice della Biennale; dall'altro c'è il solo Giuliano Urbani, ministro dei Beni culturali. L'esito del parere della commissione è dunque scontato, tant'è che il ruolo di relatore lo ha voluto lo stesso presidente della Settima, Ferdinando Adornato. Sul piatto c'è anche la doppia sfida di Bernabè al ministro: la nomina di de Hadeln alla guida della prossima mostra del Cinema, rinviata - non solo per gentilezze istituzionali - al 22 dicembre, data vicina alla prima scadenza del 25 dicembre, e la richiesta di 3 milioni di euro per il rilancio (voluto dallo stesso Urbani) della manifestazione lidense. Da ambienti romani trapela una certa "sofferenza" di Urbani, la cui poltrona di ministro starebbe vacillando un po' per i pasticci combinati dalla sua linea e dai suoi burocrati che hanno intasato le commissioni di provvedimenti-delega scarsamente digeribili (oggi ci sarà un secco altolà anche al decreto legislativo sul Cinema) e che invece di risolvere le situazioni hanno creato pericolose convergenze di maggioranza e opposizione. E mentre qualcuno rilancia il nome di Giannini come l'uomo nuovo di Urbani per la Mostra del Cinema, cosa che andrebbe a quadrare con la sfida di Bernabè, il ministro si preparerebbe, cogliendo il ventilato prossimo rimpasto di Governo, a lasciare il dicastero per guadagnare la somma poltrona di Viale Mazzini, la presidenza della Rai. Sempre stando a questi rumors, si starebbe scaldando ai bordi del campo per ereditare la poltrona di Urbani l'uomo nuovo del Polo, un emergente di successo che guarda caso sarebbe Ferdinando Adornato, giornalista calabrese di 50 anni, eletto nel collegio di Portogruaro nelle liste di Forza Italia.