La Giunta da mandato all'ufficio legale di valutare l'esito del probabile reclamo Il no del ministero alla demolizione era arrivato con la consulenza dell'Ateneo di Cagliari Palazzo Ducale non si arrende al ministero ai Beni culturali. Ieri la giunta ha deciso di impugnare il vincolo sul Turritania, dopo che il ricorso gerarchico inoltrato a Roma contro la Soprintendenza non ha dato gli esiti sperati, confermando il no alla demolizione dell'ex Hotel. In questi giorni l'ufficio legale valuterà le carte, così da capire se la strada del al tribunale amministrativo regionale potrà dare ragione al Comune. Fino a qualche giorno fa, dopo che il comitato tecnico scientifico del dicastero di Rutelli aveva confermato il "no" all'abbattimento espresso dalla Soprintendenza ai Beni architettonici, la decisione sul ricorso era stata prima sposata poi congelata dall'amministrazione. «Ci è sembrato necessario valutare i pro e i contro ancora una volta - ha sottolineato il primo cittadino Gianfranco Ganau - da una parte il ricorso crea l'inconveniente di ritardare i tempi di recupero dell'area a valle del Corso, dall'altra però la via del Tar ricalca la volontà del Consiglio comunale, della cittadinanza, dei tecnici che hanno redatto il Puc». Inoltre il vincolo rende impossibile l'avvio del concorso di idee che tracci il futuro della zona bassa del centro storico: «Non si può fare un bando senza specificare se l'edificio debba essere mantenuto oppure no - conclude il sindaco - si darebbe il doppio del lavoro ai progettisti e non si potrebbe avere la garanzia che il miglior progetto incassi il parere favorevole della Soprintendenza». Il ricorso gerarchico dell'amministrazione turritana al ministero era stato inoltrato dopo che il sovrintendente ai Beni architettonici di Sassari prima e quello regionale poi avevano vietato l'abbattimento della struttura disegnata da Mossa. L'edificio degli anni Cinquanta è considerato dai tecnici del Comune un tappo, non solo visivo ma anche per lo sviluppo armonico della città. Così a gennaio del 2007 il Comune aveva spedito le carte della speranza alla Capitale. Il ministero per legge avrebbe dovuto dare una risposta entro 90 giorni. Per il pronunciamento ci sono voluti invece 14 mesi. Non solo, per Ganau il fatto che i tecnici del ministero, «quindi gli esperti incaricati, abbiano chiesto un parere a terzi (all'università di Cagliari) resta un'anomalia ancora da chiarire».