Carla Bodo dell'associazione «Economia della cultura»: «Poca trasparenza e nessun coordinamento con enti locali» «Fondi inutilizzati? A Pompei sono stati già sottratti trenta milioni di euro di finanziamenti... comunque in proposito non ho nulla da dichiarare». Taglia corto il sovrintendente Guzzo dopo la denuncia della Uilbac sui 51 milioni di euro non spesi e fermi nelle casse di Pompei. Non ha voglia di commentare, specie in un momento delicato come quello attuale. Siamo infatti alla vigilia delle nomine previste dalla riforma Rutelli (termine ultimo 31 marzo): è assai probabile l'assegnazione a Guzzo della nuova sovrintendenza unica di Napoli e Pompei (Maria Luisa Nava potrebbe essere di partenza per Ostia), pare certa anche la riconferma di Spinosa alla sovrintendenza del Polo museale, mentre è totale silenzio sulla nuova sovrintendenza archeologica di Casella e Benevento, di cui non si conoscono ancora né competenze né risorse. Il documento della Uilbac diffuso ieri chiedeva trasparenza nella designazione dei nuovi dirigenti e lamentava la mancata applicazione del principio di rotazione, denunciando anche lo spreco dei fondi non spesi. «Uno dei problemi è il mancato coordinamento tra sovrintendenze e regioni», spiega Carla Bodo, vice presidente dell'associazione per l'economia della cultura e autrice per le edizioni II Mulino di alcuni documentati rapporti sull'economia della cultura in Italia. Un'esperta del settore, che lancia l'allarme per «la grossa crisi finanziaria della cultura in Italia». «Sono molto sconfortata», aggiunge, «perché ormai nell'agenda nazionale la cultura slitta sempre in fondo». A proposito di fondi inutilizzati, la studiosa parla di «inefficienza». In che senso? «I pochi soldi che ci sono vengono spesi male, specie nel Mezzogiorno. Ricordo un episodio significativo che risale al periodo in cui Veltroni era ministro per i beni culturali. Allora fu varata una legge per il restauro dei teatri storici». Una cosa positiva, non è così? «Sì, ma quando ebbi l'elenco dei teatri restaurati rimasi abbastanza sorpresa. Nella lista figuravano circa venti teatri del Centro Nord, anche di paesi piccoli, e solo tre o quattro del Sud. Allora mi informai al ministero e mi dissero che le domande arrivate dal Mezzogiorno apparivano tutte irricevibili per vizi di forma o altro. Insomma, la burocrazia meridionale si era dimostrata inefficiente. Un fatto concreto, anche se personalmente lo ritengo inaccettabile. Bisognerebbe in questi casi creare una riserva per il Sud o fornire assistenza tecnica. Comunque, in generale, c'è tanto da fare e soprattutto bisogna creare un sistema e monitorare, conoscere i dati. Su questo piano siamo uno dei paesi più arretrati d'Europa». A questo proposito Carla Bodo ha scritto un graffiante articolo sulla rivista dell'associazione, dal titolo «Chi ha paura di monitorare la spesa pubblica in Italia?». E qui il problema si sposta agli enti locali. «Le Regioni», prosegue la studiosa, «non vogliono far sapere quanto spendono per la cultura. Non passa il criterio della valutazione perché si vanno a toccare interessi troppo forti e radicati». Eppure nei rapporti del Mulino erano indicate cifre ben precise. «L'ultimo rapporto è del 2000, dopo più nulla. Nel 2004 ho avuto un incarico dal ministero proprio per sapere quanto si spendeva al Sud per la cultura e poi nel resto d'Italia. Abbiamo lavorato su dati Istat, ma ci siamo accorti che nelle cifre confluivano anche voci di spesa ben diverse, come i fondi strutturali per la formazione professionale. Così ne abbiamo rilevato l'inattendibilità e ora non vengono più pubblicati. Il ministero aveva annunciato un tavolo di lavoro, ma non se ne è fatto più nulla. La verità è che non importa a nessuno, specie in tempi di risorse in calo. Le entrate dei beni culturali sono diminuite del 22 per cento in tre-quattro anni. Siamo in piena crisi».
Fondi pubblici per la cultura? Il Mezzogiorno non sa spendere
La sovrintendente di Pompei, Guzzo, è stata accusata di aver sottratto trenta milioni di euro di finanziamenti. La Uilbac ha denunciato la mancanza di trasparenza nella designazione dei nuovi dirigenti e ha lamentato lo spreco dei fondi non spesi. Carla Bodo, vice presidente dell'associazione per l'economia della cultura, ha lanciato l'allarme per la grossa crisi finanziaria della cultura in Italia. Secondo Bodo, i fondi vengono spesi male, soprattutto nel Mezzogiorno. Ha ricordato un episodio in cui una legge per il restauro dei teatri storici fu varata, ma solo teatri del Centro Nord furono restaurati.
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