Stefano Deliperi: alcune opere potrebbero aver provocato danni al lago. Gruppo d'intervento giuridico e Amici della Terra contro le "facili" autorizzazioni a un'azienda agricola. Vasconi costruiti prima della Valutazione ambientale. Gianni Bazzoni SASSARI. Si muovono anche le associazioni ambientaliste per salvare il Baratz, unico lago naturale d'acqua dolce della Sardegna che rischia di scomparire. La zona umida, classificata come Sito di interesse comunitario, si sta infatti consumando giorno dopo giorno. Per questo Gruppo d'intervento giuridico e Amici della Terra - dopo la denuncia dei giorni scorsi fatta dalla Nuova - hanno condiviso la grave situazione di emergenza e individuato come soluzione immediata «l'immissione di acqua dolce da parte del soggetto gestore locale: il Consorzio di bonifica della Nurra». Stefano Deliperi, rappresentante delle due associazioni, ha sottolineato che il lago di Baratz «dovrebbe essere gestito attraverso uno specifico Piano di gestione, e ogni sua modifica, dello stato dei luoghi dovrebbe essere preceduta da una vincolante Valutazione di incidenza ambientale». Disposizioni che riguardano da vicino le amministrazioni pubbliche e, in primo luogo, i Comuni competenti per territorio. In questo quadro si inserisce una vicenda che merita di essere esaminata con interesse. Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra richiamano l'attenzione sulle concessioni rilasciate per la realizzazione di opere «collinari» che potrebbero in qualche modo avere condizionato la vita del lago dove, invece, per obblighi internazionali e comunitari «devono essere mantenute le caratteristiche ecologiche e naturalistiche del sito». Una azienda agricola, con una estensione di circa 16 ettari, ha richiesto nel 2005 per la sua attività l'autorizzazione allo "sportello unico" del Comune di Sassari per la realizzazione di un vascone in terra da utilizzare per l'accumulo di acqua piovana. E inoltre di due vasche interrate in cemento armato per la distribuzione idrica. Nel febbraio del 2005 è stato rilasciato il prescritto nullaosta paesaggistico. Successivamente (novembre 2005 e marzo 2006) la concessione idrica demaniale. Nel giugno del 2005 è arrivato il provvedimento unico di autorizzazione per la realizzazione delle opere da parte dello "sportello unico" del Comune di Sassari. Nel febbraio del 2006 un ulteriore autorizzazione per la costruzione di alcune stradine di servizio e la sistemazione della recinzione. Le opere autorizzate sono state eseguite secondo quanto previsto dalle licenze rilasciate dal Comune. Tutto sommato, interventi di modesta entità. Secondo quanto denunciano Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra, però, nel maggio 2006 - a seguito di alcune segnalazioni - «il Corpo forestale e di vigilanza ambientale di Sassari ha accertato l'esecuzione dei lavori senza che fosse stata preventivamente effettuata la prescritta fase di screening per verificare l'esigenza della Valutazione di incidenza ambientale, visto che l'area interessata dai lavori ricadeva (e ricade) nel sito di importanza comunitaria "Lago di Baratz - Porto Ferro". Nel giugno del 2006 il Servizio conservazione della natura dell'assessorato regionale della Difesa dell'ambiente ha confermato l'assenza della preventiva fase di screening, e reso noto che - anche su quell' area - era stata approvata una Valutazione di incidenza relativa al P.I.T. SS 1 ("infrastrutturazione generale dell'area: recupero delle aree naturalistiche"), programma integrato di intervento proposto dal comune di Sassari con fondi comunitari». Un solo problema: le opere erano già state realizzate. Nel luglio del 2006 lo "sportello unico" del Comune di Sassari ha provveduto a intimare la sospensione dei lavori...già eseguiti. E nel maggio del 2007, quando l'azienda agricola ha prodotto la relazione di incidenza ambientale per gli interventi realizzati, il Servizio conservazione della natura dell'assessorato regionale della Difesa dell'ambiente ha ribadito «l'impossibilità di fornire un pronunciamento in merito, in base alla preventività della procedura di Valutazione di incidenza e alla necessità di valutare cumulativamente il (piccolo) intervento con il complesso di interventi di cui al P.I.T. SS 1». Nel frattempo, il Corpo forestale e di vigilanza ambientale di Sassari ha effettuato (giugno 2006) una comunicazione per «notizia di reato alla procura della Repubblica del Tribunale di Sassari per violazione dell'articolo 734 del codice penale», che però riguarda «la distruzione o deturpamento di bellezze naturali in assenza di autorizzazione paesaggistica» (invece regolarmente ottenuto, già dal febbraio 2005). Infine, nel febbraio 2008, lo "sportello unico" del Comune di Sassari ha comunicato l'avvio del procedimento di revoca del provvedimento unico di autorizzazione. «Nessuna considerazione - spiega Stefano Deliperi - del fatto che proprio la normativa sullo "sportello unico" (decreto legislativo n. 1121998, legge regionale n. 371998, deliberazione giunta comunale n. 3692003) preveda che sia la pubblica amministrazione a indicare quali autorizzazioni amministrative debbano essere acquisite e ad attivarsi in tal senso. Nessuna sui certificati comunali di destinazione urbanistica rilasciati all'interessato che non fanno alcun cenno della presenza del sito di importanza comunitaria. Nessuna sul principio fondamentale di affidamento ingenerato nell'utente. Naturalmente l'azienda agricola provvederà a tutelare le proprie ragioni nelle sedi competenti, ma resta il fatto grave dell'inadeguatezza dimostrata da un istituto che avrebbe dovuto semplificare le procedure e migliorare l'efficacia dell'azione amministrativa». Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra pongono anche qualche domanda su quel che si è verificato una decina di anni fa, quando è stato bonificato il lago di Baratz dai residuati bellici dragandone il fondo senza, forse, seguire le precauzioni indispensabili a evitare danni. «È stata forse lesa l'impermeabilità del fondo? Sono stati verificati gli effetti dei prelievi idrici per fini industriali nella zona di Porto Torres (ben maggiori di quelli delle piccole aziende agricole della Nurra), la cui falda appare in comunicazione con quella del Baratz? E' vero quanto è stato segnalato ripetutamente, negli anni scorsi, in relazione ai notevoli prelievi idrici direttamente dal Baratz per irrigare ampie zone agricole oggetto di riforma agraria? Infine, risulta adeguata la rete irrigua del Consorzio di bonifica della Nurra? Se così fosse, a rigor di logica, vi sarebbe scarso interesse a scavare pozzi e a far laghetti collinari per le colture e il bestiame».