Le deroghe facili per volumetrie spesso eccessive sarebbero tante. NEBIDA. L'incastro dei volumi eccessivi è destinato a prendere forme decisamente più vaste del caso affiorato a Nebida. La lente d'ingrandimento della magistratura è posata ormai sull'ampio reticolo di costruzioni che negli ultimi anni si sono innalzate nel territorio comunale con modalità edilizie ancorate a qualche discrezionalità di troppo. Il viaggio è cominciato e come in tutte le indagini è destinato a un percorso a ritroso, per almeno cinque anni saranno spulciati fascicoli di documentazione già acquisita e da prelevare. Non è infatti solo l'albergo residence di Nebida, di proprietà della società Porto Flavia srl, ad essere nel mirino dalla magistratura a causa delle presunte irregolarità derivate dalle deroghe concesse, manu liberali, dal consiglio comunale della passata amministrazione agli imprenditori iglesienti impegnati nella realizzazione di strutture ricettive in città e nella frazione di Nebida. I sigilli posti, per il momento alla struttura che insiste nella collina di Santa Margherita, rappresentano solo la punta dell'iceberg che prese corpo nel 2003 e che ora è in rotta di collisione con la Procura della Repubblica di Cagliari. Negli ambienti politici cittadini ora sono in molti a cercare di stare alla larga da decisioni che, oggi per allora, sono ritenute illegali ma che in molti a quei tempi hanno avvallato in nome dello sviluppo turistico ed economico del territorio. Per non far passare quelle deroghe, i pochi consiglieri comunali che si sono opposti hanno incassato ingiurie e pubbliche condanne e ora, pur riconoscendo la legalità del loro modo di agire, non hanno stappato le virtuali bottiglie di spumante per un riconoscimento che avrebbero fatto a meno di ottenere. Nel 2003 chi costruiva una struttura ricettiva in città poteva realizzare 12 metri cubi su metro quadrato e queste deroghe potevano essere applicate anche in posizioni fronte mare. Ricorrendo alla memoria, alcuni consiglieri comunali sostengono che i consiglieri dell'opposizione sulle deroghe incriminate assunsero posizioni diverse: alcuni abbandonarono l'aula in segno di manifesta condanna a quell'atteggiamento di eccessiva disponibilità mentre altri, in nome dello sviluppo sostennero, seduti negli scranni al momento della votazione, il proseguo dei lavori assembleari garantendo il numero legale. Fu astensione condizionata all'assunzione di responsabilità da parte della maggioranza. Ora i nodi vengono al pettine anche se ad essere coinvolti in questa vicenda sono in tanti. Forse sono proprio gli imprenditori di Domusnovas, in questa vicenda rappresentanti della società proprietaria dell'immobile di Nebida, a essere le prime vittime di un sistema che andava combattuto alle origini. La società Porto Flavia srl rischia di dover abbattere almeno due piani o qualcuno in più per cancellare quanto le autorizzazioni concesse, nel 2003, e successive modificazioni hanno autorizzato. Oltre agli aspetti penali della vicenda che potrebbero manifestarsi, a breve potrebbero esserci anche sviluppi di natura civile per un eventuale risarcimento dei danni subiti dagli imprenditori. Le norme urbanistiche sono chiare soprattutto in materia di cubature e le deroghe, anche se assunte da un consiglio comunale sono a rischio. In tanti sapevano che aumenti degli indici di edificabilità concessi in città avrebbero provocato appetiti irrefrenabili anche negli altri imprenditori iglesienti e come in una catena di montaggio i benefici si sono estesi con facilità. Nel caso particolare dell'albergo di Nebida, la strada per cercare di mettere rimedio alle presunte illegalità era stata individuata con l'acquisto da parte della Porto Flavia srl di terreni di proprietà di Igea per poter recuperare in linea orizzontale lo sviluppo dei volumi edificati e abbattere almeno parzialmente l'impatto visivo, ma questa operazione, in un primo momento, è apparsa possibile a patto che gli imprenditori cancellassero tre piani della strutture ricettiva. Igea ha fatto marcia indietro e la sanatoria è svanita. La richiesta di una modifica del progetto, in corso d'opera, è stata cassata dall'amministrazione comunale e il blocco del cantiere è stato inevitabile. Ora a dirigere il cantiere è l'autorità giudiziaria che potrebbe emettere, a breve, i primi avvisi di garanzia. Intanto sulla vicenda sono intervenuti gli ambientalisti del Gruppo di intervento giuridico e Amici della terra, che sul caso avevano inoltrato un esposto per accertamenti il 23 marzo del 2007: «Esprimiamo soddisfazione per il sequestro preventivo di quel cantiere sulla costa - ha osservato il responsabile Stefano Deliperi -: un vero e proprio scempio, con una storia amministrativa travagliata e con vari punti oscuri, visibile a molti chilometri di distanza. Non certo giustificabile con la necessità di strutture ricettive che potrebbero trovare più consona ubicazione fra le tante volumetrie minerarie abbandonate nell'area di Nebida». La strada, insomma, che, come prevede anche la Regione, punta a recupero e valorizzazione dei siti minerari dismessi.
Il caso dell'albergo di Nebida è la punta dell'iceberg. Urbanistica sotto la lente fino al 2003
La Procura della Repubblica di Cagliari sta indagando sulla realizzazione di un albergo residence a Nebida, in seguito alle presunte irregolarità derivate dalle deroghe concesse dal consiglio comunale. Le deroghe, concesse nel 2003, consentivano di realizzare 12 metri cubi su metro quadrato e furono applicate anche in posizioni fronte mare. La società Porto Flavia srl, proprietaria dell'immobile, rischia di dover abbattere almeno due piani per cancellare le autorizzazioni concesse. Gli imprenditori di Domusnovas, che hanno costruito strutture ricettive in città e nella frazione di Nebida, potrebbero essere le prime vittime di un sistema che andava combattuto alle origini.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo