Il destino di una facciata divide da qualche settimana le due più importanti istituzioni che nel Nuorese si occupano di arte moderna e contemporanea, il Man e la fondazione intitolata a Costantino Nivola, che a Orani gestisce il museo dedicato allo scultore. La facciata è quella di un piccolo edificio su due piani di fine Ottocento, che la Provincia di Nuoro principale «azionista» del Man ha acquisito negli anni scorsi in piazza Sebastiano Satta (opera, come si sa, di Nivola) proprio per destinarlo all'ampliamento del museo, che sorge poche decine di metri più in là, nella via intitolata anch'essa al poeta nuorese. Nella stessa piazza un altro edificio, ben più imponente, sarà destinato al museo: ristrutturato un decennio fa per quello che sarebbe dovuto essere un albergo, è stato poi ceduto alla Provincia che ha deciso di riservarlo ugualmente al Man. Che qui intende realizzare mostre, laboratori, ma anche un punto di ristoro e un book-shop, esattamente come accade nei musei di tutto il mondo. Uno dei problemi che i progettisti della nuova sede, gli architetti Ignazio Caredda e Gianni Filindeu, hanno dovuto affrontare riguarda l'ingresso del museo, individuato per l'intero complesso nell'edificio più piccolo. E proprio qui è il nocciolo della polemica. È evidente che il portone (attualmente in alluminio anodizzato) di quella che era in origine un'abitazione privata non può diventare, senza alcuna modifica, l'ingresso di un'istituzione, per di più un museo che, nel caso del Man, accoglie decine di migliaia di visitatori l'anno. Dopo una prima ipotesi, i progettisti hanno così pensato all'ingresso come a un'unica apertura, larga poco più di sette metri e alta circa 2,70, con un atrio che dia un'impressione di continuità con la piazza e, all'interno, una vetrata che consenta al visitatore una visione d'insieme del nuovo spazio, sviluppato su un unico volume. Un intervento certo di stampo moderno, in una piazza i cui edifici hanno sostanzialmente un impianto primo Novecento, ma se si vuole minimalista rispetto ai tanti interventi contemporanei nei centri storici di qualunque città. La Soprintendenza ai beni architettonici, retta da Stefano Gizzi, aveva già dato parere positivo, ma l'ufficio urbanistico del Comune di Nuoro non ha approvato la variante in considerazione, evidentemente, della specificità di piazza Satta demandando la decisione al consiglio comunale. I lavori, che andavano avanti da oltre un anno, sono stati così sospesi. A rincarare la dose contro la proposta del Man è arrivata nei giorni scorsi una lettera di Ugo Collu, presidente della Fondazione Nivola, indirizzata al sindaco Mario Zidda e al responsabile del settore urbanistico. Collu manifesta «grande preoccupazione per le ventilate modifiche che si intendono praticare alle facciate», e definisce il progetto «gravemente lesivo della dignità storico artistica della piazza», «offensivo non solo per Nuoro, ma per i significati che essa rappresenta a livello nazionale e internazionale». Ma da dove nasce la protesta della Fondazione Nivola? Essenzialmente dal fatto, come Ugo Collu sottolinea più avanti nella lettera, che «l'orditura sequenziale delle case che stanno intorno non è pertanto pura cornice esterna, ma parte integrante della testimonianza a Satta che l'artista ha voluto con fine poesia installare nel suo monumento: di Satta rappresenta l'epoca, il gusto e la semplicità. Per questo non è una piazza con dentro un monumento, ma una piazza-monumento ». Il timore della fondazione che tutela e promuove l'opera di Nivola è dunque che le «ventilate modifiche introdurebbero elementi di destrutturazione e l'avvio di una morte certa della piazza. Non si capisce infatti come da questo momento si potrà impedire l'accesso ad altre legittime pretese di modifiche». A supporto della propria «totale opposizione», Collu accludeva il parere del comitato scientifico della stessa fondazione e dello storico dell'arte Fred Licht, già curatore del Guggenheim di Venezia, studioso che in passato ha collaborato con il museo di Orani: pareri, va da sé, fortemente critici sull'operazione. Un assist niente male, insomma, per l'ufficio urbanistico e per quella parte della giunta Zidda che vede negativamente l'intervento sponsorizzato dalla Provincia. E pensare che proprio il prospetto di quella facciata è finito, a mo' di esempio di integrazione tra un museo e il suo «tessuto urbano», sul numero di febbraio scorso di «Abitare», una delle più autorevoli riviste nazionali di architettura e design, a corredo di un servizio dedicato al Man e alla sua direttrice Cristiana Collu. La quale, in questa polemica che approderà presto in consiglio comunale, per il momento ha scelto la strada dell'understatement, lasciando al presidente del museo Tonino Rocca il compito di replicare alle critiche. «Il nostro obiettivo dice Rocca non è affatto stravolgere l'assetto della piazza creata da Nivola, ma al contrario rafforzare il concetto dell'intero spazio da vivere come un'opera d'arte, così com'era nelle intenzioni dello scultore oranese. Non è la nuova sede del Man a violentare l'assetto della piazza, al contrario è la piazza stessa ad entrare dentro il museo, attraverso una soluzione architettonica che dà il senso della continuità e della connessione. Mi dispiace che ci si ricordi di piazza Satta solo ora che si cerca di renderla effettivamente vitale con l'apertura di una sede del Man, quando per troppo tempo la si è lasciata in balìa del degrado, disattendendo la volontà di Nivola. Mi riferisco alla presenza delle auto, problema risolto solo di recente, o al suo appello perché tutte le facciate della case fossero dipinte di bianco (uno degli edifici più grandi della piazza è stato dipinto di rosa alla fine degli anni '80, ndr ). Per non parlare di altre discutibili ristrutturazioni da parte di privati. Ma credo anche di interpretare il pensiero di Nivola dicendo che egli non avrebbe mai amato una piazza museificata, che la città non riesce a vivere e sostanzialmente non utilizza, perché priva di qualsiasi genere di servizio ricettivo o culturale. A parte l'attività del museo, quella parete bianca potrà essere utilizzata per proiezioni durante l'estate o in occasione di mostre. A me pare che la Fondazione Nivola voglia condizionare, con un intervento così ostile, una decisione che ora spetta solo al consiglio comunale. Dai componenti di quest'ultimo mi aspetto un atto di lungimiranza: lo stesso che quarant'anni fa consentì a Nivola di realizzare la piazza, per la cui costruzione furono demoliti alcuni edifici della vecchia piazza Plebiscito. È un passo necessario perché piazza Satta finalmente cominci a vivere». Sin qui le principali prese di posizione su una polemica che è comunque destinata a salire di tono. Da una parte la Fondazione Nivola, che vede in un progetto di taglio certo contemporaneo, ma sostanzialmente limitato a un piccolo edificio, un oltraggio all'opera dell'artista di Orani. Dall'altra il Man, la realtà culturale più dinamica degli ultimi anni a Nuoro e in Sardegna, che chiede anche in nome dell'artista di rivitalizzare uno spazio sempre più astratto dal contesto cittadino. Con un intervento che non è certo innovativo come la piramide di vetro realizzata al Louvre nel 1989. Anche perché, strano ma vero, a Nuoro una copia in scala della piramide parigina c'è già, da alcuni anni, in pieno centro storico, ma nessuno ha mai gridato allo scandalo.