CAGLIARI. Sembra proprio che al presidente Renato Soru non piaccia molto l'investimento immobiliare da 222.900 metri cubi sulle dune boscate di Narbolia della società Is Arenas srl. Il "caso" era infatti ieri nell'agenda della giunta regionale, ma, dopo una lunga discussione, si è deciso di non decidere. Per il momento, dunque, ogni delibera è congelata. Al punto 19 dell'ordine del giorno dell'esecutivo era prevista «l'approvazione del piano stralcio di gestione del Sic ITB 032228». Cioé, Is Arenas. Evidentente, la lunghissima e intricata storia di questo investimento immobiliare in una zona di altissimo pregio ambientale, tanto da essere compresa nella rete dei siti di interesse comunitario, continua ad alimentare dubbi e riserve. E forse questi dubbi hanno ieri in qualche modo prodotto una riflessione interna alla giunta. Il dilemma di Soru, d'altra parte, non è solo di natura tecnico-giuridica, ma sicuramente anche politico. Il presidente, che ha fatto della tutela delle coste sarde uno degli elementi più qualificanti della sua azione politica, si trova infatti a dover sottoscrivere una vera e propria resa davanti a un progetto che è contestato duramente anche dall'Unione Europea. Di più, quasi sicuramente si arriverà all'incredibile paradosso che Soru, come rappresentante della Regione Sardegna, sarà chiamato a sborsare qualche decina di milioni di euro, come sanzione comminata dalla Corte di giustizia europea, per non aver saputo tutelare il Sito di interesse comunitario di Is Arenas. E il paradosso potrebbe diventare due volte irritante, se si pensa che, davanti all'apertura di un'eventuale procedura di responsabilità per un danno prodotto all'erario, la Regione si troverebbe ancora una volta sotto accusa. In estrema sintesi, la questione è questa: qualcuno non ha rispettato le direttive europee, deteriorando un'area protetta, ma non pagherà un centesimo. A pagare sarà invece la Regione. Cioé, la comunità. D'altra parte, durante il governo di centrodestra, esattamente nel settembre 2003, uno dei più alti funzionari del ministero dell'Ambiente, Aldo Cosentino, su indicazione del ministro di allora Altero Matteoli di An, aveva chiesto che Is Arenas venisse cancellata dalla rete europea dei Sic. Un caso senza precedenti. Cosentino firmò la richiesta, motivando l'iniziativa del ministero in un modo che apparve subito quanto meno discutibile. In estrema sintesi, sosteneva questo: Is Arenas doveva essere cancellata dalla rete dei Sic europei, perché la sua integrità era stata seriamente danneggiata dalla società Is Arenas srl e perciò le dune boscate non erano più meritevoli di tutela. In parole più semplici sarebbe come dire: tu società sei resposanbile del deterioramento dell'equilibrio ambientale e perciò ti premio cancellando i vincoli che impediscono la realizzazione del tuo investimento immobiliare. L'enormità contenuta in questo assunto non ha bisogno di dimostrazioni. Veniva infatti identificato il responsabile di un comportamento non conforme alle norme comunitarie e non solo non lo si sanzionava, ma addiritura lo si premiava. Era come un corto circuito logico, una negazione del rapporto fondamentale che regola le dinamiche di tutti gli ordinamenti: il principio di responsabilità sul mancato rispetto delle regole e la eventuale sanzione conseguente. Per limitare la brutta figura davanti all'Europa, la richiesta di cancellazione di Is Arenas dalla mappa dei Sic venne ritirata. Ma era ormai troppo tardi: come era prevedibile, la Commissione europea utilizzò proprio le argomentazioni del ministero dell'Ambiente per aprire un nuovo procedimento contro lo Stato italiano. Come dire: quelle argomentazioni sono la prova di un'inadempienza nel far rispettare le norme comunitarie. Tecnicamente si chiama "messa in mora complementare". La domanda è oggi questa: come è possibile che siano state rilasciate le concessioni edilizie? Il sindaco di Narbolia Francesco Firinu, in una nota inviata nei giorni scorsi al nostro giornale, ha dichiarato che tutto è in regola e che la società Is Arenas srl ha legittimamente ottenuto licenze e concessioni. E per dimostrarlo ci ha inviato il decreto presidenziale con il quale veniva respinto il ricorso presentato dagli ambientalisti del Gruppo di Intervento Giuridico, i quali sostenevano che il progetto doveva passare al vaglio almeno di una procedura di incidenza ambientale se non di valutazione di impatto ambientale. Dunque tutto in regola: il Consiglio di Stato ha espresso nel dicembre 2004 il parere che ha poi portato al decreto presidenziale, firmato il 6 maggio 2005, e il Comune era perciò pienamente legittimato a rilasciare le concessioni edilizie sulla base di un accordo di programma firmato nel 1997. Un accordo che, incredibilmente, è valido perché quello del Sinis è l'unico piano paesaggistico sopravvissuto all'attacco degli ambientalisti: sette vennero infatti "affondati" dal Consiglio di Stato e sei dal Tar. Il settimo restò in piedi perché non si trovò il documento che legittimava all'azione. E anche oggi, in questa storia infinita e intricata, c'è una stranezza. L'ennesima. E cioé, che gli ambientalisti non hanno mai ricevuto alcuna notifica e perciò non solo non sanno perché il loro ricorso è stato respinto, ma è stato a loro impedito, nei fatti, di ricorrere in Cassazione. Ma questi sono problemi che non interessano minimamente la Commissione europea. E Soru lo sa molto bene.