Probabilmente il tourbillon dirigenziale che doveva scuotere in Toscana le strutture dei Ministero dei beni e delle attività culturali si rivelerà poca cosa. Almeno sui nomi, perché da un punto di vista organizzativo tutto sarà da verificare. Lautonomia annunciata per lOpificio della Pietre Dure e la Biblioteca Nazionale Centrale dal sottosegretario Marcucci è al rush (per così dire) finale. Il ministro Rutelli ha apposto la firma ai decreti, che sono allesame della Corte dei conti. Intanto si lavora al toto-dirigenti. Tutti da rinominare, visto che così prevede la normativa per quelle sedi (praticamente tutte) sottoposte a riforma. A meno di clamorose sorprese, le ultime notizie dalle stanze romane danno praticamente certa una serie di riconferme: da Antonia Ida Fontana che guiderà la Biblioteca Nazionale nel transito allautonomia, a Cristina Acidini, sempre in sella al Polo museale, che diventa, a seguito dello smembramento della Soprintendenza ai beni storico artistici delle province di Firenze, Prato e Pistoia, a cui era a capo Bruno Santi, «Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Firenze». In pratica alla direzione del patrimonio museale statale (tutti i musei più importanti del capoluogo, se si esclude, ovviamente, il Museo archeologico) si accorpa la tutela dei beni mobili storico artistici della città di Firenze. Perché quello della provincia, di Prato e di Pistoia, vanno a creare con la precedente soprintendenza ai monumenti una istituzione mostre fin nella definizione: «Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici per le province di Firenze (con esclusione della città, per le competenze sui beni storici, artistici ed etnoantropologici), Pistoia e Prato - con sede a Firenze». A dirigerla dovrebbe restare lattuale soprintendente ai monumenti, larchitetto Paola Grifoni. É la sperimentazione toscana di cui si parlava: soprintendenze miste che accorpano ciò che nel resto dItalia si smembra. Con una verifica biennale dei risultati. Sono le famose «riforme a costo zero»: spostamenti di personale (sempre quello perché non si può assumere) e riorganizzazione gestionale evidentemente non hanno un costo. Nella natura delle cose la cessazione dellinterim alla guida dellOpificio delle pietre dure da parte di Cristina Acidini, già oberata dalla direzione del Polo Museale. Il maggior candidato a succederle è Bruno Santi, rimasto senza soprintendenza causa riforma». Anche se ancora non sono superate le riserve di chi non vede di buon occhio un direttore che fra un anno se ne andrà in pensione a guidare lopificio nella delicata fase di transizione allamministrazione autonoma. Così cè chi ventila la nomina di Santi a quello che è il cimitero degli elefanti dei dirigenti a fine carriera, la carica di ispettore ministeriale. Per chiamare allOpificio una candidata come Isabella Lapi Ballerini, finora alla direzione della Galleria darte moderna di Palazzo Pitti e vincitrice in attesa di nomina dellultimo concorso dirigenziale del ministero.