Riceviamo e pubblichiamo Egregio direttore, mi chiamo Tito Olivato, sono un insegnante di lettere e registro da qualche anno un aumento di allergie, di tumori alle vie respiratorie, di insofferenze a livello relazionale. Era giovedì 7 aprile del 1976, quando giunsi a Beata Giuliana, mi colpirono i campi che a perdita d'occhio segnavano il paesaggio fatto di case e palazzine a due o a tre piani, di stradine alberate, di viali affollati di biciclette vere padrone delle strade. Un luogo a misura d'uomo. Mi dissi che mi sarei trovato bene, un po' perché i ragazzi, allora avevo 14 anni, si trovano bene dappertutto e un po' perché la conformazione di Beata era quella di un "paese". Sì, un paese dove i tempi per la conversazione e per l'incontro erano presenti e i luoghi naturali per ritrovarsi a discutere non mancavano. Sotto un albero maestoso, testimone da anni alle discussioni in bustocco, presso una siepe ben ordinata, scenografia di incontri giovanili, sopra un prato sempre un po' consumato compagno di corse e schiamazzi fanciulleschi. Con gli anni novanta l'edilizia prese campo, in tutti i sensi. Saltano le logiche del quartiere e le norme dei piani regolatori, si pensa a costruire palazzi di quattro, cinque, sei piani; sono cancellati numerosi spazi verdi in nome di una conurbazione che portava Beata sempre più prossima al centro. Intanto il Sempione che fino agli anni Settanta presentava la ditta Tecnoresine Bustese, i supermercati all'ingrosso Onda Market e Profit Center, separati dalla Mizar e dalla Fragi, annoverava nel giro di pochissimo tempo molti esercizi che si succedettero repentinamente per presentare oggi quel panorama che tutti conosciamo: Arredamenti Rossi, Il Mobile, Il Labirinto, Sergio Tacchini, Mela Blu, Pittarello, Spizzico, Carrefour, Fitness, Toys, Scarpa e Scarpa, Media World, Santino. Una congestione di attività in meno di 400 metri. La storia dei nostri giorni vede pochi spazi verdi, costretti tra abnormi complessi e grandi vene di traffico, poche biciclette che si fanno largo a fatica tra macchine sfreccianti sul viale Stelvio che sarà privato di un patrimonio quantificato in 485 alberi! Mai è successo un fatto simile. Con buona pace del Sindaco che dice di avere a cuore il verde a tal punto che è nella sua "mission", mi pare che i dati raccontino l'esatto contrario: quattro viali rasi al suolo Marco Polo, Valle Olona, Stelvio e Borri. Il tessuto sociale rischia di cambiare oltre alla qualità dell'aria che negli ultimi tempi è oggettivamente peggiorata, basta considerare i miasmi presenti in zona Hupac dietro al Carrefour, lo smog percepibile non solo con il naso ma anche con gli occhi in diverse giornate dell'anno. Tutti dicono emergenza inquinamento e a Gallarate si rade al suolo piazza SanLorenzo avendo come affermazione risibile che 100 anni fa non vi era nessun albero nella stessa zona. E' vero, tuttavia 1 secolo fa c'erano migliaia di alberi in più e milioni di macchine in meno. A Busto, che aveva tenuto con la cura del verde e il divieto di fare costruire Ipermercati, si cede il passo all'abbattimento. Informandomi presso l'assessorato ho saputo che le piante sono malate, allora basta curarle. Di solito si fa così. Sentendo gli operai che tagliavano gli alberi di viale Stelvio in prossimità della Ragioneria, mi hanno detto che non tutti gli alberi sono malati ma ci vorrebbe più tempo nella cernita, nella adeguata potatura e pertanto si elimina tutto. Ricordo soltanto altri due dati in conclusione. Il caldo percepito aumenterà sensibilmente la prossima estate e l'aria respirabile sarà sempre meno unitamente alle aree di ristoro. Cui prodest? Non capisco e spero solo che il buon senso prevalga sulle logiche o sulle illogiche personali. Giovedi 20 Marzo 2008 Tito Olivato mailto:'ferrarienricalibero.it'
Cementificazione selvaggia: una lettera
Il testo è un articolo di un insegnante di lettere di Beata Giuliana, una città in Italia, che descrive la trasformazione del paese negli anni '80 e '90. Il paese era caratterizzato da campi, stradine e viali affollati di biciclette, ma con l'aumento dell'edilizia, le strade sono state rase al suolo e i spazi verdi sono stati eliminati. Il testo descrive anche la congestione di attività commerciali in un breve distanza e la perdita di spazi verdi, come il viale Stelvio, che è stato privato di 485 alberi. L'autore lamenta la mancanza di attenzione per il verde e l'inquinamento, e chiede che il buon senso prevalga sulle logiche personali.
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