E' ressa di competenze sulla tutela della necropoli punica di Marcello Madau S i può discutere a lungo di questioni complesse, e anche controverse, come la tutela del colle di Tuvixeddu a Cagliari, che ospita in piena area urbana una necropoli punica celebre in tutto il mondo, costituita da migliaia di tombe a camera. Ma il dato aspro ed esplicito dei danneggiamenti si sta incaricando di darci la giusta focale. Dopo la recente sentenza del Tar Sardegna l'allarme di archeologi, uomini di cultura vari e associazioni ambientaliste è stato immediato (tra di essi Giovanni Lilliu, Alberto Moravetti, Piero Bartoloni, Attilio Mastino, Marco Milanese, Simonetta Angiolillo, Alfonso Stiglitz) ed ha espresso mediante due appelli l'appoggio alla Commissione Regionale per il Paesaggio e forte preoccupazione per la sentenza e l'accresciuto rischio delle pressioni edificatrici sul colle. Ad essi ha cercato di contrapporsi, con aspra difesa della propria posizione su Tuvixeddu, isolata all'interno della Commissione Regionale per il Paesaggio, e appoggio alla sentenza del Tar Sardegna, l'ex-Soprintendente archeologo delle province di Cagliari ed Oristano Vincenzo Santoni, che ha criticato i firmatari degli appelli, ispirandosi un segnale, pur di involontaria comicità nientemeno che a Benedetto XVI («Nuova Sardegna» del 9 marzo scorso). Ma in questa sede mi preme soprattutto sottolineare un problema di indubbia delicatezza, e grande complessità, che sta attraversando queste tormentate settimane: sulla questione Tuvixeddu vi è un forte affollarsi e sovrapporsi di competenze e autorità varie sulla tutela. Chi deciderà, alla fine? Il segno è tradizionalmente associato alla presenza di monumenti fortemente a rischio, instabilità istituzionali ed anche a rilevanti interessi in gioco. Compresi quelli politici, perché siamo oltretutto in piena campagna elettorale e quindi nella previsione o attesa di nuovi assetti e incarichi istituzionali. C'è una tensione di intensità inedita, giuridica e politica fra istituzioni culturali ed istituzioni giudiziarie: la Magistratura, la Commissione regionale per il paesaggio (composta da esperti e Soprintendenti della Sardegna), il Comune di Cagliari; il «Codice dei beni culturali e del Paesaggio » che si sta modificando alle Camere, conduce allo stesso ministero dei Beni e delle Attività Culturali, al quale fa pur sempre riferimento la Soprintendenza Archeologica di Cagliari e Oristano, che ai tempi in cui firmava l'accordo di programma su Tuvixeddu continuava ad autorizzare, sempre a Cagliari, il grave intervento sull'Anfiteatro romano. Infine, mentre si attende il pronunciamento del Consiglio di Stato che ha una solida tradizione sui beni culturali - sempre su Tuvixeddu lo stesso Consiglio blocca prudenzialmente i lavori in corso, dopo che il Soprintendente Archeologo Regionale aveva appena dichiarato che le tombe di Viale S. Avendrace non correvano rischi, e forse ne correvano di più con l'interruzione dei lavori di cantiere. Tutto questo succede mentre in Sardegna le sedi della tutela istituzionale, per via dei noti accorpamenti delle Soprintendenze, vengono gravemente indebolite, con complessiva penalizzazione dei territori sassarese e nuorese. La situazione, assai confusa, non è per questo eccellente.