DAL NOSTRO INVIATO ENRICO BONERANDI VENEZIA Fu attaccato, deriso, e osannato. Intervistato dai giornali di tutto il mo n d o . D o p o vent'anni, e un periodo di stacco dalla politica quando il suo partito, la Dc, si dissolse, Augusto Salvadori, il nemico dei saccopelisti e dei torsonudisti (termini da lui stesso coniati) è ancora nella giunta veneziana a condurre la sua personale battaglia in nome del decoro della città. Pubblici appelli, decaloghi di buon comportamento, volantini distribuiti in 5 lingue, una squadra di volontari che girano per le calli cercando di convincere i turisti che mangiano sui gradini o fanno i propri bisogni a cielo aperto che così non si fa: «Non bisogna mollare mai», è la parola d'ordine dell'assessore, che una settimana fa si è rivolto al ministro della Pubblica Istruzione Fioroni chiedendogli di convincere le scolaresche a programmare le visite a Venezia in periodi «morti», come gennaio o novembre. Ricevendone un'alzata di spalle: «Non compete a me». Ma Venezia ha bisogno di ben altro per sopravvivere, e provvedimenti più concreti sono allo studio. Se è vero che in piazza san Marco non si bivacca più nel sacco a pelo, dal 1986, l'anno della prima battaglia di Salvadori, il numero dei turisti è quasi raddoppiato, con una crescita negli ultimi tre anni di oltre il 6 per cento e un trend che non è destinato a cambiare, con Paesi come Russia, Cina e India che si affacciano massicciamente sul mercato. Venezia è una città delicata, fragile. Sta scoppiando, anche se qualcuno fa finta di non accorgersene, come quegli albergatori che già si lamentano per una piccola flessione nelle presenze pasquali. Da sempre le amministrazioni discutono come metterci una pezza. Spesso solo annunciando misure subito bocciate o rimaste lettera morta. L'ultima, che ha già provocato sussulti, viene dall'assessore alla Mobilità, Enrico Mingardi. E cioè l'istituzione di una sorta di ticket di ingresso, parola tabù perché sembra discriminare ricchi e poveri e dà subito l'immagine di città-fortino. L'idea è di creare un city pass, che dia accesso anche a una serie di servizi, di costo variabile a seconda che venga richiesto per periodi di massima affluenza o di relativa calma. Il concetto portante è che le visite a Venezia vadano programmate e prenotate. Ne chiediamo conferma allo stesso assessore, che precisa: «Sono solo in corso degli studi. Poi dobbiamo trovare il concerto con gli operatori turistici». A ruota, una puntualizzazione del Comune: «La scelta dell'amministrazione non è certo motivata dalla volontà di fare cassa, quanto piuttosto dall'obbligo di organizzare i flussi turistici attraverso un sistema di controllo che consenta a residenti e turisti di vivere gli uni in una città abitabile, gli altri in un luogo d'arte unico al mondo». Insomma, avanti, ma con i piedi di piombo. Spiega Mingardi: «Stiamo applicando la telematica ai problemi della mobilità. Per monitorare puntualmente gli ingressi in città, via treno, autobus, nave. Dobbiamo evitare i picchi paradossali di presenze che si verificano più volte nel corso dell'anno. Confermo che non vogliamo solo riempire le casse per il Comune. Il numero chiuso è brutto, meglio studiare un sistema di prenotazioni. Quando c'è maltempo, d'estate, e non si va in spiaggia, dalle città costiere la gente si riversa su Venezia, provocando un caos indescrivibile. Questo non deve essere più consentito ». Già, ma come si fa? Si bloccano le vie d'accesso? In passato, a un accenno di provvedimenti restrittivi, alzarono subito la voce gli albergatori veneti, quelli che ospitano i turisti mordi- e-fuggi, che visitano Venezia e poi vanno a dormire a Padova o Treviso. Tre anni fa si avanzò l'ipotesi di una tassa di 10 euro per chi entrava in auto in città, un «lasciapassare oneroso». Restò solo sulla carta. In passato ci furono anche proposte ai limiti del folklore, come quella di vietare le serenate in gondola in certe ore della giornata perché disturbavano la navigazione dei vaporetti, e il solito Salvadori di suo suggerì che almeno si abbandonasse la classica «O' sole mio» per canzoni veneziane. L'anno scorso Veltroni, Domenici e Cacciari cercarono udienza nel governo per ripristinare in qualche misura una tassa di soggiorno, ventilando una sorta di «numero chiuso» per Roma, Venezia e Firenze e altre città d'arte, ricevendo dal vice-premier Rutelli un rifiuto netto. L'unica misura che esiste al momento è un pedaggio che deve pagare chi arriva a Venezia in pullman (graduato a seconda che il soggiorno preveda o no il pernottamento). Se i veneziani (65mila circa, in costante diminuzione, tanto che alcuni studi pronosticano per il 2030 la loro estinzione) sono sempre più in difficoltà, da tre mesi il Comune ha istituito una linea di vaporetti, tra la ferrovia e San Marco, a loro dedicati, e in qualche stazione ci sono pontili privilegiati, per evitargli le code. Ma è ancora poca cosa. Un referendum, promosso dal giornale Il Gazzettino , sull'opportunità di piazzare un ecopass sul Ponte della Libertà, ha visto una percentuale schiacciante (82 per cento) di favorevoli. «È tutto molto complicato, tenuto conto anche della lobby degli albergatori commenta l'exsindaco di Venezia, Paolo Costa A mio parere, bisogna procedere su vari fronti contemporaneamente. Basandosi su un dato di fatto: più di 15 milioni di turisti all'anno la città non li può reggere. Ci vuole un patto vero e serio: è inutile far progetti se poi si consente la creazione di nuovi posti letto. Partendo di qui, vanno governati i flussi. E l'unica via, non esistendo la bacchetta magica, è quella di andare verso un sistema di prenotazioni. Alternative non ce ne sono. Autorizzazioni pagate alla visita. Creare scalpore con proposte come quelle di Salvadori sulle gite scolastiche è un nonsenso. Cosa cambierà mai se 300mila ragazzi vengono qui a gennaio o a maggio, con milioni di turisti che premono?».
VENEZIA - Così la città fragile si difende dagli invasori
L'assessore alla Mobilità di Venezia, Enrico Mingardi, ha presentato un progetto per istituire un "city pass" che consenta ai turisti di visitare la città in modo programmati e prenotati, con un costo variabile a seconda della stagione. L'idea è di creare un sistema di controllo per gestire i flussi turistici e evitare i picchi paradossali di presenze. Tuttavia, il progetto è stato accolto con scetticismo dagli albergatori e dai residenti, che temono che la misura possa discriminare i ricchi e i poveri e creare problemi di accesso.
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