Intervista ad Alberto Asor Rosa "In campagna elettorale si parla poco di ambiente", denuncia il coordinatore della rete. Nel documento figurano consumo del suolo, tutela, rifiuti ed energia ROMA U n decalogo per ambiente, territorio e paesaggio. Dieci questioni - dal tumultuoso incedere del cemento alle politiche energetiche, dai rifiuti alla tutela dei beni culturali - che la rete dei Comitati toscani, nata dopo la denuncia dello scempio di Monticchiello, in Val dOrcia, ha messo a punto in questi giorni di campagna elettorale, imputando un po a tutti gli schieramenti un caduta di tensione. È un documento composito, che va anche oltre la scadenza del voto, una delle prime elaborazioni della vasta ramificazione di comitati che dalla Toscana si è estesa in altre regioni - le Marche, lUmbria, la Liguria, il Veneto, la Lombardia - coinvolgendo ormai parecchie migliaia di persone. «Partiamo dalla premessa», spiega Alberto Asor Rosa, che della rete è stato il promotore, «che lambiente, in un paese ricco di eredità, ma fragile e vulnerabile, è al tempo stesso un bene primario e un obiettivo primario. Detto in altri termini: è il metro di misura da cui far discendere la credibilità e la sostenibilità di ogni programma elettorale». E ciò non sta accadendo, a vostro avviso? «Assolutamente no. Qualcuno parla di ambiente e di territorio, ma sembra di ascoltare discorsi che stanno a distanze siderali dai problemi reali. Molti non ne parlano per niente». Un panorama desolante. «Nel quale, però, salutiamo con favore lapprovazione delle modifiche al Codice dei Beni culturali. Nonostante alcuni compromessi, dovuti al braccio di ferro fra il Ministero e le Regioni, la nuova versione del Codice contiene meccanismi chiari di protezione del paesaggio, sottraendoli al puro arbitrio comunale e regionale. Le battaglie condotte dalla nostra rete sono fra quelle allorigine di questo ripensamento». Voi siete favorevoli a un maggior accentramento delle competenze in fatto di tutela? «La protezione del paesaggio è un processo che riguarda tutti i livelli istituzionali, Stato centrale e Regioni. La Convenzione europea prevede che siano le popolazioni le protagoniste di questa attività, e non solo le popolazioni che risiedono in quei luoghi. Per dirla semplicemente: la tutela della Val dOrcia è una questione che riguarda anche chi abita in Sicilia. E lo Stato ne è garante. Lidea che a decidere siano solo i residenti o i politici del posto oltre agli interessi economici più immediati è aberrante. E lo è ancora di più quando si spaccia questo per partecipazione». Uno dei punti chiave del vostro documento è larresto del consumo di suolo. «Lespansione edilizia degli ultimi anni ha assunto proporzioni inimmaginabili. I dati dimostrano che è ormai scollegata da ogni esigenza abitativa. Noi chiediamo che prima di consumare altro suolo, per ogni bisogno che vada al di là di necessità sociali (le case per i giovani o per gli immigrati, per esempio) si riutilizzino strutture esistenti. Non si può spacciare per modernità la costruzione di seconde, terze e quarte case, di villaggi turistici abitati un mese lanno, di centri commerciali che paralizzano il traffico». Ma i Comuni sostengono che senza i soldi che incassano grazie a queste concessioni edilizie non possono andare avanti, non hanno fondi per gli asili o anche per pagare gli stipendi. «È un gioco perverso. Un cortocircuito. Da una parte si incassano soldi, ma poi si dilata sempre più il territorio urbanizzato per cui servono sempre più servizi. E ancora più soldi. La verità è che limprenditoria privata è in grado, anche nelle regioni amministrate dal centrosinistra, di imporre scelte urbanistiche ambientalmente distruttive». Un altro capitolo del vostro documento è dedicato alle grandi infrastrutture... «...che concorrono a modernizzare lItalia e a promuovere il suo sviluppo solo se inserite in una programmazione complessiva. E solo - mi permetta unosservazione apparentemente banale - se fatte bene: lItalia abbonda di infrastrutture mai terminate o che si sono rivelate del tutto inadeguate. La verità è che dietro alle spinte per realizzare le cosiddette Grandi Opere ci sono interessi di imprese. Prenda la vicenda dellAutostrada tirrenica, che la Regione Toscana vuole assolutamente realizzare rifiutando lipotesi di ammodernare e potenziare lAurelia. Noi chiediamo che venga rivista profondamente la Legge obiettivo e che torni la valutazione di impatto ambientale, che ora è limitata al solo progetto definitivo di unopera». Voi chiedete la valutazione di impatto ambientale anche per gli impianti che producono energia alternativa. «Certamente. Noi vogliamo promuovere le fonti energetiche rinnovabili, leolico, il solare, insieme a programmi seri di risparmio e di efficienza. Ma la condizione per realizzare impianti energetici è la loro compatibilità con lambiente e con il paesaggio. Intere zone della Toscana sono devastate da un uso improprio, fortemente speculativo, delle risorse geotermiche». Tutti i punti del vostro decalogo si sintetizzano in una richiesta: maggiore partecipazione. Non si rischia in questo modo di allungare i tempi di approvazione di qualunque opera? «Non confondiamo. Le lungaggini sono di ordine burocratico e amministrativo. Quello che chiediamo è che le associazioni e i comitati possano partecipare alle decisioni che sempre più frequentemente avvengono fuori della pianificazione ordinaria, al riparo da qualunque discussione o dibattito. Le scelte che riguardano stravolgimenti territoriali non possono essere prese nel chiuso di una stanza, lontano anche dai Consigli comunali o regionali, e poi comunicate ai cittadini interessati. Il nostro è un progetto di una democrazia territoriale partecipata».
Uniniziativa dei Comitati Toscani. UN DECALOGO PER IL PAESAGGIO
Alberto Asor Rosa, coordinatore della rete dei Comitati toscani, ha denunciato che in campagna elettorale si parla poco di ambiente. La rete ha messo a punto un decalogo per ambiente, territorio e paesaggio, che include questioni come il consumo del suolo, la tutela, i rifiuti e l'energia. Asor Rosa sostiene che il paesaggio e l'ambiente sono al tempo stesso un bene primario e un obiettivo primario, e che la credibilità e la sostenibilità di ogni programma elettorale devono essere misurate da questi fattori. Il decalogo della rete chiede maggiore partecipazione e partecipazione dei cittadini alle decisioni che riguardano le scelte territoriali.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo