Fra il Garda e il Tagliamento (con ulteriori propaggini non trascurabili nella contigua pianura friulana) quasi 4 mila antiche dimore sparse nella campagna, sulla riva dei corsi d'acqua, sulle pendici di dolcissime colline, testimoniano da secoli il fenomeno di storia, di arte, di socialità e di costume noto come «civiltà delle ville», II numero è impressionante: si tratta di una vera e propria «massa critica» che da l'idea di quanto sia complesso ed enorme lo sforzo di tutela, di conservazione, di recupero, di valorizzazione. Tanto più che una buona metà di questo straordinario patrimonio non si trova ancora sotto il rassicurante ombrello del «vincolo», il decreto che pone uni bene culturale sotto l'egida del pubblico controllo e lo sottrae ai rischi delle speculazioni e degli abusi di ogni genere. Da anni l'Istituto Regionale Ville Venete è in prima linea nella valorizzazione e nella difesa della sua «ragione sociale»; da anni si batte con puntiglio e decisione perché alle ville sia riconosciuto il valore e anche il ruolo che spetta loro. E oggi più che mai le condizioni sono propizie perché finalmente la consapevolezza (sempre alta) e l'operatività (soggetta alle incertezze delle norme e de finanziamenti) confluiscano in un'efficacia davvero capace il linguaggio alto della cultura e dei valori che non tramontano. Lo si è colto bene qualche sera fa, quando l'Istituto ha riunito politici, addetti ai lavori e giornalisti nella palladiana Villa Malcontenta per raccontare il suo 2003 e anticipare il suo 2004 a lume di candela, sotto le volte affrescate (Giambattista Zelotti) della «casa più bella del mondo» (lo hanno scritto gli americani, sempre bisognosi di classifiche: certo il fascino di quegli spazi è unico), il presidente Luciano Zerbinati e il direttore Maurizio Gasparin hanno messo a fuoco strategie, illustrato programmi, chiarito come per le ville venete la situazione, oggi, sia davvero interessante. È accaduto che un'azione politica per una volta adeguata alla realtà e culturalmente consapevole, senza condizionamento di schieramenti (il «bipartisan» che serve è questo... Alla Malcontenta c'erano i parlamentari Favaro, Zanettin, Rodeghiero, Campa, Colasio) abbia assicurato da alcuni anni a questa parte finanziamenti statali significativi e soprattutto certi, culminati nella recentissima legge 291 dello scorso ottobre, che assicura copertura per un quadriennio. È accaduto anche che sia stata realizzata un'alleanza proficua e lungimirante, che ha evitato di definire il fenomeno-Veneto come un fatto culturale imponente e importante ma isolato, e ha aperto invece promettenti collegamenti con altre «civiltà di villa» come quelle della zona Vesuviana o del Muscolo vicino a Roma. È avvenuto ancora che le sicurezze finanziarie abbiano permesso di rendere più agevole per i privati proprietari l'accensione dei mutui necessari ai lavori di restauro. Portata al 15 per cento la quota di prestito a fondo perduto, allungato a 15 anni il termine dei mutui stessi, ecco che la richieste sono praticamente raddoppiate. Se in precedenza le istanze di finanziamento erano una trentina all'anno, per un valore di 10-12 miliardi di vecchie lire, quest'anno si arriverà a sessanta, per un valore di 10 milioni di Euro. Così la mai conclusa battaglia per la difesa dei beni architettonici e artistici va ora affiancata con energia - lo ha ribadito Zerbinati - da quella per la tutela paesaggistica e ambientale. Discorso cruciale, evidentemente, nel Veneto dei capannoni e dello sviluppo frenetico e senza controllo, che il paesaggio negli ultimi decenni lo ha massacrato progressivamente e irreparabilmente, ma discorso che non si può più rinviare, pena la trasformazione di tanti capolavori in «ville mutilate», per quanto ben restaurate e conservate, a rischio di perdere la loro armonia e la loro «necessità» rispetto all'ambiente che le circonda. Ma l'azione dell'Istituto non è solo legata agli aspetti finanziari (concessione dei mutui) o all'intervento diretto nei casi in cui la Regione ha acquisito la proprietà di antichi edifici a rischio di abbandono (grandi e significativi interventi in base ai protocolli d'intesa con gli enti locali sono in programma nel Vicentino, in quest'ambito, per quanto riguarda la villa Dal Verme di Agugliaro e la villa Capra Barbaran di Carnisano: l'impegno complessivo assomma a 4 milioni di Euro). C'è tutta un'intensa attività culturale in senso lato, che comprende un vasto e articolato progetto editoriale (procede il catalogo di tutte le ville venete: nel 2003 è stato completato il «capitolo» veronese); la realizzazione di Cd Rom multimediali e Dvd (completato in collaborazione con il Cisa Palladio di Vicenza quello in tre dischi sulle ville palladiane); la realizzazione di un museo delle ville venete. Quest'ultima idea troverà la sua sede nelle Foresterie della villa Contarmi a Piazzola sul Brenta, intervento diretto dell'Istituto che dovrebbe completarsi l'anno prossimo. Il museo, il cui comitato scientifico di.portata internazionale verrà formato nel giro di qualche mese, sarà uno spazio espositivo permanente che da un lato focalizzerà la dimensione architettonica e paesaggistica (immagini, modelli, riproduzioni virtuali), dall'altro punterà l'attenzione su tutti gli apparati decorativi (con riproduzioni dei principali cicli di affreschi). La sinergia che si è messa in moto nell'interazione fra i politici e gli addetti ai lavori promette bene: mentre la soprintendente regionale Maria Teresa Rubin de Cervin assicura decisione nell'azione di tutela, l'assessore regionale alla cultura Serrajotto conia lo slogan «meno, capannoni, più attenzione per le ville», e i parlamentari si danno da fare con proposte di legge per le agevolazioni fiscali ai fini della valorizzazione (Rodeghiero) o contro la polverizzazione della proprietà (Zanettin). C'è anche l'idea di trasformare l'IRVV in Fondazione, con l'ingrèsso di soggetti e capitali privati (ancora Zanettin). Tutto può servire, purché alle idee seguano i fatti.