LIndiana Jones in gonnella "Io, tra i tesori di Hierapolis" ---------------------------------------------------------- «Dal 1965 scavo tra le rovine di Hierapolis, in Asia Minore, alla ricerca dei segreti dellantica città frigia. Una volta era più avventuroso, oggi è più facile e abbiamo anche lacqua calda e cuochi che cucinano per noi». Così larcheologa torinese Donatella Ronchetta, definita «una Indiana Jones in gonnella», racconta la missione del Politecnico in Turchia. Una ricerca che compie 50 anni e viene documentata in una mostra al Valentino. Da Torino allAsia Minore: larcheologa Donatella Ronchetta racconta oltre quarantanni di scavi e di scoperte nella città ellenistico-romana Abbiamo una grande tradizione di studiosi e ricercatori, molte grandi spedizioni sono nate qui in Piemonte Dal 1965 è partita tutti gli anni per Hierapolis di Frigia, il più importante centro di ricerca archeologica italiana in Turchia. Ha saltato solo quelli in cui sono nati i suoi tre figli. I collaboratori la definiscono scherzando «una Indiana Jones in gonnella», lei stessa ammette che in quella città ellenistico-romana dellAsia Minore, tra la necropoli, il teatro e la cattedrale, si muove ormai come a casa sua. Lei è Donatella Ronchetta, docente di Storia dellArchitettura antica al Politecnico di Torino e tra gli organizzatori della mostra per il cinquantenario della missione italiana a Hierapolis, che si inaugura domani nella Sala delle Colonne del Castello del Valentino. Mostra che intende mettere in luce il ruolo egemone svolto sin dai primi scavi proprio dalluniversità in cui insegna. Professoressa Ronchetta, come è iniziata lavventura? «Per me a metà degli anni Sessanta, ma già dal 1957 operava a Hierapolis Paolo Verzone, docente del Politecnico di Torino con la passione per lepoca paleobizantina e lAlto Medio Evo. Fu chiamato a insegnare a Istanbul, viaggiò a lungo e si imbatté nel sito di Hierapolis, in una zona dalle straordinarie bellezze naturali che conosceva dalle fonti storiche. Trovò in particolare un edificio costruito sul luogo del martirio di San Filippo e ottenne dal governo turco la concessione per aprire gli scavi. Verzone nella relazione iniziale parla di "un sito ora deserto": a cinquantanni di distanza i visitatori sono un milione e mezzo allanno». Fu Verzone a chiamarla? «Sì, seguii Verzone subito dopo la laurea in archeologia, anche se in realtà io ero allieva del professor Giorgio Gullini, il fondatore del Centro Scavi torinese. Ho lavorato nel sito di Hierapolis in vari cantieri, ma soprattutto nella necropoli, la più vasta dellAsia Minore, anche se a causa dei frequenti sismi sono poche le tombe rimaste intatte. Mi sono dedicata soprattutto allanalisi stratigrafica che mira a individuare le sepolture più antiche, in genere quelle a cumulo, precedenti allera cristiana quando, dal IV secolo, si seppelliscono i morti vicino ai luoghi di culto, come quel Marthyrion di San Filippo individuato proprio da Verzone». Continua a scavare? «Al momento siamo impegnati nella necropoli vicino alla Porta onoraria della città. Porta di cui si è ricostruita con esattezza la storia, poiché riporta una dedica allimperatore Domiziano fatta dallallora proconsole romano dAsia Giulio Sesto Frontino, nell84 dopo Cristo. Tra i miei impegni, la prossima estate, cè poi quello di individuare come era strutturato lattico che sovrastava quella porta, di cui abbiamo ricostruito gli elementi, senza capirne il funzionamento. È una ricerca, questa, finanziata dalla Fiat turca, Fiat Tofas, che ha in progetto di allestire questa mostra torinese a Bursa, nella sua sede espositiva allinterno di un hammam». Come è la vita dellarcheologo sul campo? «Adesso è più facile di un tempo, a parte il gran caldo. Abbiamo una casa, ognuno dispone di una camera, ogni due camere cè un bagno, usufruiamo di acqua calda grazie ai pannelli solari. Poi ci sono i cuochi, che hanno imparato persino a cucinare allitaliana, ma anche i piatti turchi non sono male. Oltre a noi del Politecnico, ci sono i rappresentanti di altre università italiane e straniere e di centri studi, dalla Norvegia alla Germania. Certo ci anima la passione e la consapevolezza che il lavoro da fare è ancora molto». Dallegittologo Schiaparelli al Centro Scavi per il Medio oriente di Gullini, fino alla centralità del Politecnico negli scavi in Asia Minore. Si può parlare di una scuola archeologica torinese? «Penso proprio di sì, e mi riferisco in particolare a Gullini, molto attivo nellex Mesopotamia, che fu il primo in Italia ad applicare le moderne tecnologie alla ricerca archeologica. Ora la sua lezione prosegue, una sua allieva sta operando in Iran, in un sito a sud di Teheran. Prima cerano stati i personaggi che hanno promosso grandi spedizioni sulla scia di quelle napoleoniche, come Antonio Marro, Ernesto Schiaparelli. Schiaparelli fu anche un grande studioso; prima di lui, nel 700, cera stato Vitaliano Donati, che in Egitto prese e portò via i reperti, senza approfondirne la storia». MEZZO SECOLO IN MISSIONE TRA I TESORI DELLA FRIGIA In mostra al Valentino le attività del Politecnico nel sito turco «Hierapolis di Frigia. Le attività del Politecnico di Torino nella Missione Archeologica Italiana». È il titolo della mostra che si inaugura domani nel Salone dOnore del Castello del Valentino, alla presenza del rettore Francesco Profumo. Inserita nel programma di celebrazioni in occasione del cinquantenario dellattività di scavi torinese in Asia Minore, è organizzata dal Politecnico, II Facoltà di Architettura, e dalla Missione Italiana a Hierapolis e promossa tra gli altri da Paralleli Istituto Euro Mediteraneo, con il patrocinio dellUnesco (Hierapolis-Pamukkale è stato inserito nell88 nella lista dei luoghi Patrimonio dellUmanità), dei governi italiano e turco, della Regione Piemonte e del Comune di Torino, oltre che dellOrdine provinciale degli Architetti. Nel percorso espositivo sono documentate le attività recenti del Politecnico nei settori del rilievo metrico, della storia dellarchitettura e della tutela e valorizzazione, fino agli interventi di restauro e musealizzazione. I resti archeologici e architettonici dellantica città, fondata in epoca ellenistica e sviluppatasi in epoca romana come uno dei più prosperi centri della provincia dAsia, costituiscono loggetto principale dellattività di ricerca della Missione. In particolare tra i grandi cantieri di scavo e ricerca si sono realizzati - e si documentano ora in mostra, tra pannelli e fotografie - studi delledificio del teatro nelle diverse fasi di trasformazione, delle decorazioni della cattedrale, dei processi di occupazione delle aree funerarie, della struttura di coronamento della Porta onoraria di accesso alla città. Si sono anche organizzati percorsi di visita, con riferimento alla ricostruzione dei disastrosi terremoti che hanno segnato larea nei secoli. Ogni anno partecipano alla missione, ora diretta dal professor Francesco dAndria dellUniversità di Lecce (ma il Politecnico torinese continua a svolgere un ruolo preponderante) 120 persone tra docenti, ricercatori, studenti, professionisti (lunedì-venerdì 9-19, sabato 9-13, fino al 4 aprile). (ma.pa.)