Dagli enti le vendite più pesanti ROMA fise La dismissione di 30-90 miliardi di euro di patrimonio immobiliare pubblico disponibile, spalmata nell'arco di dieci o quindici anni, può mobilitare nuove risorse per gli enti territoriali tra i 3 e i 9 miliardi all'anno: spetta a Regioni, Comuni e Province infatti la fetta più grande della torta delle vendite dello Stato perché gli enti territoriali rappresentano l'8o circa del patrimonio immobiliare pubblico, cioè 280 miliardi su 350 di valore di mercato. Trae questa conclusione la proposta su «come estrarre valore dal patrimonio pubblico» elaborata da un gruppo di esperti del Centro Studi della Fondazione Magna Carta, coordinati da Salvatore Rebecchini, attuale presidente del fondo per le infrastrutture F2Ì ed expresidente della Cassa depositi e prestiti. Il focus sul patrimonio dello Stato rientra in una proposta più ampia su produttività e sviluppo economico elaborata da Magna Carta, presieduta dal senatore di Forza Italia Gaetano Quagliariello, messa a disposizione per l'elaborazione del programma elettorale del Pdl e per la futura azione di governo. La premessa del rapporto sul patrimonio pubblico mette in chiaro che il patrimonio in grado di generare reddito, cosiddetto fruttifero, ammonta a 675 miliardi a valore di mercato e ha un rendimento dell'1 mentre il costo di gestione è del 2 per cento. «Di fronte a tale inefficiente utilizzo delle risorse, i margini potenziali di miglioramento sono considerevoli con due alternative: valorizzare eo dismettere», si legge nel rapporto. La valorizzazione per aumentare la redditività viene descritta come «un processo lungo, con benefici graduali» e gravata dal rischio che i maggiori ricavi «vengano destinati a finanziare nuova spesa corrente». Dalla dismissione per contro si ottengono «molteplici vantaggi»: si cedono asset che rendono l'1 e costano il 2; i proventi possono essere destinati o vincolati per spese di investimento, nuove infrastrutture, «in maniera da trasformare il capitale non strategico in capitale strategico». Gli strumenti finanziari proposti per la dismissione diretta sono due: il fondo immobiliare ad apporto (per il quale è ipotizzato il coinvolgimento di Bei, Cdp e istituti regionali di sviluppo) che si occupa anche della valorizzazione; le cartolariz-zazioni stile Scipi e Scip2 (realizzate «con discreto successo») finalizzate alla sola vendita. Nel rapporto di Magna Carta il patrimonio immobiliare degli enti territoriali in valore di mercato è ripartito tra Comuni per 227 miliardi, Regioni per 11 e Province per 29. Il patrimonio Asl è pari a 25 miliardi mentre l'Edilizia residenziale pubblica (Erp) orbita tra i 50 e i 70 miliardi. Nel caso di cessione degli immobili Erp, per facilitare l'accesso alla casa alla popolazione meno agiata, il rapporto ipotizza di destinare i proventi della dismissione alla costituzione di un fondo per erogare sussidi al canone di locazione, un "buono casa". I.B.