Via San Paolo Patteggiamento in appello. Resta l' ordine di demolizione La proprietà: è solo una tettoia. «No, è un nuovo piano» Cinquecentotrenta metri quadrati edificati all' ottavo piano, sopra i sottotetti appena recuperati In primo grado gli imputati condannati a tre mesi. I lavori bloccati dopo la denuncia presentata da un vicino Quella che per la difesa è solo una «tettoia aperta» per condizionatori e ascensori, per l' accusa è l' avviata costruzione, sopra un settimo piano recuperato dai sottotetti con 15 nuovi appartamenti, di «ben sette locali "tecnici" collegati da corridoi, disimpegni e finestroni: in sostanza un meraviglioso super attico su parte significativa dell' intera superficie dell' ottavo piano, corredato da terrazzi e giardini al piano, con impagabile vista sul Duomo di Milano distante solo qualche decina di metri». Tra leggi altalenanti e controverse applicazioni, dipende tutto dal punto di vista da cui si guarda due piani del palazzo di via San Paolo 1315, in pieno centro: il settimo, ricavato su 530 metri quadrati con i 15 nuovi appartamenti pensati all' inizio come mansardati e poi invece ad altezza costante grazie a una variante ammessa dal Comune, e l' ottavo piano con opere edilizie anche in cemento su 530 mq . L' occhio della difesa, affidato agli avvocati Antonio Bana e Lucio Decio, vi vede (dopo una domanda di sanatoria) «assolutamente non un "ulteriore piano", perché un piano, per avere rilevanza sotto il profilo urbanistico, postula l' esistenza di tamponamenti perimetrali, che nel caso di specie mancano del tutto»: lì, invece, ci sarebbe solo «un giardino pensile corredato da una copertura con pilastri e travi a formare verso il perimetro esterno una sorta di porticato condominiale». L' occhio invece della giudice Dorigo, che in primo grado aveva condannato tre imputati a tre mesi di arresto, vi vedeva invece «opere abusive, vere e proprie stanze dotate di muri perimetrali e tetto adeguati alla permanenza di persone, scheletro portante di una o più unità abitative residenziali, non portate ad ultimazione per l' intervento di un vigile sollecitato da un infastidito vicino». Alla fine, cioè nel processo d' Appello, a mettere tutti d' accordo è stata, mestamente, la spugna dell' indulto. Di fronte a una pena detentiva comunque condonata dall' indulto, la quarta Corte d' Appello ha infatti accettato il patteggiamento a prezzi stracciati concordato fra i tre imputati e il pg, al cambio di 18mila euro. Il prezzo di un metro quadrato in zona, verrebbe da dire. Ma la vera posta in gioco resta una piccola coda della sentenza d' appello: le due righe che confermano l' ordine di demolizione delle opere abusive (comunque le si definisca) costruite sopra il settimo piano e sopra i 15 appartamenti ricavati dai sottotetti. lferrarellacorriere.it Pagina 10