L' intervento Il rapporto tra la città e i luoghi della cultura è ambiguo. Milano si sta scoprendo una città anche culturale, ma è una vera scoperta? La cultura, certo, è tornata a essere parola rispettata e rappresentata. Per molto tempo non è stato così. Forse, perché la sua immagine veniva associata, subordinandola, ai dogmi religiosi, alle ideologie politiche, ai programmi dell' istruzione. La partecipazione alla cultura spesso avveniva in vista di valori che la trascendevano. Non di rado, strumentalizzandola. Adesso, forse, la cultura comincia a essere pensata come condizione incondizionata, sapere disinteressato, conoscenza non cumulativa, svincolata da esigenze immediate e spesso critica verso di esse. Per ripensare il rapporto tra la città e la cultura dobbiamo partire dai luoghi della cultura riconosciuti e rappresentati dalla città medesima, e vedere poi che relazione vi sia tra essi. I luoghi della cultura, come ad esempio musei, teatri, biblioteche, infatti, sono tali perché larga parte della loro offerta attiene a valori universali mentre quelli della città sono, come è giusto che siano, particolari. La cultura, come tutte le umane attività, non si può sottrarre dal problema della sua produzione, organizzazione e distribuzione. Ma ciò che fa sì che la cultura sia tale è la possibilità in essa di un pensiero critico e autocritico. Se la cultura presenta un nuovo modello di sviluppo alla città è perché essa è l' ambito nel quale l' abitare diviene esperienza etica. Se la città è il motore della modernizzazione il suo carburante è la cultura. I luoghi della cultura devono, perciò, debordare la città senza però uscirne completamente. Questo loro movimento produce eventi. E di questo la città si nutre. Introdurre quell' intervallo e quel silenzio nel divenire urbano significa sentire addosso, sulla propria pelle, e in un unico istante, tutti i secoli che quella città porta appresso. Ma come valutare l' efficienza e l' efficacia dell' offerta culturale? In che modo si rapporta la cultura ai suoi risultati in termini di utilità e produttività? Quali parametri assumere per misurare i confini tra la sfera culturale e quelle della politica o dell' economia? Come evitare che la cultura divenga la lusinga dell' industria dell' intrattenimento? Se si getta uno sguardo sul contesto in cui sono inseriti i luoghi della cultura, nei musei ad esempio, la qualità dell' offerta è ormai rilevata considerando anche fattori come il bookshop, il ristorante, i servizi informatici e didattici. E non meno importanti sono gli asset del territorio circostante in termini di sicurezza ambientale, parcheggi e connessioni alla rete pubblica dei trasporti. E allora perché le infrastrutture culturali non sono pensate (e amministrate) con gli stessi principi e obiettivi che invece riteniamo idonei e adeguati per i contenuti di quei luoghi? Parafrasando Walter Benjamin, come l' attesa sembra lo stato proprio del cittadino impassibile, così il dubbio appare essere quello dell' intellettuale. Il dubbio che la politica non creda alla cultura. Pagina 7