Nell' alto Medio Evo, quando ormai nessuno sapeva più apprezzare l' arte classica e capire i miti che essa rappresentava, molte statue bronzee furono fuse, ma lo «Spinario» (nella foto grande), una statuetta del I sec. a.C. alta 73 cm e conservata ai Musei Capitolini di Roma, fu sempre preservata e amata. Il pastorello era ritenuto un idolo pagano e, vista la sua nudità, veniva interpretato come la personificazione del Vizio, del peccato e della immoralità. Nel XVII e XVIII secolo fu identificato con il pastorello Marzio, effigiato per ordine del Senato romano in segno di gratitudine: aveva portato il messaggio affidatogli fermandosi a togliersi la spina dal piede solo dopo l' arrivo. Alla fine del XVIII secolo altri lo interpretarono come l' immagine di un vincitore dei giochi panellenici. Assieme al Marco Aurelio, è stata una delle prime statue antiche da cui si sono realizzate copie per le collezioni più prestigiose, come quelle dei reali d' Inghilterra e di Spagna. Oggi ne esistono sette copie fra cui una in marmo rinvenuta sul Palatino nel 1566 e acquistata dal cardinale Ippolito d' Este. Esposta a Mantova Pagina 15
Lo Spinario - Quel pastorello nudo tanto amato e copiato
Nell' alto Medio Evo, quando ormai nessuno sapeva più apprezzare l' arte classica e capire i miti che essa rappresentava, molte statue bronzee furono fuse, ma lo Spinario (nella foto grande), una statuetta del I sec. a.C. alta 73 cm e conservata ai Musei Capitolini di Roma, fu sempre preservata e amata. Il pastorello era ritenuto un idolo pagano e, vista la sua nudità, veniva interpretato come la personificazione del Vizio, del peccato e della immoralità. Nel XVII e XVIII secolo fu identificato con il pastorello Marzio, effigiato per ordine del Senato romano in segno di gratitudine: aveva portato il messaggio affidatogli fermandosi a togliersi la spina dal piede solo dopo l' arrivo. Alla fine del XVIII secolo altri lo interpretarono come l' immagine di un vincitore dei giochi panellenici. Assieme al Marco Aurelio, è stata una delle prime statue antiche da cui si sono realizzate copie per le collezioni più prestigiose, come quelle dei reali d' Inghilterra e di Spagna. Oggi ne esistono sette copie fra cui una in marmo rinvenuta sul Palatino nel 1566 e acquistata dal cardinale Ippolito d' Este.
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