Per ora, più che la Forza del Bello, titolo della grande mostra di arte antica che verrà inaugurata a Mantova, è stata la forza dei media a imporre l' attenzione su cinque opere negate piuttosto che sulle altre 120 in arrivo nelle sale di Palazzo Te. Mazara del Vallo non ha concesso il «Satiro danzante» mentre Reggio Calabria, dopo una trattativa estenuante, pare sia ora decisa a concedere il prestito delle sue quattro sculture. Martedì dovrebbe essere firmato l' accordo. Salvatore Settis, però, curatore della rassegna assieme a Maria Luisa Catoni, non si preoccupa. «Lo scrupolo dei conservatori dei musei può essere giustificato, non bisogna mai prenderlo come un' offesa personale. Continuo a pensare che le opere debbano essere mosse con grande parsimonia e solo per un progetto culturale importante. Evidentemente il nostro è stato riconosciuto tale perché è arrivato un numero sorprendente di opere da tutto il mondo, di quelle che non si prestano mai come, l' Apollo di Piombino del Louvre, un bronzo del I secolo a.C.». L' antico ci affascina ancora oppure a equilibrio, armonia e misura oggi preferiamo le deformazioni del brutto? «Vere entrambe le cose: cerchiamo in continuazione sia richiami all' antico, sia rotture di quell' armonia. Che lo vogliamo o no continuiamo a misurarci col mondo classico anche quando affermiamo di volerlo distruggere. Chi corre un grave rischio è invece la bellezza del paesaggio messa sotto attacco dalle colate di cemento e sono felice che mercoledì scorso il Consiglio dei ministri abbia approvato nuove norme proprio a difesa del paesaggio». Però con il Novecento è finita la grande caccia a procurarsi copie delle statue antiche. Perché? «In realtà forse è tornato il momento delle copie: l' enorme dipinto delle "Nozze di Cana" del Veronese nell' isola di San Giorgio è stato sostituito da una copia ad altissima tecnologia. Lo stesso è stato fatto con la battaglia di Alessandro Magno nel Museo Nazionale di Napoli o con il Perseo del Cellini in piazza a Firenze. Oggi l' uso delle copie è sostituivo invece che simbolico, però in Giappone c' è un enorme museo con 1300 copie di opere d' arte occidentale, fra cui la Sistina e la Cappella degli Scrovegni in scala reale, ed è visitatissimo». L' opera che il pubblico di Palazzo Te non deve perdere? «L' Apollino Milani, un kouros del VI secolo a.C. del Museo archeologico di Firenze che viene per la prima volta ricomposto con la sua testa proveniente da una collezione privata marchigiana. Un' occasione unica». Perché proprio Mantova come sede per la mostra? «Mi è subito piaciuta l' idea dell' interazione che si sarebbe creata fra le sculture antiche e la pittura rinascimentale di Giulio Romano che si rifà all' arte classica. L' intero Palazzo Te è impregnato di classicità e i Gonzaga hanno dato vita fra i primi al più sofisticato collezionismo di antichità». Che senso ha fare una mostra mentre i musei di arte antica sono vuoti? «Bisognerebbe riuscire a utilizzare le mostre per suscitare curiosità verso i musei, soprattutto quelli piccoli e periferici. Noi speriamo di offrire suggerimenti al pubblico in questo senso: per esempio visitare l' abbazia di Grottaferrata da cui viene la magnifica stele greca che si vedrà a Palazzo Te». La Forza del Bello, Palazzo Te, Mantova. Ore 919, ingr. 10 , dal 29 marzo al 6 luglio Pagina 15