Nel 2010 il Mediterraneo diventerà una sorta di zona di libero scambio. Evento che, come ogni passo verso la globalizzazione, potrà arricchire proporzionatamente le popolazioni coinvolte ma anche favorire lo strapotere dei forti sui deboli. Al di là dellentusiasmo di facciata, le prospettive non sono le più rosee: gli amministratori siciliani, troppo impegnati in risse da cortile pre-elettorali, non stanno predisponendo nessuna strategia complessiva in vista della scadenza e tutto lascia presagire che saranno soltanto le imprese del Nord (italiano ed europeo) ad approfittare - del tutto legalmente - dei nuovi mercati. Fedele allispirazione originaria, il Cresm di Gibellina (il Centro di ricerche economiche e sociali per lo sviluppo del Mediterraneo fondato da Lorenzo Barbera, uno dei più creativi collaboratori di Danilo Dolci) progetta e mette in esecuzione strategie che possano enfatizzare i vantaggi e ridurre al minimo i risvolti negativi di questo processo attivato dallUnione europea. «Partecipare», rivista reperibile gratuitamente in internet (www. cresm. it) e anche su carta, aggiorna sui progetti dellassociazione senza fini di lucro: ma almeno le vicende di uno di questi progetti meritano dessere segnalate. Lidea originaria è, nella sua semplicità, geniale: sconvolgere lassunto che debbano essere solo gli europei a visitare da turisti lAfrica e promuovere una corrente inversa. Più precisamente: favorire il turismo tunisino in Sicilia alla riscoperta delle radici arabe. Ma questa è, per così dire, la seconda fase. Per renderla possibile è opportuno, come spiega lattuale presidente del Cresm Alessandro La Grassa, realizzare in Tunisia interventi per attivare processi di sviluppo sostenibile e di cooperazione solidale, attraverso il riconoscimento delle diversità culturali, la conoscenza e il rispetto della dimensione locale, lo studio dellimpatto sociale del turismo di massa, spesso invasivo e distruttivo. A tale scopo è fondamentale attrezzare le popolazioni tunisine sia dal punto di vista logistico (incrementando la disponibilità di letti anche attraverso i bed breakfast gestiti da famiglie) sia, ancor più, dal punto di vista mentale: diffondendo la convinzione che «il turismo - se turismo consapevole, responsabile e sostenibile - rappresenta il primo strumento per far incontrare, interagire e conoscere realtà socio-culturali diverse, in unatmosfera gioiosa, rilassante, piena di curiosità da un lato, e di ospitalità dallaltro». Si sono attuate le prime iniziative nella regione di Medenine (e, in particolare, nel capoluogo Zarzis, cittadina della costa meridionale della Tunisia, al confine con la Libia, di fronte allisola di Djerba), provando a costruire i primi nodi di una rete turistica capace di interconnettere realtà produttive (olivocoltura, pesca, artigianato) e patrimoni culturali (siti archeologici, luoghi di rilevante bellezza naturale, tradizioni gastronomiche a rischio di estinzione). Purtroppo le idee migliori arrivano di solito troppo presto rispetto ai tempi della politica e della burocrazia. Alcuni operatori siciliani dicono che le strutture diplomatiche non offrono grande aiuto. Per i turisti tunisini, in ossequio alla legge Bossi-Fini, è poi difficile ottenere i visti. È lo spreco di unoccasione di sviluppo economico per la Sicilia che potrebbe costituire una meta per lemergente ceto medio nordafricano.