La "Settimana", occasione per fare un bilancio della cultura. "Senza fondi è difficile tutelare la bellezza" Emiliani: cè poco da far festa Guglielmi: solo una bella vetrina "Se uno degli indici decisivi è la lettura, la situazione è sconfortante" -------------------------------------------------------------------------------- Ladri e gentiluomini, teppisti e mecenati, gli italiani hanno un modo tutto loro desser irriducibilmente in contraddizione con le leggi che si sono dati. Non contrari, ma contradditori. Così la Settimana della Cultura viene a cadere, con la sua «festa», in tempi che per lamministrazione della Cultura hanno ben poco di festoso. Spiega Andrea Emiliani, già Soprintendente ai beni storico artistici, direttore di lungo corso della Pinacoteca di Bologna, che «di fronte alla demolizione delle Soprintendenze, non saprei davvero cosa dire: vengono demolite e ironicamente sovraccaricate di compiti e obiettivi». Lesempio più eloquente di «demolizione», lo indica Anna Stanzani, responsabile del Catalogo presso la Soprintendenza di via Belle Arti: «Il Ministero ci ha chiesto lelenco delle spese contraibili e lelenco delle spese non contraibili. Si evince che non contraibili sono le spese per le utenze: luce, combustibile, linee telefoniche. E contraibili sono tutte le altre: restauri, catalogo, mostre... «. Cioè tutte quelle che giustificano lesistenza delle amministrazioni locali del Ministero. Sembra un declino inarrestabile. «Si fermeranno - commenta Andrea Emiliani - solo quando tutto sarà distrutto». La Settimana della Cultura è una buona occasione per un bilancio: consente alle diverse istituzioni e istituti di misurare quanto musei e raccolte e monumenti siano entrati a far parte del paesaggio cittadino e dellorizzonte turistico. Ma per la cultura in Italia cè ben poco da festeggiare, e lo pensa anche lassessore Angelo Guglielmi: «La Settimana del Ministero è una bella vetrina. Ma ci vorrebbe ben altro impegno: la cultura è unaltra cosa, non sono visite guidate nei musei». «Sarebbe necessario - spiega - che il Ministero investisse, che prevedesse maggiori risorse in restauri, e per il Fondo Unico per lo Spettacolo, e maggiori risorse per leditoria. Se uno degli indici decisivi è la lettura, la situazione è davvero sconfortante: secondo le statistiche anche gli scolarizzati non leggono più di un libro allanno. LItalia è ricchissima di bellezza, ma anche di paesaggi devastati, di monumenti malandati. Ci sono poche risorse e quelle poche non sempre distribuite con il giusto criterio» La riforma del Codice Urbani, portata a termine dal ministro Francesco Rutelli con lintroduzione di regole radicali a tutela del paesaggio, è per Andrea Emiliani, «un atto finalmente impegnativo, lunico da molti anni a questa parte». Ma attribuire alle Soprintendenze, decimate nel numero dei funzionari e della disponibilità di risorse, poteri vincolanti da esercitarsi entro 15 giorni, anziché 60 come in precedenza, è «un grottesco continuo». In una città come Bologna, dove il conflitto tra la Soprintendenza di via IV Novembre e lamministrazione comunale è permanente, lo è ancor di più. «Ma sul paesaggio adesso dovranno andare daccordo: la legge lo precede». Paesaggio significa anche infrastrutture e cantieri? «Sì. Fino a ora è una battaglia dei poveri. Sono demolite le Soprintendenze, ma anche lamministrazione comunale è economicamente semidistrutta» Non è una vicenda astratta. La legge indica nelle Soprintendenze le sentinelle della tutela della bellezza esistente. La guardia si fa in due modi: restaurando e vincolando. Per restaurare servono risorse, per vincolare servono professionalità e competenze. «Per virtù degli ultimi rimasti sulle mura - continua Emiliani - si riuscirà comunque, anche senza una lira, a dar vita a mostra straordinarie come quella del Basoli allestita dallAccademia in Pinacoteca, che è un gioiello assoluto nato dal nulla, o quella in omaggio a Corrado Ricci, allestita a Ravenna. Il problema sono invece i grandi cantieri. La speranza è che leconomicismo stupido che domina il terreno della tutela e della conservazione dei monumenti venga meno, prima della completa distruzione. Diversamente i turisti scapperanno, e sono la nostra unica risorsa. E a noi resterà soltanto Porta Stalingrado: perché lunico mulino economico che continua a girare è ledilizia».