Da Beccafumi a Gotta, a Giordano viaggio nella dimora mai vista Sveliamo quadri e affreschi della più misteriosa famiglia fiorentina Il complesso di via Zanetti rientrò nellintricata vicenda della eredità Bardini -------------------------------------------------------------------------------- Il museo che non cè per ora ha una facciata sbrecciata che si apre su via Zannetti 8, a due passi da Via de Cerretani. Lingresso è chiuso da un cancello in ferro battuto, da cui si intravede un cortile adibito a cantiere. La visita ai 5 mila metri quadrati di Palazzo Martelli inizia da qui, tra i lavori in corso sui due cortili interni. La rinascita di questa antica dimora di famiglia, destinata a diventare museo aperto alla città, è iniziata da tempo con il recupero del piano terra, dove è stato installato un moderno ascensore e dove sta per essere completato il restauro della grande sala da bagno: un salone completamente affrescato con alberi, ninfe e zampilli di fontane, intorno alla vasca in marmo incastonata in una grotta. Le due funzionarie della soprintendenza, la direttrice Monica Bietti e la responsabile dei lavori Fulvia Zeuli, ripercorrono la complesse vicende del palazzo, mentre dallo scalone monumentale saliamo al piano nobile che ospita la galleria dei dipinti, rimasta più o meno comera a fine '800. Cinque sale con le pareti tappezzate di seta rossa, verde e gialla, che raccolgono una straordinaria collezione di capolavori: tavole di Piero di Cosimo, Beccafumi, Francesco Francia, pittori fiamminghi, tele del '600 e '700 fiorentino e romano appartenenti alla «Galleria Martelli», una delle ultime collezioni private riamaste a Firenze a testimoniare la continuità di una famiglia dal 1400 al 1986, anno in cui lultima discendente di casa Martelli, Francesca, è morta donando tutto alla Curia o Seminario fiorentino. Il lascito è poi passato allo Stato e quindi alla città nel '99, allepoca dellex soprintendente Antonio Paolucci ministro dei Beni culturali: grazie alla transazione delleredità Bardini, lacquisto dello "Stemma Martelli" di Donatello, pagato 17 miliardi e mezzo alla Curia, si portò dietro anche il palazzo storico e la collezione ora notificata. Quel che resta degli arredi dellantica famiglia è ben visibile soprattutto alle pareti: «Non cè più nulla degli oggetti duso della casa e della famiglia, né piatti, né argenteria, né tovaglie, abiti, accessori o altro - spiega Bietti - Sono rimasti solo la quadreria e alcuni mobili. La gente vocifera che già quando lultima erede era in vita, le vendite erano incessanti: si vedevano i camion portare via di tutto e gli antiquari fiorentini far la coda fuori dal cancello». Già la visita alle sale della quadreria denuncia lassenza di alcuni dipinti: la tappezzeria slavata e più chiara, fa notare gli spazi dei quadri mancanti. Quanti? «Ne mancano una decina - prosegue Bietti - Altri ancora li conserviamo in cassaforte. Ma stiamo studiando con cura larchivio di casa Martelli e per ricostruire tutta la storia». Alle pareti le tele di Luca Giordano, Salvator Rosa, i dipinti che celebrano i matrimoni della dinastia Martelli. Ecco i due Beccafumi, nella terza sala due Bruegel il Giovane, un altro dipinto «recuperato recentemente sul mercato antiquario dai carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio» precisa la funzionaria. Opere e sale raccontano la ricchezza antica della famiglia vicina ai Medici, con «banco» a Basilea, la magnificenza del mecenate Roberto Martelli, per cui lo stesso Donatello eseguì lo stemma di famiglia e un «San Giovanni Battista» (acquistato dallo Stato nel 1913 e oggi al Bargello), e ancora altre committenze e acquisti dei discendenti, testimoniate da ritratti e da dipinti di Volterrano, Suttermans, Sagrestani, un bassorilievo di Mino da Fiesole. Un ricchissimo museo che aspetta di essere aggiunto a quelli già esistenti, di essere aperto al pubblico. E un palazzo con saloni da ballo e salotti, sorprese di contro-soffittature che nascondono «straordinari affreschi perfettamente conservati - indica larchitetto Zeuli - Ma per terminare i lavori, ci vorranno ancora tra i 7-10 milioni di euro, non sappiamo quando arriveranno i fondi, servirebbe lintervento di un mecenate per affrettare i recuperi». Intanto però si profila un appuntamento pubblico: «A settembre saranno aperti il salone da ballo e le sale annesse del primo piano con la scoperta del salone con gli affreschi dell800, assolutamente intatti, con i temi dellAmore profano recuperati in questi giorni. E sarà visitabile anche una parte del piano terreno» annuncia la direttrice Bietti. Il futuro disegna un museo moderno, con caffetteria e bookshop, sale espositive e per convegni su tutti i tre piani delledificio, fino al grande terrazzo - altana che si affaccia sulla cupola di Brunelleschi. Quando sarà pronto? «Se i fondi ministeriali arriveranno con regolarità, tra tre anni questo meraviglioso luogo sconosciuto di Firenze potrebbe essere restituito ai fiorentini» conclude Bietti.