Archivio storico Via Solferino 28 dalla parte del cittadino. Il caso Caro Schiavi, un disastro architettonico e urbanistico si compie nel centro della città e nessuno sembra poterlo contrastare. Non è una novità. Le costruzioni denominate «adeguamento dei sottotetti» nulla c' entrano con la realtà degli accadimenti. È nota la normativa che in questi anni ha permesso la distruzione della linea del cielo milanese attraverso l' interpretazione della legge regionale e i relativi modelli progettuali. Erano assurde le motivazioni dichiarate dai fautori. Dicevano di voler favorire l' edificazione nelle zone già fortemente urbanizzate invece dell' espansione nelle aree libere (e intanto mai come oggi è in ballo un' enorme quantità di interventi edilizi giganteschi in spazi aperti). Dicevano - e questa è davvero grossa - di voler permettere l' ampliamento dell' abitazione di famiglie residenti in spazi troppo angusti, soprattutto se presenti persone disabili. Roba da matti. Gl' interventi, dapprincipio più o meno coerenti al (falso) scopo originario di rendere abitabili spazi esistenti inabitabili per regola igienico-edilizia, sono diventati sempre più numerosi e pesanti: tutti riguardanti il cuore ambito della città e bei palazzi dell' Otto-Novecento, tutti rivolti non a modificare il tetto con mezzi contenuti per ottenere (ma non è un diritto!) determinate altezze medie interne, bensì decisi a rubare al già vessato cielo milanese fior di metri cubi d' aria per mutarli in potenti volumi edilizi, alias in superfici da 10 mila euro al metro quadro. Così possono sistemarsi felicemente le famiglie alle prese con la quarta settimana o col bambino in difficoltà a scuola perché mancano insegnanti di sostegno I risultati funzionali ed estetici di un' attività che è il vero affare d' oro per l' immobiliarismo in attesa della rendite dai nuovi grandi insediamenti voluti dal Comune fanno schifo, diciamolo chiaro. Non è più questione di sottotetti belli o brutti. Qui viene sconvolta la logica della cortina stradale, con le altezze conformi alla larghezza e le gronde allineate, viene distrutta la funzione urbanistica e la bellezza architettonica. Macché sottotetti: i palazzi presentano obbrobriosi rialzi verticali al di sopra del cornicione per ottenere di fatto, fregandosene dell' architettura sottostante, un nuovo piano; semmai il falso sottotetto è il nuovo attico al di sopra, prezioso e non costoso raddoppio volumetrico. Come pagar uno e prender due. Macché sottotetti: indipendente da riferimenti alle norme, il progetto attuale consiste nel sopralzo della città di uno, due piani. Come nel primo dopoguerra. Allora il decano degli architetti razionalisti milanesi, Enrico Griffini, denunciò il dominio «della speculazione con abusi di ogni genere a dispetto delle Soprintendenze, delle leggi, dei decreti Una licenziosa e babelica febbre costruttiva conduce questa città a imbruttirsi oltre ogni previsione perdendo tutta la sua organicità e l' unitaria bellezza» (1948). Oggi è peggio. Perché il silenzio della cultura milanese? Perché tace anche la Facoltà di architettura, sede riconosciuta del progetto sensibile ai contesti architettonici e sociali della città esistente? Lodovico Meneghetti Caro Meneghetti, la cronaca degli ultimi mesi si è riempita di denunce per crepe nei muri, infiltrazioni d' acqua e piccoli crolli dovuti al sovraccarico dei sottotetti e alle perforazioni ravvicinate per i parcheggi. Chi lo fa rilevare viene etichettato come fautore dell sindrome di Nimby («non nel mio giardino»). Con questa logica sta passando di tutto, di più. Non ho conosciuto Griffini, ma Antonio Cederna e condiviso ogni sua denuncia sulla brutta Italia. Ci mancano entrambi. gschiavircs.it
MILANO - il silenzio degli architetti sui sopralzi di Milano
Il testo denuncia la distruzione del cielo milanese a seguito di costruzioni inadeguate e urbanistiche. Le normative regionali e i modelli progettuali hanno permesso la distruzione della linea del cielo, favorendo la speculazione edilizia. I progetti attuali consistono nel sopralzo della città di uno o due piani, senza rispettare la bellezza architettonica e la funzione urbanistica. La cultura milanese è silenziosa e tace anche la Facoltà di architettura, che dovrebbe essere sensibile ai contesti architettonici e sociali della città. Le denunce per crepe nei muri, infiltrazioni d'acqua e piccoli crolli sono state ignorate e gli autori sono stati etichettati come fautori dell'sindrome di Nimby.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo