ROMA Bloccare il decreto Urbani sulla Biennale di Venezia. E' la parola d'ordine lanciata ieri a Ruma dal convegno annuale dell'associamone Gulliver trasformato, vista l'emergenza acuita dalla legge Gasparri, in una mobilitazione nazionale in difesa dell'autonomia dell'ente, messa a rischio dal decreto di riforma che prosegue a ritmi record nel suo iter palamentare. Sotto il titolo, «Fare cinema, produrre cinema, leggere cinema», la giornata di lavori si è trasformata in un grido d'allarme collettivo contro la stretta del governo nei confronti dei settori cultura e informazione. Di cui lo «scippo» della Biennale rappresenta l'ultimo tassello. E contro il quale il mondo del cinema e della cultura è pronto a mobilitarsi con una serie di manifestazioni a catena. Prossimo appuntamento il 12 dicembre a Venezia per un'assemblea generale indetta dalla Cgil e dal consiglio comunale. Il giorno dopo, 13 dicembre, appuntamento a Roma in Campidoglio - ore 17 - per un'assemblea aperta alla quale hanno già aderito tanti degli ex direttori dei vari settori della Biennale: Carolyn Carlson, Luca Ronconi, Achille Bonito Oliva, felice Laudadio - che ha lanciato l'iniziativa -Alberto Barbera, Giorgio Barberio Corsetti; ancora il 20 gennaio si terranno «Gli stati generali del cinema» sotto le insegne delle associazioni Gulliver e Articolo 21 e della Cgil a cui hanno aderito Passino, Bertinotti e Ruttili. Mentre sono già in preparazione «le giornate del cinema italiano» che, se il decreto non sarà bloccato, «prenderanno il posto» della Biennale come avvenne nel 73. Da registrare che ieri, alla commissione cultura del Senato che deve esprimere un parere sul decreto, perfino il relatore di maggioranza dì forza Italia Favaro «ha avanzato critiche e osservazioni di modifica del decreto sulla Biennale - fanno sapere Marcello Basso e Maria Chiara Acciarini, dei Ds - suggerendo al governo la possibilità di sopprimere la Consulta». Si apre uno spiraglio? Ieri la sala del Residence Ripetta era affollatissima. I grandi nomi del nostro cinema da Scola a Lizzani, da Pontecorvo a Monicelli, da Rosi a Giraldi; i parlamentari dell'opposizione da Vincenzo Vita e Beppe Giulietti a Titti De Simone; i rappresentanti delle associazioni: quella dei produttori indipendenti (Api), quella degli autori (Anac), dei sindacati critici e cronisti cinematografici (Sncci e Sngci). «Da mesi - dice Citto Maselli - questo governo si è concentrato sulla cultura: la legge Gasparri, il decreto delegato per la cinematografia nazionale, la riforma di Cinecittà holding con l'estensione e al tempo stesso la concen-trazione dei poteri. Infine quest'ultimo e francamente inaspettato progetto di riforma della Biennale». Un decreto, prosegue Maselli, «che prevede pericolose modificazioni statutarie, soprattutto il suo inserimento in una compagine di altre istituzioni, enti ed organizzazioni - tutte dirette da presidenti e consiglieri di nomina governativa - esplicitamente autorizzate a intervenire nei suoi indirizzi». La cosiddetta Consulta che terrà insieme Cinecittà holding, Scuola Nazionale di cinema, Triennale, Quadriennale ed liti. Ma tra gli articoli più allarmanti del decreto c'è poi, aggiunge Maselli, «quello che conferisce comunque al ministro "il potere di adottare atti di indirizzo". A suo insindacabile giudizio il ministro e dunque il governo, ha il potere di imporre le linee di indirizzo di quello che era 1'Ente autonomo». Di fronte all'allarme del mondo del cinema sono arrivate le «rassicurazioni» del sottosegretario ai Beni culturali Nicola Bono. Pronto a «garantire la possibilità da parte del governo di rivedere il testo del decreto», anche sulla questione, scottante, della Consulta. Vale la pena ricordare però, che proprio il sottosegretario di Urbani, mentre era impegnato nell'audizione in commissione cultura, aveva evitato di fare parola alcuna su quanto stesse accadendo in quelle stesse ore: il decreto, infatti, era appena stato approvato dal Consiglio dei ministri nel totale silenzio.