L'architetto ribatte a quanti hanno definito il suo progetto "uno sfregio per Conegliano" "All'inizio un buon cavallo fa sempre polvere": Parte da una metafora, l'architetto Boris Podrecca, per replicare alle critiche piovute sulle nuove "Torri", in via di realizzazione nell'ex area Zanussi. Il progettista riponde per la prima volta alle accuse: lo fa duramente, bacchettando Italia Nostra, forze di opposizione e, anche, gli architetti coneglianesi che non hanno "capito" il progetto.Professor Podrecca, cosa risponde a quanti hanno definito le Torri uno sfregio urbanistico? «Conoscendo l'ambiente coneglianese se qualche architetto ci spara contro che spari pure con la sua pistola a tappo! Quell'edificio nasce da un impatto prettamente ambientale, senza alcun compromesso mercantile. Per capirlo basta saper osservare con una certa sensibilità ed esperienza urbana. L'edificio lega, infatti, la parte costruita, finale della città, con l'area amena, verde e bucolica, non edificabile, sugli argini del Monticano».Forti dubbi sono stati espressi sul colore. Perché quel verde così "vistoso?". «Il verde riflette il luogo e la posizione di quell' importante edificio che si snoda come un meandro nel verde della città. Come nella natura non esiste un verde solo, così anche l'edificio, con le sue tonalità di verde, segue la strategia del mimetizzarsi e della mimesi in modo da generare uno stacco minimo rispetto alla cornice del verde naturale». Le "Torri" sono alte, con conseguenze secondo molti troppo impattanti in un'area già ad elevata "cementificazione. «Una falsa e spicciola posizione eco-ambientalista attribuisce, a priori, alla verticalità un ruolo di colpa assumendo posizioni retrograde e anti-innovative. E' così che associazioni protettive, che non conoscono né riflettono su esperienze qualitative moderne, sia italiane che europee, si esprimono con una certa faciloneria populistica e fanno da freno all'evoluzione dell'architettura rappresentativa del proprio tempo, definendole uno sfregio. Le Torri, una volta finite, saranno dei giardini alberati protetti da un grillage metallico. Con la propria verticalità funzioneranno da punti di orientamento, elementi di snodo rispetto al paesaggio limitrofo. Se qualcuno va a cercare, come un cacciatore di farfalle, la chiusura prospettiva sul castello, la troverà, come a San Gimignano, Lucca, Bologna, Pisa. E allora demoliamo le torri...». Da Italia Nostra è arrivata la proposta, per contenere lo "sfregio", di sopprimere almeno le sommità delle nuove torri. Che ne pensa? «Può darsi che in quell'organizzazione ci siano dei chirurghi esperti di amputazioni: un un'operazione di questo genere sarebbe assurda, priva di qualsiasi forma di cultura urbanistica e spoglia di orizzonti intellettuali».