Firmatari oltre sessanta parlamentari e sette capigruppo di maggioranza e opposizione Stanziati sessanta milioni di euro in tre anni. Bordon: «È importante che su un tema come questo ci sia una convergenza bipartisan di tutte le forze politiche». UN DISEGNO di legge per far tornare l'Appia la «regina viarum» che era per i romani. Non una colata d'asfalto ma un complesso di norme che tutelino e valorizzino la strada, da Roma a Brindisi. È questo quanto compreso in un disegno di legge «trasversale» che porta la firma di 66 parlamentari e 7 capigruppo di maggioranza e opposizione: primo firmatario il capogruppo della Margherita, Willer, seguito da nomi del calibro di Francesco Cossiga, Nicola Maccanico, Lamberto Dini, Giuliano Amato e Francesco D'Onofrio. Il disegno di legge prevede lo stanziamento di 60 milioni di euro in tre anni, considerata una «cifra comunque interessante» considerate le disponibilità attuali, e fa cardine principalmente su due princìpi: quello della tutela come condizione per avere degli incentivi e quello del protagonismo delle istituzioni che già esistono, Regioni, Comuni e Sovrintendenze. Contento dell'iniziativa, il capo della Soprintendenza Archeologica di Roma, Adriano La Regina: «È una legge innovativa per due motivi. Sotto il profilo culturale, perché da per la prima volta un riconoscimento normativo al monumento della via Appia nel suo complesso; e poi si interviene in applicazione di norme esistenti senza dover ricorrere a norme esistenti che richiederebbero secoli di procedure amministrative. E tutto questo senza togliere le garanzie a tutela dei cittadini». Che sul disegno di legge ci siano «le firme di tutti i gruppi parlamentari tranne uno» (evidentemente la Lega Nord) lo ha ricordato proprio il primo firmatario, Bordon: «È importante che su un tema come questo ci sia una convergenza bipartisan di tutte le forze politiche. Arriviamo con 120 anni di ritardo sulla prima iniziativa e sarebbe bene recuperare il tempo perduto. Quindi chiederò già alla prossima conferenza dei capigruppo un percorso accelerato per l'esame del provvedimento». Il «ritardo» cui ha fatto riferimento il parlamentare è riconducibile addirittura al 1887 quando i ministri Baccelli e Borghi proposero la creazione di un grande parco archeologico da Roma a Brindisi seguendo il percorso dell'Appia. In quel caso il progetto non fu mai realizzato. Oggi ci si riprova, coinvolgendo politicamente anche le istituzioni locali e tecniche delle regioni attraversate da quella che i romani chiamavano «regina delle strade»: Lazio, Campania, Basilica ta e Puglia. Parallelamente è stato elaborato un semplice logo per l'area archeologica della via Appia, ed è stato costituito un comitato civile aperto a Legarnbiente, Wwf e Italia Nostra che continuerà ad operare fuori dai palazzi su questa questione.
Appia Antica, una legge per tutelarla - La Regina: Norma innovativa
Un disegno di legge per tutelare e valorizzare la via Appia è stato firmato da 66 parlamentari e 7 capigruppo di maggioranza e opposizione. Il disegno prevede lo stanziamento di 60 milioni di euro in tre anni. Il progetto fa cardine su due principi: la tutela come condizione per avere incentivi e il protagonismo delle istituzioni esistenti, come Regioni, Comuni e Sovrintendenze. Il capo della Soprintendenza Archeologica di Roma, Adriano La Regina, ha espresso soddisfazione per l'iniziativa, che è considerata innovativa per la tutela culturale e per l'accelerazione delle procedure amministrative.
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