AMBIENTE Stefano Milani sull'"Unità" commenta con soddisfazione il nuovo Codice dei Beni culturali (a cui manca ora solo la firma del Capo dello Stato) sotto un titolo che recita: «La bellezza è un valore unitario». Un tema importante perché finora dibattito e polemiche si erano incentrate - non a torto - sui profili istituzionali ovvero il rapporto stato-regioni ed enti locali. Aspetto non separabile però dal merito ossia da cosa si intende per paesaggio. Milani al riguardo sottolinea che il nuovo Codice rispetto al vecchio, e grazie in particolare a Settis, ne allarga la concezione delineando non solo come depositario di «bellezza» naturale bensì come patrimonio di cui fanno parte la natura quanto l'opera dell'uomo. Dai monti ai borghi tanto per semplificare. Tanto è vero che più volte nel recente passato si era cercato - purtroppo senza successo - di integrare l'art. 9 della Costituzione per aggiornarlo sotto questo profilo. D'altra parte la vicenda del killer del pino marino che sta decimando le pinete soprattutto all'interno dei parchi conferma in maniera esemplare questo intreccio paesaggio-natura. Ma proprio per questo è sorprendente che neppure Milani dica qualcosa sul fatto che il nuovo codice sottrae - ad esempio - alla pianificazione dei parchi proprio il paesaggio. Insomma, mentre giustamente si sottolinea il passo avanti nella nuova concezione del paesaggio sancita dal Codice non si coglie l'incoerenza di questa norma che torna a scindere ciò che si è appena unificato. Si ritiene davvero che questo gioverà alla tutela del paesaggio?