. Tanto più grave in una città come Roma. È l'appello trasversale che vede insieme associazioni e singole personalità del mondo della cultura, della scienza, dell'università. E poi, ancora, ricercatori, artisti. Tutti scendono in campo a difesa dei beni culturali e ambientali che, con la Finanziaria 2004, rischiano l'alienazione a favore dei privati. Tutti saranno in piazza il 12 dicembre per chiedere il ripristino della normativa precedente che stabiliva l'inalienabilità dei beni statali e comunali, tranne nel caso in cui veniva meno l'interesse culturale e questi diventavano vendibili. «La nuova normativa invece lamenta Stefano Bianchi, segretario generale della Cgil di Roma e Lazio rovescia completamente la legge del 2000. Ora tutti i beni possono essere messi in vendita, A meno che non vi sia un tempestivo intervento delle soprintendenze competenti. Centoventi giorni è infatti il termine di tempo previsto, che ne decreti l'inalienabilità». Ma se, per il carico di lavoro o per carenza di organico, la soprintendenza in questione non esprime il parere entro il tempo prefissato, comunque troppo esiguo, il silenzio equivale a un assenso all'alienazione.