Che cosa hanno in comune il Caffè San Marco a Trieste e la Madonna in legno che sta nella chiesa di Santa Maria in Camuccia a Todi? Il Foro Romano e la poltrona disegnata da Gerrit Thomas Rietweld? Il paesaggio della Costiera amalfitana e la Madonna del Parto di Piero della Francesca a Monterchi?». A farsi queste domande è nientemeno che Antonio Paolucci, ex ministro e ora direttore dei Musei Vaticani, oltre che storico dellarte. Il professore sa benissimo che queste cose «hanno in comune il fatto che sono... beni culturali»; ma la domanda è più che giustificata, perché vuole invitare il lettore a trovare le risposte nelle successive 351 pagine del bel volume di Francesca Bottari e Fabio Pizzicannella I beni culturali e il paesaggio. Le leggi, la storia, le responsabilità in questi giorni nelle librerie per Zanichelli (euro 32,50). Il testo dei due autori, una storica dellarte che si occupa proprio di Didattica museale presso le SIS del Lazio e un docente di Filosofia alle superiori, viene a riempire un vuoto perché - sebbene nel nostro Paese si faccia un gran parlare di «beni culturali» -, nessuno si era mai preso la briga di tracciare non solo un percorso sullo sviluppo di questidea ma nemmeno aveva mai raccolto la normativa e le applicazioni che ne derivano. A differenza di quel che si potrebbe pensare (gli autori mi perdoneranno per linfondato sospetto) non è un libro noioso; anzi, è simpatico e divertente, facile da consultare e quanto mai pratico. Utile non lo diciamo nemmeno perché, adesso che è stato pubblicato, dovrebbe troneggiare su tutte le scrivanie dei funzionari del Ministero dei beni culturali. Non perché questi abbiano da imparare qualche cosa (i funzionari dei beni culturali come pure i Soprintendenti sono fra le persone più colte e preparate, storici dellarte che nulla hanno da invidiare ai colleghi delle Università), ma perché così potrebbero spiegare in maniera efficace e veloce a coloro che si avvicinano a questo mondo non solo che i beni culturali sono una ricchezza comune, ma che si tratta di un valore molto fragile, che va custodito con cura. Leggendo il libro si potrà finalmente comprendere che quelle che sembrano leggi e leggine prodotte da una mente perversa per creare inciampo al povero cittadino, sono in realtà presidi che servono a preservare la nostra identità culturale. Così a nessuno sarebbe venuto in mente di proporre un trenino a fianco del Duomo di Firenze, nessuno avrebbe potuto immaginare lo scempio che è stato realizzato dinanzi alla stazione ferroviaria di Siena e nessuno avrebbe potuto pensare agli svincoli stradali che avvolgono la città dAncona come le spire di un serpente di cemento. Un paesaggio non è fatto solo di alberi, è linterazione fra uomo e natura e - quando il primo sbaglia - i danni rischiano di essere irreparabili. Per questo è stato scritto il libro di Bottari e Pizzicannella. Un solo appunto, alleditore: le foto, a colori! Sarà per la prossima edizione.
BENI CULTURALI E PAESAGGIO - Povero Stivale se prende a calci il suo paesaggio
Il libro "I beni culturali e il paesaggio" di Francesca Bottari e Fabio Pizzicannella esplora il legame tra beni culturali e paesaggio. L'autore, Antonio Paolucci, ha scritto un articolo in cui chiede cosa abbia in comune il Caffè San Marco a Trieste, la Madonna in legno di Santa Maria in Camuccia a Todi, il Foro Romano e la poltrona di Gerrit Thomas Rietweld. Il libro risponde a queste domande e offre una guida pratica per comprendere il valore dei beni culturali e il loro impatto sul paesaggio. L'autore sostiene che i beni culturali sono una ricchezza comune e fragile, che richiede cura e preservazione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo