Con due decreti legislativi il Consiglio dei ministri ha approvato le disposizioni integrative e correttive del Codice dei beni culturali e dei paesaggio (Dlg n. 42 del 2004). Lapprovazione è avvenuta sul filo di lana, ormai in pieno clima elettorale. La caduta del Governo rischiava di vanificare il lungo e meticoloso lavoro di revisione, voluto dal ministro Rutelli e condotto da una commissione presieduta da Salvatore Settis. Sarebbe stato davvero un peccato, e soprattutto un gran danno per il nostro patrimonio culturale e paesaggistico, se non si fosse arrivati a questa parziale riscrittura del Codice. LItalia vanta una lunga tradizione di tutela dei beni culturali. Già al principio dellOttocento alcuni stati preunitari gettarono le basi della moderna legislazione in difesa del patrimonio artistico e storico, che si basa sul principio della sottomissione della proprietà privata (compresa quella di re, papi e nobili) allinteresse dello Stato. Lungo il Novecento si sono succeduti numerosi provvedimenti e leggi, fino al Testo unico del 1999 (varato dal governo di centro-sinistra) e al Codice del 2004 (varato dal centro-destra) che però già pochi mesi dopo, anche a causa delle polemiche sul decreto (specie sul paesaggio e sul perverso meccanismo del silenzioassenso), aveva avuto bisogno di alcune correzioni. La Commissione Settis ha consegnato al ministro il testo di riforma il 3 dicembre scorso e per sostenerne la rapida e incondizionata approvazione si erano mobilitate, con accorati appelli, le associazioni ambientaliste e di tutela come Legambiente, Fai, Civita, Wwf, Italia Nostra, Associazione Bianchi Bandinelli, Comitato per la Bellezza. Le modifiche, approvate in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 25 gennaio, erano poi dovute passare in Conferenza unificata il 28 febbraio e infine alle Commissioni di Camera e Senato il 5-6 marzo. Il confronto con le Regioni rischiava di ridurre la portata innovativa dei decreti: uno dei punti più controversi era infatti la competenza in materia di tutela paesaggistica, che secondo larticolo 9 della Costituzione spetta allo Stato, come anche ribadito da una recente sentenza della Corte costituzionale che rivendica al paesaggio un valore "primario e assoluto". Il ministro Rutelli, che appena insediato era stato investito dalla polemica sulle villette nel sito Unesco della Val dOrcia, ha voluto evitare lo scontro e così si è arrivati a definire regole certe e univoche per dirimere le competenze delle Regioni e dello Stato. Le prime redicono la pianificazione territoriale ma il secondo, attraverso il ministero, ha comunque lultima parola sul paesaggio. Un ruolo vincolante viene restituito alle Soprintendenze, che valutano in modo preventivo la conformità dellintervento ai piani paesaggistici. È questo un punto molto importante perché ridà potere e dignità agli organi territoriali dello Stato; ora bisognerebbe snellire gli aspetti burocratici e centralistici del ministero, dando alle Soprintendenze fondi adeguati e nuovo personale qualificato. Intanto la Legge finanziaria 2008 prevede uno stanziamento di 15 milioni di euro allanno per la demolizione degli "ecomostri" e il recupero del paesaggio. Le novità non riguardano solo la parte del Codice sui beni paesaggistici, ma anche quella che si riferisce al patrimonio artistico, archeologico, architettonico, etnoantropologico, librario e archivistico. In particolare le modifiche ribadiscono una verità tanto ovvia che la società capitalistica e liberista aveva ben pensato di far lentamente decadere, e cioè che i beni culturali non sono assimilabili alle comuni merci e vanno quindi rispettati in modo stringente gli accordi di controllo sulla circolazione internazionale, come del resto va perseguita ogni illecita esportazione dei beni garantendo la loro restituzione ai legittimi proprietari (una battaglia che ha visto Rutelli in prima linea), e va impedita la dismissione a scopi di profitto meramente economico degli immobili pubblici di rilevanza culturale. Appena i due decreti legislativi saranno in Gazzetta Ufficiale (manca solo la firma del Presidente della Repubblica) avremo un nuovo Codice dei beni culturali e del paesaggio, in grado di proteggere più efficacemente le testimonianze storiche e le bellezze naturali del nostro paese, contribuendo così a un maggiore senso di appartenenza da parte di tutti i cittadini. Perché è evidente che senza il vigile contributo di tutti, anche la più efficiente delle strutture statali (e la nostra non è certo tale) non può riuscire a garantire la preservazione del nostro immenso e sempre vulnerabile patrimonio culturale e paesaggistico.