SIENA - Tempi duri sul fronte ambientale e paesaggistico, il "dopo Monticchiello" ha prodotto effetti ben più più nocivi di quelli delle palazzine edificate nel sito Unesco capaci di smuovere perfino il ministro Rutelli. Ci riferiamo alle case-vacanza di Casole d'Elsa finite nel mirino della procura con dozzine di avvisi di garanzia, alla minaccia che incombe sulla rocca di Elci a Radicondoli. Ed è molto più di una voce l'inchiesta aperta dal magistrato su una lottizzazione nel bosco a Monticiano, vicino a Iesa. Ferite di cemento armato nei luoghi più rinomati della campagna senese, senza che la Soprintendenza ai beni ambientali e architettonici abbia mosso un dito, imposto un vincolo, avanzato una obiezione, In tanti si domandano il perché di questa latitanza dell' ente emanazione dello stato, chiamato a tutelare e sorvegliare le nostre ricchezze. "L'interrogativo può essere legittimo, - risponde il soprintendente ai beni architettonici e ambientali delle province di Siena e Grosse-to, architetto Giovanni Bulian tanto legittimo quanto semplice e sintetica è la risposta: non esistono vincoli paesaggistici al momento, se non quelli sul patrimonio boschivo che appartiene allo stato. Pertanto in caso di scempio o di abuso solo la procura ha i mezzi per intervenire". Certo, a cose fatte. Ma Sa prevenzione? "Il vincolo paesaggistico, laddove esiste, non impedisce la costruzione a meno che non si crei un vincolo indiretto, in un'area con determinate vocazioni. Ma questo va fatto a monte, a priori, a livello di programmazione, prima ancora che i Comuni giungano alla redazione dei loro piani strutturali e occorre una sinergia fra enti: fra Regione, Provincia, Comuni e Ministero". Monticchiello si poteva evitare? "Quella lottizzazione prende le mosse da lontano. Risale a diversi anni fa, quando in Comune si pensò che c'era bisogno di creare case per le giovani coppie, Insomma, dietro a quella progettazione esistevano motivazioni di natura socio-demografica. Poi è passato del tempo e oggi non è più come una volta, le evoluzioni sono rapide, mutevoli. I vecchi sfrumenti non sono più adeguati. Per quanto riguarda il coinvolgimento della Soprintendenza a noi fu chiesto solo il parere per le opere di urbanizzazione primaria e all'epoca demmo parere favorevole alla costruzione della viabilità. Solo successivamente abbiamo visionato i singoli progetti delle palazzine, discutibili certo, ma l'urbanizzazione era già stata concessa". Un errore legato alle lungaggini burocratiche? "Oggi le trasformazioni sono veloci, i rischi sono aumentati e quindi trascinare un progetto negli anni è sbagliato. Servono continue revisioni e gli sfrumenti per poter bloccare in tempo. Comunque, dopo il caso Monticchiello siamo arrivati ad ammettere che serve una co-pianificazione, che viene attivata a livello sperimentale in Toscana, fra i vari soggetti: Regione, Soprintendenza, Comuni e Provincia per la redazione del Pit". Cosa è il Pit? "Piano integrato territoriale, ovvero un grande disegno che lancia le linee generali a cui la Soprintendenza fornisce suggerimenti e imposizioni importanti, insomma osservazioni e vincoli determinanti. Un esempio: non si possono edificare case sui crinali, o in certe zone a margine della città verso la campagna. A Siena purtroppo, da questo punto di vista, esistono molte criticità. Aree con edificazioni urbane che non sono in linea con il paesaggio. Insomma, occorrono indicazioni per non ripetere errori e tutelare davvero la qualità. Si fratta di linee guida, noi le chiamiamo così, utili ad approfondimenti di indirizzo per chi opera nel territorio. Le presenteremo a fine aprile in occasione di un convegno a villa Brandi". Ma non esiste una prassi per cui i Comuni devono sottoporre al parere della Soprintendenza i nuovi progetti? "Il Comune dovrebbe sempre chiedere il nostro parere, sarebbe opportuno e efficace se noi potessimo agire in fretta. Ma la nostra carenza di personale non ci permette di rendere agevole e proficua questa collaborazione. Per questo abbiamo chiesto di allargare il numero degli ispettori onora-ri, da uno a sei. in questo modo si potrebbero avere controlli più capillari". Una sorta di vigili urbani del territorio? "Beh, più omeno". La Soprintendenza dunque potrebbe svolgere opera di controllo ma non può per mancanza di strumenti? "Purtroppo. Potremmo anche avviare una sorta di collaborazione con i carabinieri ma non possediamo la strumentazione adeguata per poterlo fare. Esistono i Gis, i controlli satellitari dei territorio ma noi non possediamo le attrezzature adeguate, avremmo bisogno di una strumentazione più moderna". Dunque, fatto il pasticcio la soprintendenza non può rimediare. Ma prendiamo il caso di Elci a Radicondoli: là esiste una minaccia che ha sei mesi di tempo per scoppiare. Cosa può fare il soprintendente? "il pasticcio è stato fatto molti anni fa. Se noi imponiamo dei vincoli adesso rischiamo di attivare il meccanismo dei ricorsi al Tar ed è una strada che si manifesta poco adatta. L'unica soluzione è quella di interessare la Soprintendenza ai beni archeologici per eventuali ricerche intorno alla rocca e solo questo ente può imporre, caso mai, vincoli incisivi". Dal primo maggio comunque cambia qualcosa? "Dai primo maggio i Comuni dovranno inviare i progetti alla Soprintendenza attraverso la Regione Toscana. I nostri uffici verranno ingolfati ma si attua finalmente una sorta di confrollo preventivo, inoltre dovrà essere seguita una procedura a monte che, se ben programmata, potrà evitare errori clamorosi come quelli già capitati. Prima il Pit, poi il Ptc, piano territoriale di coordinamento redatto dalle Province e solo successivamente i piani strutturali con i Comuni obbligati a seguire le nostre 'linee guida' che verranno accompagnate dai 'buoni esempi' e da un protocollo della qualità architettonica".