Oggi un Cda caldo, lo stesso governo si dice disposto a rivedere il decreto Tutti contro la Consulta Gli ex direttori in difesa dell'autonomia La "famigerata" Consulta di enti di controllo della Biennale sembra sul punto di sparire, dopo il pressing da destra a sinistra di questi giorni, anche se si cerca già un rimpiazzo. L'ammissione arriva non dal ministro dei Beni Culturali Vittorio Urbani, ma dal suo sottosegretario Nicola Bono, intervenuto ieri alle Giornate del Cinema Italiano, a Roma, sul decreto di riforma. «Il Governo ha detto Bono non ha mai preteso blin-dature del testo che, al contrario, è aperto a tutti i contributi soprattutto ovviamente provenienti dal Parlamento. In particolare sulla Consulta scientifica non ci sono obiezioni alla sua eventuale soppressione. E' bene chiarire, comunque, che l'intenzione del Governo era di facilitare il lavoro del Consiglio di amministrazione a coadiuvandolo con il parere di tutte le principali istituzioni, a livello nazionale, impegnate nella produzione e nella promozione di attività culturali, che avrebbero trovato nella Consulta un luogo di confronto e di lavoro comune. Se si ritiene che lo strumento della Consulta è inadeguato, rimane dunque da definire un organismo che possa svolgerne le funzioni e in questo senso il Governo proporrà quanto prima una soluzione». Intanto anche prestigiosi ex direttori della Biennale scendono ora in campo a difesa dell'autonomia dell'istituzione «gravemente minacciata dal decreto legislativo predisposto dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali Giuliano Urbani». Annunciano un'assemblea aperta per sabato 13 dicembre a Roma, in Campidoglio e si augurano che Moritz de Hadeln «venga riconfermato per il 2004» direttore della Mostra del Cinema «anche quale forte segnale di autonomia da parte del Consiglio di amministrazione della Biennale che si riunisce oggi». Uniti nella mobilitazione ci sono ex direttori della Mostra del Cinema come Felice Laudadio coordinatore dell'iniziativa Alberto Barbera, Gillo Pontecorvo, Carlo Lizzani; delle Arti Visive come Achille Bonito Oliva e Germano Celant; del Teatro come Luca Ronconi, Giorgio Barberlo Corsetti, Franco Quadri; della Musica, quali Bruno Canino e Mario Messi-nis; della Danza, come Caro-lyn Carlson e Frederìc Fla-mand; di Architettura come Massimiliano Fuksas e Francesco Dal Co, e sono in arrivo altre adesioni. Compito delicato dunque, quello del Consiglio di amministrazione di oggi che dovrebbe esaminare i programmi della Mostra del Cinema e di Architettura e, secondo quanto già annunciato dal presidente della Biennale Franco Bernabè, limitarsi a esaminare quello proposto da de Hadeln senza rinominarlo inviandolo poi al ministro, come da lui richiesto, perché sia Urbani a dire l'ultima parola. Una linea "burocratica", legata alla considerazione che tra pochi mesi il Consiglio, approvata la riforma, decadrà e con esso anche l'eventuale riconferma del critico svizzero. Ma, in nome dell'autonomia declinale della Biennale e degli impegni già assunti, ci sono consiglieri come Amerigo Restucci e Valerio Riva pronti a dare battaglia perché de Hadeln sia comunque nominato, continuando così a lavorare. Ma che la riforma di Urbani piaccia sempre meno, appare ormai chiaro. Dopo l'incontro con i parlamentari veneti del centrodestra che gli hanno espresso le proprie perplessità su alcuni punti della riforma, ieri anche in Commissione Cultura del Senato, che sta esaminando il provvedimento, è arrivato un altro segnale negativo da Forza Italia. Lo riferiscono il senatore veneziano dei Ds Marcello Basso e il capogruppo in Commissione Maria Chiara Acciarini. «In particolare spiega Basso il relatore di maggioranza Giampietro Favaro ha suggerito al Governo di considerare la possibilità di sopprimere la consulta, rilevando che "la sua istituzione rischierebbe di appesantire la struttura organizzativa della Biennale e inserirebbe soggetti estranei nella formulazione dei programmi e degli indirizzi"». Da parte sua, il presidente della Regione Giancarlo Galan ha inviato due lettere ai capigruppo di Forza Italia di Camera e Senato, ribadendo la sua posizione sulla Biennale e che «in quel decreto ci sono molte cose che devono essere cambiate e la strada è quella indicata dall'ordine del giorno unanime del Consiglio comunale di Venezia, primo firmatario Renato Brunetta». Anche i parlamentari Veneti dell'Ulivo e di Rifondazione esprimono soddisfazione per la presa di posizione sulla Biennale dei loro colleghi della Casa della Libertà e chiedono - oltre a una presa di posizione autonoma e netta da parte del Consiglio che si riunisce oggi l'abolizione della Consulta, della possibilità per il ministro di emanare atti di indirizzo sull'attività dell'istituzione e il fatto che sia garantito che la Biennale non possa essere svenduta a soci privati. Intanto ieri anche il Consiglio Provinciale ha votato in modo unanime un documento simile a quello del Consiglio comunale a difesa dell'autonomia della Biennale. Così hanno fatto il Senato Accademico e il Consiglio della Facoltà di Design e Arti dell'Iuav.
Biennale Non è un testo blindato promette il viceministro Bono
Il governo italiano è disposto a rivedere il decreto "Tutti contro la Consulta" che ha minacciato l'autonomia della Biennale. Il ministro dei Beni Culturali Vittorio Urbani ha ammesso che il governo non ha mai richiesto blindezze del testo, ma è aperto a tutti i contributi, soprattutto provenienti dal Parlamento. La Consulta scientifica non è stata oggetto di obiezioni. Il governo intende facilitare il lavoro del Consiglio di amministrazione della Biennale con il parere di istituzioni culturali nazionali. Se lo strumento della Consulta è inadeguato, il governo proporrà un nuovo organismo per svolgerne le funzioni.
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