Veti incrociati, tempi incerti, decisioni che rimpallano da Roma ai capoluoghi regionali. È la storia di molte infrastrutture del Nord-Est, strade interrotte dalla burocrazia. Come nel caso della Sequals-Gemona, della Valdastico sud, della A28, penalizzate da anni di ritardo per ottenere il via libera delle Soprintendenze per i beni culturali e ambientali ma anche per muoversi nel pantano dei ricorsi. A ricostruire il tortuoso iter procedurale di alcune infrastrutture del Friuli-Venezia Giulia e del Veneto è Bortolo Mainardi, architetto bellunese componente della Commissione infrastrutture e trasporti di Confindustria e già commissario straordinario in carica fino al giugno 2006 per le opere strategiche del NordEst. «Non solo per le grandi opere - spiega Mainardi - ma anche per tante progettazioni, i pareri delle c ommissioni per lAmbiente c delle Soprintendenze si sono trasformati in veri e propri veti sullopera in sé, o si sono dimostrati esagerati nella valutazione dellimpatto ambientale e fragili nella motivazione scientifica, come nel caso del Passante di Mestre, dei vincoli di Villa Combi e della ZPS di Salzano, imponendo delle varianti al tracciato costate ai cittadini 55 milioni in più». Partendo dal Friuli-Venezia Giulia, secondo Mainardi sono due sono le opere simbolo dei meccanismi farraginosi che pesano sulla costruzione delle infrastrutture: lautostrada A28 e la Sequals-Gemona. Il primo progetto di massima della A28 Portogruaro-Conediano risale al 1986. I tratti iniziali (fino a Sacile Ovest) sono stati realizzati in 10 anni. I problemi hanno interessato invece il collegamento Sacile ovest-Conegliano che dovrebbe vedere la fine nel 2010 (mancano gli ultimi 4,9 chilometri da Godega a Conegliano, i cui lavori stanno proseguendo). Tra tante vicissitudini, spicca quella per ottenere la compatibilità ambientale degli ultimi due lotti. Nel 1997 la concessionaria Autovie Venete ha presentato la richiesta, subito cassata dai ministeri competenti. Dopo diversi aggiornamenti e integrazioni, nel febbraio 1999 è arrivato il parere favorevole ma solo per il primo lotto (Sacile-Godega). Per il placet di entrambi i ministeri (Beni culturali e Ambiente) su tutto il tragitto si è atteso fino al 2003. Emblematico anche il caso della Sequals-Gemona. Afferma Mainardi: «Lavvio della progettazione di massima è del 1982, liter autorizzativo è ancora in corso. Mentre 19 Comuni con la Provincia e la Regione condividono il tracciato, il ministero per i Beni culturali obbliga la variante su 4,7 chilometri fino a snobbare la propria Soprintendenza regionale che dopo un sopralluogo, effettuato dal soprintendente Giangiacomo Martinez il 31 dicembre 2004, si era ravveduta di un clamoroso errore sulla reale localizzazione tra sud e nord del sito con presenze archeologiche. Dopo quella verifica il soprintendente di allora trasmise per vie gerarchiche, inutilmente, il parere favorevole sul tracciato nord». Tutto questo senza contare limpatto paesaggistico naturalistico medio alto (quando il tracciato voluto dalle istituzioni locali aveva un impatto medio). «E poi la variante a sud è più lunga e costa il 40 in più rispetto a quella nord». Anche in Veneto i problemi non cambiano. Nel caso della Valdastico sud, dopo le polemiche di fine anni7o ne] 2001 è stato presentato il progetto dalla società Brescia-Padova, che ha incassato parere negativo dal ministero per i Beni culturali. «Nel 2002 il progetto è stato ripensato - ricorda lex commissario - ma i pareri del Ministero e della Commissione Via sono stati ancora negativi. Nel 2003 il Consiglio dei ministri ha dato invece lok al progetto». Sono poi stati presentati io ricorsi e trascorsi due anni, nel maggio 2005, il Tar del Veneto ha annullato tutti gli atti. «Ma a ottobre dello stesso anno - aggiunge Mainardi - il Consiglio di stato ha rigettato i ricorsi accolti dal Tar. Morale: a fronte di pareri favorevoli di 22 Comuni, 4 Province e la Regione, la Soprintendenza insieme ad associazioni ambientaliste e comitati.ha ritardato i lavori per circa tre anni». Questi sono solo alcuni esempi che secondo lex commissario dovrebbero portare ad un ripensamento delliter autorizzativo dei progetti. «Fin dalla progettazione preliminare tutti gli attori dovrebbero essere coinvolti da subito nella partecipazione e condivisione, poi dovrebbe essere aperto una sorta di dibattito pubblico per un periodo definito in cui registrare tutti i suggerimenti utili al possibile miglioramento del progetto». Infine - secondo Mainardi - i pareri di Via e sui beni artistici e paesaggistici al progetto dovrebbero essere «obbligatori ma consultivi, e formulati nella Regione interessata allopera, non più a Roma». La cronologia dei disagi Principali criticità riscontrate nella realizzazione della A28 e della Sequals-Gemona in Friuli-V.G. e della Valdastico sud in Veneto. 5 anni I ritardi sullautostrada A28. Il progetto è stato avviato nel 1986.I problemi maggiori hanno riguardato il tronco Sacile ovest-Conegliano. Bocciata la richiesta di compatibilità ambientale di Autovie nel 1997, dopo un parere favorevole del fabbraio 1999 per il solo tratto Sacile-Godega, il ministero peri Beni culturali e quello per lAmbiente hanno data il via libera solo nel settembre 2003. 3 anni I ritardi sulla Sequats-Gemona. Avviato ne11992, il progetto si arena nel 2004 e fino al 2007 per lerrata localizzazione localizzazione di un sito di interesse archeologico. 3 anni I ritardi sulla Valdastico sud. Il progetto incassa lokdel Consiglio dei ministri net2003, subendo 10 ricorsi prima dei via libera del Consiglio di Stato nellottobre 2005. Conoscenza del territorio limitata dal turn-over «La A28 non è ancora stata completata. E questo nonostantela Soprintendenzaabbia gettato le armi di fronte afiepressioni della politica, autorizzando il tracciato degli ultimi lotti». Guglielmo Monti, da 17 anni soprintendente per i beni architettonici e il paesaggio perle province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso e da qualche mese soprintendente ad interim in Friuli-Venezia Giulia, non ci sta. E a chi vorrebbe semplificare liter autorizzativo perle grandi opere, risponde: «Lautorità centrale che rappresentiamo (il Ministero, ndr) ha il limite di non essere direttamente coinvolta nelle questioni locali, ma questo è meno vero per le Soprintendenze. Noi - spiega Monti - operiamo localmente e in più abbiamo un vantaggio: non dipendiamo dalla politica». Non tutte le soprintendenze, però, dimostrano di conoscere davvero il territorio. «Normalmente - racconta Monti - un soprintendente resta in unterritorio non più di cinque anni, ma per lavorare bene ne servono almeno lo. Io ho avuto la fortuna di rimanere nello stesso luogo per 17 anni, ma non è così ovunque. In Friuli-Venezia Giulia, ad esempio, la situazione è drammatica». Monti ha assunto un incarico ad interim dagennaio e fino al 31 marzo, incarico che sarà probabilmente prorogato per un anno. Prima di lui cera un soprintendente di Roma e questa situazione di precarietà dura da almeno cinque anni. «Sono anni che non cè un soprintendente stabile - conferma Monti -: un fatto che rende il lavoro più difficile». Illy: «Regole buone ma ora serve il silenzio-assenso» Unapplicazione puntuale della legge, che contempli il rispetto di tutti i passaggi previsti, e certezza nei tempi. Sono gli elementi chiave, secondo il presidente uscente del Friuli-Venezia Giulia, Riccardo Illy, per uscire dallo stallo in cui spesso finiscono progetti e cantieri. «Devolvere ulteriori competenze alle Regioni non è possibile, servirebbe una modifica della Costituzione. Dobbiamo chiederci - rilancia Illy - qual è il livello giusto per tutelare ambiente e paesaggio? Gli esempi diedilizia abusiva in Italia non mancano. La legge a disposizione in realtà è fatta bene. Prevede, a fronte di un parere negativo della Soprintendenza, che il provvedimento venga portato allattenzione del Consiglio dei ministri, Il problema è che questo non viene quasi mai fatto. Il Parlamento ha approvato una legge che il Governo non applica». La Regione lo sa bene perché ha tentato di sbloccare il braccio di ferro istituzionale sul progetto della Sequals-Gemona proprio con il ricorso al Consiglio. «Questo avrebbe permesso di avvalorare unavolta dipiù ilparere della Soprintendenza o di sostenere la tesi degli enti locali, mettendo fine alla discussione sul tracciato», aggiunge il presidente. Laltro fattore fondamentale per la progettazione è il tempo. «La mia proposta - aggiunge Illy - è di introdurre anche in queste tematiche il meccanismo del silenzio assenso. Se cè ad esempio una richiesta degli enti locali da sottoporre al Consiglio dei ministri (come nella SequalsGemona) e questo non viene fatto entro 60-90 giorni, allora si dia per buona la domanda della Regione o chi per essa. Invece in Italia esiste il silenzio diniego, un sistema che cancella ogni responsabilità». In Veneto il commissario straordinario del Passante di Mestre, Silvano Vernizzi, vedrebbe di buon occhio un decentramento delle competenze sulle autorizzazioni. «Non per tutto, ma ad esempio limpatto ambientale che viene valutato tramite Via nazionale perle grandi opere potrebeb essere sottoposto a una procedura di Via regionale, senza grandi differenze tecniche e con il vantaggio - spiega Vernizzi - che il territorio spesso conosce in modo più profondo le problematiche che lo riguardano. Più complesso e rischioso sarebbe delegare agli enti locali valutazioni in materia di beni culturali e architettonici». Secondo la Regione Veneto, oltre che sulle procedure, è necessario intervenire sulla cultura e la sensibilità rispetto alle grandi opere. «I problemi non vengono dalle Soprintendenze - fa sapere il presidente Giancarlo Galan - ma da una sottocultura politica contraria alle infrastrutture, diffusa nel Paese, contraria a forme di modernizzazione e pronta a vedere nelle grandi opere, opere del malaffare».
il Sole 24 Ore
19 Marzo 2008
SOPRINTENDENZE - Grandi opere bloccate dai veti
MA
Martina Milia
il Sole 24 Ore
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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