«Continueremo ad oltranza». Lassessore Antonella Freno ha voce limpida e spirito battagliero. Da otto giorni presidia il Museo della Magna Grecia, a Reggio Calabria, impedendo la partenza delle opere per Mantova. Allinaugurazione della Forza del Bello mancano 9 giorni Assessore, fino a che punto siete disposti a spingervi? «Proseguiamo ad oltranza. Sia chiaro però che noi contestiamo non il merito della mostra di Mantova, ma il metodo. Ovvero, lassenza di reciprocità e il provvedimento unilaterale del ministro. Reggio Calabria è pronta al dialogo con tutte le città dItalia e del mondo, in particolare con la città di Mantova che ritengo abbia una sua storia di dignità e orgoglio». La vostra è una protesta politica? «No. Prima ancora che una protesta, la nostra è una constatazione. Esiste un precedente». Racconti pure. «Abbiamo vissuto un episodio molto brutto il 2 gennaio di questanno, quando il nostro Apollo di Cirò, un acrolito marmoreo del V secolo a.C., è stato destinato al Princeton University Art Museum ed è partito per il New Jersey con un prestito di quattro anni rinnovabile per altri quattro senza che la città fosse contattata». Una brutta sorpresa. «Non solo, lApollo di Cirò è partito in virtù di un accordo siglato dal ministro Rutelli col Paul Getty Museum, il Princeton University Art Museum e collezionisti privati per la restituzione allItalia di alcune opere darte. Fatto sta che lamministrazione di Reggio Calabria non è stata sentita». A voler essere fiscali, il ministro non era però obbligato ad avvisarvi. «È vero, come amministrazione non abbiamo giurisdizione primaria su i beni del Museo, però cè unetica istituzionale da rispettare. Noi fondiamo la nostra politica di programmazione e sviluppo economico, turistico, culturale anche sulla presenza dei reperti della Magna Grecia». Insomma, la decisione del ministro è passata sulle vostre teste di amministratori. «Esatto, per cui il 4 febbraio abbiamo convocato un consiglio comunale e richiesto al ministero una concertazione istituzionale. Un tavolo basato sia sulla disponibilità da parte di Reggio Calabria al dialogo con tutte le realtà del mondo, e quelle italiane a maggior ragione, sia su una politica di scambi che possa concorrere a potenziare lofferta culturale complessiva». Avete ricevuto risposte? «Non cè stata la ben che minima volontà né di ascolto della città né dellordine del giorno fatto da un consiglio comunale. Ecco, la protesta sinserisce in questo orizzonte. Contestiamo latteggiamento unilaterale del ministro, che in cambio dei nostri tesori ha concesso ad altre città di avere i reperti ritrovati. I pezzi scambiati con lItalia non sono venuti in mostra a Reggio Calabria, da dove è partito lApollo di Cirò, ma sono andati altrove». Tornando al presidio, lei ha parlato di una manifestazione pacifica, ma gli autisti incaricati del trasporto delle opere a Mantova raccontano di aver subito delle minacce. Le risulta? «No, anche perché la protesta è cominciata come un sit-in istituzionale da parte dei consiglieri comunali. Mi permetto di escluderlo, a me non risulta». Che clima si respira a Reggio Calabria in questi giorni? «La città vuole ciò che le compete, niente di più. Reggio vuole avere i requisiti e i connotati di una città moderna inserita nei circuiti di scambio, ma non può subire atteggiamenti verticistici che la privano delle sue risorse. Le nuove politiche culturali si basano sulla consapevolezza e lo sfruttamento dellidentità in una visione di carattere strategico. Reggio è una città della Magna Grecia e il Kouros esprime la sua identità, privarne il museo, senza una concertazione e anche se in maniera temporanea, creerebbe una situazione di profondo imbarazzo». Non crede che la protesta di Reggio possa creare un precedente pericoloso? Se tutti facessero come voi, non ci sarebbero più mostre. «Evidentemente altrove non si è mai verificata una situazione del genere. Non credo che in altre città si siano chieste in prestito opere darte per otto anni senza concedere nulla in cambio, comè successo con lApollo di Cirò. Questo fa supporre una volontà di vera e propria spoliazione del Museo della Magna Grecia che peraltro è nazionale, non locale». Insomma, a che condizioni sareste disposti a sospendere la protesta? «Ribadisco, con la creazione di un tavolo istituzionale che porti a Reggio dei reperti in grado di incentivare il flusso di visitatori del museo nazionale. Naturalmente sulla base di iniziative di carattere strategico, non ci serve un pezzo in quanto tale. Per questo vorrei fare un appello». Prego. «Vorrei davvero che ci fosse lattivazione di uno scambio. Mi spiace constatare il silenzio della città di Mantova. Il mio collega alla cultura dovè? Possiamo anche parlarci, noi siamo persone di grande lungimiranza e profonda apertura».
REGGIO CALABRIA - Lassessore al Te: Senza nulla in cambio Reggio non molla
L'assessore di Reggio Calabria, Antonella Freno, ha preso posizione contro la partenza delle opere del Museo della Magna Grecia per Mantova. La città di Reggio Calabria contesta il metodo utilizzato dal ministro per la partenza delle opere, considerandolo unilaterale e senza reciprocità. La protesta è stata iniziata con un sit-in istituzionale e si è evoluta in una protesta pacifica. L'assessore sostiene che la decisione del ministro è passata sulle teste degli amministratori di Reggio Calabria e che la città vuole avere i requisiti di una città moderna inserita nei circuiti di scambio. La protesta di Reggio Calabria potrebbe creare un precedente pericoloso se tutti facessero come lei.
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