Superati correnti avverse e favorevoli, ma nessun ostruzionismo, il rivisitato Codice dei beni culturali che assegna la parola decisiva e vincolante sulla tutela del paesaggio allo Stato ha visto ieri il varo del consiglio dei ministri. È il passaggio definitivo affinché, una volta firmato dal Capo dello Stato, il testo si tramuti in legge. Uno degli ultimi atti del governo Prodi - va riconosciuto - segna un indubbio punto a favore in chiusura di mandato per il ministro per i beni culturali Rutelli. Non era scontato né facile. Alcune amministrazioni regionali, Toscana e Sardegna in primis, in nome dellautonomia avevano contestato alcuni punti determinanti sulla tutela del paesaggio nel testo riscritto dalla commissione guidata dallo storico darte antica e direttore della Normale di Pisa Salvatore Settis. Lha spuntata la visione, se passate un termine che per alcuni è una parolaccia ma non lo è, statalista. In sintonia con esperti come Paolucci, Settis ha sempre sostenuto che, su permessi edilizi et similia, solo il pur imperfetto Stato può eliminare o almeno ridurre i pericoli di scempi. Il tema più importante di questo Codice che in 148 articoli corregge quello scritto nel 2004 e rivisto nel 2006 sotto lallora ministro Urbani? Il punto-chiave è che la tutela del paesaggio deve passare attraverso i bracci periferici dello Stato, ovvero le soprintendenze, con pareri vincolanti. Un Comune non può decidere un appalto o un edificio e chiedere, dopo, lautorizzazione al soprintendente: Stato, Regioni e Comuni pianificano insieme quali territori sono vincolati con una «copianificazione» divenuta in questa versione del Codice molto più vincolante ed è obbligatoria. E se diventa un dovere chiedere il parere alla Regione per costruire o modificare qualcosa, questo parere non è però vincolante. Una battaglia sotterranea è stata combattuta sulla definizione: paesaggio oppure - con una formula che Setti s considerava più limitativa e quindi rischiosa - «beni paesaggistici»? Un dilemma solo in apparenza linguistico. Alla fine ha vinto la linea Settis: vale «paesaggio» e - allargando la precedente concezione del Codice lo si delineando non solo come depositario di «bellezza» naturale bensì come un patrimonio di cui fanno parte tanto la natura quanto lopera delluomo o sia comunque un territorio con una sua identità. Dai monti ai ai borghi, per semplificare. Come sancito da una sentenza della Corte costituzionale dellautunno scorso su cui questo nuovo testo ha fatto leva, il paesaggio è un valore «primario» difeso dalla Costituzione e come tale richiede una tutela unitaria per evitare che una Regione sia rigorosa e unaltra sia molto più permissiva. Quindi un intervento edilizio in un paesino storico o presso scavi archeologici, per fare esempi, va fuori legge senza lasciapassare delle soprintendenze. Che hanno quindi più voce in capitolo. Ma con personale alle strette gli architetti delle soprintendenze riusciranno a visionare i progetti che dovranno piovere sui loro tavoli? Esiste il rischio che, scaduto un termine temporale senza risposta, scatti il «silenzio-assenso» di tremontiana memoria? Essendo il giudizio della soprintendenza vincolante «questo rischio non esiste in alcun modo, niente silenzio-assenso», risponde il sottosegretario ai beni culturali Danielle Mazzonis. Ma sulle soprintendenze non ricadrà una mole di lavoro ingestibile? «No - risposta - Grazie alla co-pianificazione, obbligatoria entro due anni, che stabilisce quali sono i territori sotto tutela, quali infrastrutture saranno accettabili e quali no. Su questo Regioni come la Toscana e Friuli Venezia Giulia sono già avanti, la Puglia è partita ora ma con forza, la Calabria non è partita. La burocrazia - insiste - si snellisce». Anche perché, aggiunge, «i direttori regionali dei beni culturali faranno gli appalti mentre i soprintendenti gestiranno i territori». Benché su questo tasto più soprintendenti nutrono perplessità. Sempre sul tema paesaggio, il Codice prevede una struttura tecnica che assista i Comuni per demolire ecomostri o abusi edilizi, demolizioni su cui ora esiste una legge che stanzia 15 milioni di euro.