Più attenzione al paesaggio, alla pianificazione, alla tutela, seppure con meno burocrazia. E anche una commissione ad hoc, che potrà contare su 15 milioni di euro l'anno, per aiutare i comuni a liberarsi degli ecomostri. Con il varo definitivo del Consiglio dei ministri, diventa legge, agli sgoccioli della legislatura, la riforma voluta dal ministro Rutelli al Codice dei Beni culturali e del paesaggio. «Una decisione storica», la definisce il ministro, che dovrà aiutare il Paese a gestire con più strumenti, dice, «la sfida del rapporto tra tutela e trasformazione». Frutto di due anni di lavoro e dell'impegno della commissione presieduta da Salvatore Settis, il via al nuovo Codice è di per sè un po' un miracolo, fa notare Rutelli. Ottenuto grazie alla disponibilità della Conferenza Stato Regioni e del Parlamento che si sono riuniti nelle ultime settimane per esaminare il testo riuscendo a trovare «un buon compromesso», sottolinea. Ma anche «all'atteggiamento costruttivo» dell'opposizione. Diverse le novità: grazie alle nuove regole, per esempio, i beni culturali non saranno più assimilabili a semplici merci. E un maggiore coordinamento tra le diverse disposizioni comunitarie e gli accordi assicurerà una più forte tutela sulla loro circolazione internazionale. Viene confermata la disciplina della Convenzione Unesco del 1970 contro l'illecita esportazione dei beni culturali e sulle azioni per ottenerne la restituzione. Non solo: il testo prevede nuove regole anche per la salvaguardia del patrimonio immobiliare pubblico nell'ipotesi di dismissione o di uso per valorizzazione economica. E nel caso le regole non vengano seguite, il blocco immediato della dismissione. Ma il campo nel quale il Codice Rutelli interviene di più, è proprio quello del paesaggio, «una materia - dice il ministro - sulla quale si è appuntata negli ultimi anni una vasta preoccupazione». La memoria va alle polemiche che hanno infuocato il Paese, un anno fa, per il caso delle villette di Monticchiello in Toscana. Rutelli non lo cita, ma sottolinea «la grande importanza delle nuove norme per scongiurare il pericolo di nuove villettopoli». Più valore al paesaggio, innanzitutto. Con una nuova definizione che gli attribuisce un «valore primario e assoluto» affidato alla tutela dello Stato. Il nuovo codice punta molto sulla pianificazione e introduce a la collaborazione obbligatoria Stato-Regioni per i piani che riguardano beni paesaggistici. I piccoli comuni, controllati dalle Regioni, potranno autorizzare costruzioni solo nel caso dispongano di strumenti tecnici adeguati. Torna importante il ruolo delle soprintendenze, che con il nuovo Codice dovranno emettere un parere «vincolante preventivo sulla conformità dell'intervento ai piani paesaggistici e ai vincoli». Mentre questo parere sarà obbligatorio ma non più vincolante nel caso che il ministero abbia già fatto il controllo. Tutela sì ma con tempi più veloci a cominciare da quelli dei pareri delle soprintendenze (15 giorni invece di 60). I vincoli dovranno essere rivisti entro un anno. Più facili anche le demolizioni, con una struttura che aiuterà i comuni a liberarsi delle costruzioni abusive, e che potrà contare, secondo una disposizione della Finanziaria 2008, su un budget di quindici milioni di euro l'anno per gli interventi di recupero del paesaggio. «Più tutela, ma senza confusione e aggravio burocratico», promette Rutelli.