Viaggio nei musei nella città dellarte Per preservare gli arredi antichi luci fioche, forse troppo Un custode esce: "Non ne posso più dellodore di colla e gomma della moquette" Nella Sala del Trono i dipinti sono superfici scure quasi invisibili Salvare latmosfera, lintrigante densità di storia, collezioni e arredi lasciati intatti dai tempi dei regnanti fiorentini, o privilegiare la leggibilità delle opere darte? E un vecchio interrogativo che ogni tanto ricorre tra i visitatori della Galleria Palatina a Palazzo Pitti. «Troppi quadri in ogni parete, sale monumentali buie e polverose, gestione in mano ad incompetenti» attaccava un visitatore pratese in una recente lettera di protesta. I custodi ancora ne parlano tra loro un po indispettiti: «Quel signore un po arrogante e confuso ci accusava persino di non portare la divisa, mentre se mai è il personale della Galleria dArte moderna a non indossarla, noi siamo tutti in regola» ribatte una delle vigilanti, seduta in penombra in una delle sale degli appartamenti reali. La luce filtra dalle stecche delle persiane appena aperte, e la "Sala del Trono" - preparata per Vittorio Emanuele II, caratterizzata dalla tappezzeria rossa e dalle porcellane cinesi e giapponesi che la arredano - è decisamente buia. Idem nelle altre degli appartamenti reali, dove spesso i dipinti sono superfici scure, quasi invisibili. Tappezzerie, parati in seta e antichi tappeti non amano la luce, e per conservarli non alterati è necessario proteggerli. E così procede in penombra la visita agli appartamenti reali che affacciano direttamente su Piazza Pitti. Ma il resto della quadreria della Palatina, da quando nel 2000 è stata rifatto limpianto di illuminazione, è davvero un percorso "fruibile" e godibile per il pubblico? No, non è così facile, come avverte una guida a capo di un gruppo in visita: «La Galleria Palatina è il museo più difficile di Firenze, per i troppi capolavori di Tiziano, Tintoretto, Veronese, Raffaello, Andrea del Sarto, Cigoli, Carlo Dolci, Salvator Rosa, Volterrano, Giovanni di San Giovanni esposti quasi casualmente, privi di successione cronologica o stilistica. Una quadreria unica, con opere del Rinascimento al Barocco, con le opere delle collezioni granducale rimaste disposte come erano, da cercare sala per sala». Già, uno sforzo da fare nella sequenza di 28 sontuose, ricchissime sale, destreggiandosi tra affreschi con rimandi mitologici sulle volte, preziosi tavoli intarsiati e manifatture di raffinati stipi depoca, quadri e dipinti dalle cornici altrettanto mirabili, sculture. Meglio munirsi dei depliant didattici che, sala dopo sala, ogni visitatori trova a disposizione. "Sala Castagnoli", "Sala dellArca", "Sala della Psiche", "Galleria Poccetti", "Sala Prometo" con con Botticelli, Filippo Lippi, Granacci, Pontormo, Piero di Cosimo, "Sala Flora" con Allori, Van Dyck, Perugino, Bassano, e ancora "Sala Ulisse", con i dipinti di Filippino Lippi e RaffaelloLa "Sala delle Nicchie" che ora ospita i dipinti della "Sala Marte" chiusa il per restauro dei soffitti affrescati da Pietro da Cortona, poi la "Sala Venere con la statua di Canova, i paesaggi di Salvartor Rosa e quattro Tiziano. Un eccesso che vede visitatori attenti e silenziosi, proseguire il percorso fino agli appartamenti reali, dove si cammina sulle guide di moquette che coprono i tappeti antichi, ritirati fuori nel '93 dai depositi storici. Odore di polvere? Certo il calpestio del pubblico sulla moquette sparge polvere a iosa quotidianamente, hai voglia a spolverare, passare la macchina aspirapolvere sulle guide. Eccoci alla Sala Bianca, un tempo "Sala da Ballo" che ora ospita la mostra su Filippo Napoletano. Una custode esce: «Prendo aria - spiega - non ne posso più dellodore di gomma e colla della moquette». Acre e penetrante sale al naso di tutti i visitatori. E le finestre sono sigillate. Piccoli disagi per tutelare e ammirare i capolavori dellarte. E quanto al buio che ottenebra gli appartamenti reali, è in arrivo la luce: non sui parati, sulle sete, i damaschi delle Sale Verde, Celeste, Azzurra, del Trono e dei Pappagalli. Ma sulle singole opere che ospitano. Lo annuncia la direttrice della Palatina Serena Padovani: «Dopo anni di richieste, di presentazione di progetti non adeguati, ora ci sono i fondi per fare un bando di gara per avere un progetto di illuminotecnica mirato ai dipinti, quindi sceglieremo la soluzione migliore». Mancano invece, e chissà per quanto mancheranno ancora, i custodi per tenere aperte al pubblico le ultime 3 sale del re, quelle situate dopo le stanze private della regina. Che tuttavia, qualche volta, a richiesta, vengono mostrate ai visitatori. Non resta che uscire da tanta, straniante magnificenza, che porta intatti i segni dei fasti del passato. Compresi quelli di dubbio gusto, delle porte di sicurezza in acciaio anodizzato e vetro, approntate 25 anni fa per tagliare laria fredda e gli spifferi che arrivano dagli scaloni. Infine un avviso: i visitatori in arrivo in questi giorni troveranno i bagni, puliti e profumati di cloro dei sotterranei di Pitti, di nuovo agibili. I lavori in corso in corso sono terminati e sono spariti i sacchetti neri che coprivano i servizi.