Firenze e la Toscana sono la culla dell'arte italiana. Al professor Antonio Paolucci, sovrintendente per i beni artistici di Firenze, Pistola e Prato, abbiamo chiesto di presentare il secondo volume di La bellezza di Dio, dedicato a "Il Quattrocento in Italia". - Com'era la Firenze di quel secolo straordinario che vide fiorire, tra le altre opere, la cupola del Brunelleschi? «La Firenze del '400 è una città economicamente ricca e potente, centro finanziario e manifatturiero tra i primi in Europa e nel Mediterraneo. La grande quantità di denaro liquido viene investita dall'alta borghesia in opere d'arte che soddisfano il bisogno religioso e civile dei committenti, e insieme servono a promuoverne l'immagine, a fare loro pubblicità. I mercanti e i banchieri tedeschi, fiamminghi o spagnoli, che vedono per la prima volta la cupola del Brunelleschi - "magnifica e gonfiante" come la descrive Leon Battista Alberti -, provano uno stupore paragonabile a quello dei nostri primi immigrati davanti alle torri di Manhattan. Ma per capire meglio l'intreccio fra arte, fede, orgoglio patriottico e forza del denaro nella Firenze del '400 occorre visitare Orsanmichele, sede delle antiche corporazioni, rappresentate in facciata dalle statue dei rispettivi santi patroni, scolpite da Dona-tello, Brunelleschi e Nanni di Banco». - Cosa ha significato la nascita della prospettiva matematica? «La prospettiva, nata a Firenze, è un metodo razionale e sicuro per dominare e rappresentare la realtà, ma non è l'unico. Rispetto ai fiorentini, i grandi pittori fiamminghi del '400 risolvono il problema di rappresentare il mondo diversamente, attraverso la luce, elemento unificatore che modella le forme. Piero della Francesca e Antonello da Messina compiranno la sintesi tra le due visioni». Quale uomo ci trasmette Donatelo? «Il San Giorgio che il giovane Donatello scolpisce in Orsanmichele per la corporazione dei corazzari e degli spadari (1414-1415) è un soldato "che si muove mirabilmente dentro il sasso", e ruota intorno all'asse del suo scudo, anticipando il David di Michelangelo. Donatello si ispira a statue antiche, ma realizza un'immagine di uomo moderno, cosciente, forte di quella rivelazione cristiana che considera ogni persona un essere unico e irripetibile, per il quale Cristo ha dato la vita». Tra gli artisti dell'Umanesimo, il Beato Angelico rappresenta la corrente mistica? «Sarebbe un errore considerare l'Angelico un pittore che sogna e dipinge il Paradiso. Teologo domenicano e priore di San Marco, egli fa un'operazione culturale d'avanguardia: usa gli strumenti espressivi della modernità, cioè la prospettiva e l'anatomia; e, rivestendo i personaggi evangelici con i panni della nobiltà fiorentina, rende attuale ed efficace il messaggio evangelico». - Qual è il ruolo di Piero della Francesca nello sviluppo dell'arte italiana? «Piero della Francesca, che nasce a Borgo San Sepolcro e studia a Firenze, esporta la visione prospettica fiorentina ad Arezzo, Urbino, Ferrara e alla corte papale di Roma. Con le Storie della Croce, ad Arezzo, attraverso un'originale sintesi tra forma e colore, valori fiamminghi e italiani, dipinge un universo immobile, staccato, contemplativo». - Come si differenzia la figura di Cristo del Tributo di Masaccio dal Cristo del Battesimo di Piero della Francesca? «Nel Tributo di Masaccio Cristo, circondato da "un colosseo di Apostoli", appare giudice maestoso e regale, che divide il mondo tra i doveri verso Dio e quelli verso il potere politico. Il Cristo del Battesimo di Piero della Francesca è, invece, una divinità cosmica, panteistica, che riceve forza dall'acqua e dalla terra (come l'albero bellissimo che gli sta di fianco), oltreché dal ciclo, primaverile e italiano, con le sue nuvole ombreggiate e scorciate in un'aerea prospettiva». - Qual è il segreto di Botticelli? «Sandro Botticelli è un uomo del suo tempo, affascinato dal neopaganesimo: la Nascita di Venere, per esempio, esprime la nostalgia del ritorno a un regno neoplatonico di ordine e armonia che gli umanisti fiorentini speravano di vedere realizzarsi in Lorenzo il Magnifico. Botticelli crede in questi ideali, ma poi, in età avanzata, conosce un mondo opposto, quello delle prediche di Girola-mo Savonarola, e trasferisce in pittura quelle oscure ansie apocalittiche». - Le due Pietà di Bellini e Mantegna a confronto: come il sereno Quattrocento accolse il pallore della morte? «I pittori veneti, per carattere, non giungono mai al dramma, ma lo sublimano nella contemplazione malinconica della morte, cioè nell'elegia. In Bellini il volto di Cristo, tra Maria e Giovanni, si stempera nella dolce lontananza dei colli Euganei. Elegia e nostalgia sono presenti anche nel Cristo morto del Mantegna, anche se qui il segno è più duro, grafico, e richiama l'arte nordica di Durer». Il secondo volume, "Il Quattrocento in Italia', racconta la nascita della prospettiva a Firenze con Brunelleschi. II grande architetto della cupola di Santa Maria del Fiore. Lo uguagliano Masaccio in pittura - con gli affreschi di recente restaurati della cappella Brancacci - e Donatello in scultura, con il Davide e quel gioiello dimenticato che è la cantoria del Duomo di i Firenze. Tra i grandi capolavori, le Storie della Croce di Piero della Francesca ad Arezzo rappresentano un'originale sintesi tra la pittura fiorentina e il naturalismo nordico. Antonello da Messina è una delle figure più significative del secondo Quattrocento: lavora a Napoli, dove conosce la pittura fiamminga, è allievo a Venezia del grande Giovanni Bellini e, tornato a Messina, fa nascere una scuola meridionale. Andrea Mantegna a Padova, Vincenzo Poppa a Milano e Cosmè Tura a Ferrara sviluppano altrettanto significativi filoni locali. A.T.
Nasce a Firenze la Grande Arte
Il secondo volume di "La bellezza di Dio" si concentra sul Quattrocento in Italia, un periodo di grande fioritura artistica. La Firenze del '400 è una città ricca e potente, con una alta borghesia che investe denaro liquido in opere d'arte per soddisfare il bisogno religioso e civile. L'arte di questo periodo è caratterizzata dalla prospettiva matematica, che permette di dominare e rappresentare la realtà. Artisti come Donatello, Brunelleschi e Masaccio contribuiscono a sviluppare questa tecnica. Il pittore fiammingo Piero della Francesca rappresenta un'altra corrente, con le sue Storie della Croce ad Arezzo, che uniscono la pittura fiorentina e il naturalismo nordico.
Artista / Persona
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