Appena lessi le dichiarazioni del dottor Salvatore Nastasi, commissario al Teatro San Carlo, sui cospicui fondi reperiti per rilanciare il massimo napoletano, ho tirato un sospiro di sollievo. Questi finanziamenti dovranno servire anche a costruire un nuovo palcoscenico e a restaurare il teatro: ma proseguendo nella lettura di quelle dichiarazioni un brivido mi ha percorso la schiena. Il commissario dichiara che saranno i lavori più importanti dalla fondazione del 1737: oh, mio dio mi sono detto. il teatro di Medrano e Carasale, poi ristrutturato da Ferdinando Fuga in successivi interventi, più tardi rifatto da Antonio Niccolini andò a fuoco il 13 febbraio del 1816! Non rimasero che le mura perimetrali entro le quali, in meno di un anno, lo stesso architetto - liberatosi dalla concorrenza - edificò il nuovo teatro in meno di un anno ed esso fu inaugurato solennemente il 12 febbraio del 1817. Sembra di seguire, per tempismo ed efficienza, la cronaca dei lavori della Metropolitana di Napoli. Comunque il teatro che abbiamo oggi è quello di Antonio Niccolini, grande architetto neoclassico, che costruì - e diciamolo senza enfasi campanilistica - il più bel teatro del mondo. Un campanello dallarme è suonato anche per me grazie allelzeviro di Paolo Isotta sul Corriere della Sera, 13 c.m. che fondatamente richiama lattenzione sul restauro che si dovrà intraprendere. Avendo studiato recto e verso la storia del San Carlo - Isotta ricorda un libro a mia cura del 1987 in cui lo ebbi sodale con Franco Mancini - vorrei dire che nulla è più delicato del restauro di un organismo così delicato come il massimo napoletano. Purtroppo le esperienze recenti di restauri di teatri italiani fanno venire i brividi: Mario Botta ha creato alla Scala di Milano una macchina musicale idonea ai tempi, ma per far questo ha stravolto in parte il vecchio teatro e ha irrimediabilmente violato la geometria originaria dellarchitettura del Piermarini che è schiacciata dalla macchina scenica bottiana e incombe sulla piazza antistante. Al Teatro Massimo di Palermo il restauro ha arrecato danni così incancellabili che se venissero rimosse le opere in cemento armato lì create il teatro rischierebbe di crollare. Di entrambi i casi il lettore potrà leggere quanto ne ho scritto in "Bella Italia. Patrimonio e paesaggio tra mali e rimedi". Ma torniamo al San Carlo, il quale grazie alle stagioni promosse dal Soprintendente Gioacchino Lanza Tomasi, ha offerto a tutti i melomani spettacoli di straordinaria qualità e vive ancora sulla di lui eredità. Ora Isotta chiede, col garbo del caso, che venga reso al San Carlo il chiaroscuro argentino con i riporti in oro e linterno dei palchi in azzurro cupo - come recita la relazione originaria dellarchitetto da me riportata nel volume citato - essendo solo il palco reale di un rosso pallido. Così vide il teatro un entusiasta Stendhal nel giorno dellinaugurazione. Tuttaltra cosa dalloro e rosso squillante che oggi vediamo e al quale per motivi ovvi siamo legati: condivido questa opinione di Isotta, ma vorrei aggiungere che essa investe il solo décor del teatro ed ha costi molto salati, non investe la struttura: mi preme pertanto aggiungere qualche raccomandazione, motivata dalluso che faccio da sempre del teatro e dagli studi dedicati al San Carlo nel corso degli anni. Il teatro è una perfetta cassa armonica, per larga parte costruita in legno: deve pertanto suonare come uno strumento che sia una viola o un contrabbasso. Tale deve restare. Linserimento di un nuovo palcoscenico (in legno) deve essere operazione di bisturi che non alteri la sonorità della sala, a cui contribuisce anche limpiantito dove sono collocate le poltrone della platea: oggi purtroppo la scocca lignea del teatro è resa meno sonora dal rivestimento rosso che lo ricopre ed esso ha leffetto di ottundere la rifrazione delle onde sonore. Tutti i problemi di sicurezza e di funzionalità dovranno essere studiati col microscopio e non con le regole vigenti per un supermercato. Dunque il commissario Salvatore Nastasi e il Soprintendente ai Beni architettonici Enrico Guglielmo che dovrà sorvegliare hanno un bellissimo quanto delicato compito che ci auguriamo proceda per il meglio. Perché io sono fermamente convinto che il San Carlo è una delle poche luci che splendono in città e solo per spirito di civica responsabilità ho rotto il silenzio - che ho tenuto per mesi su fatti e vicende che mi avviliscono come cittadino - per dire la mia su un tema che è stato per anni al centro dei miei interessi. Si può, si deve far qualcosa di bello e di buono per questa sventurata Napoli anche partendo dal San Carlo.