Forse nel decreto di nomina dellonorevole Nicola Leanza a presidente facente funzioni della Regione siciliana non è stato bene precisato che la sua azione doveva strettamente limitarsi alla gestione degli affari correnti, allordinaria amministrazione. Specie sapendo che la nuova funzione si doveva svolgere durante unimpegnativa campagna elettorale (nazionale e regionale) come quella in corso. La norma, la prassi e anche la decenza politica vorrebbero dunque che egli e il resto della giunta si astenessero dal deliberare su materie che comportino modifiche di precedenti indirizzi governativi e legislativi. O che comportino incrementi di spesa e quantaltro fuoriesce dal novero dei provvedimenti dordinaria amministrazione. Insomma, a un ff (facente funzioni) si chiedono basso profilo e totale distacco dalle manovre elettoralistiche delle quali, come candidato, potrebbe essere direttamente beneficiario. Peraltro cè da rilevare che in questa giunta residua lonorevole Leanza è una sorta di entità una e trina. Infatti accentra su di sé ben tre incarichi governativi di grande peso (presidente ff, assessore ai Beni culturali e alla Sanità), oltre a essere pluri-candidato (alle politiche e alle regionali) e segretario regionale dellMpa ovvero il partito del candidato più quotato nella corsa per la presidenza della Regione. Tutto ciò, evidentemente, non gli da pensiero, giacché lo vediamo procedere imperterrito e risoluto con ordini del giorno zeppi di provvedimenti impegnativi, degni di unamministrazione addirittura straordinaria che allunga i suoi tentacoli anche sui Comuni e sulle Province commissariati in attesa di elezioni. Insomma, da quando Leanza è presidente ff, si nota a Palazzo dOrleans uno strano fervore, un decisionismo mirato che lascia stupefatti e inquieti. Si lavora alacremente e in tutte le direzioni, quasi si volesse realizzare in quattro settimane e mezza tutto quello che Cuffaro non ha realizzato in più anni. E dire che lesempio che viene da Roma è di tuttaltro segno. Il governo Prodi, infatti, pur essendo oberato di scadenze molto onerose, si mostra più ossequioso delle prerogative e funzioni attribuitegli, limitandosi ad affrontare le questioni veramente urgenti e rinviando tutte le altre (comprese le nomine) al governo che verrà dopo il voto del 13-14 aprile. Un comportamento che a Roma si chiama correttezza, rispetto per i cittadini e per le istituzioni. A Palermo, forse acquista un altro significato. Qui, il ceto politico dominante è convinto che per vincere e governare ci vogliono arroganza e un clientelismo smisurato. E chi se ne frega se i bilanci della Regione e degli enti locali sono disastrati. Qualcuno provvederà. Come è successo col Comune di Catania il cui bilancio è in pieno dissesto finanziario per la cattiva amministrazione e lo strapotere del centrodestra etneo che, oggi, vorrebbe imporre il suo modello allintera regione. In Sicilia tutto è possibile. Persino il miracolo. Basta che quattro furbi simpossessino del simulacro di questa autonomia svilita, scarnificata e lo agitino sopra le moltitudini. È forse questa la nuova frontiera dellautonomia promessa alla Sicilia? Se questi sono i prodromi, non cè da stare tranquilli. La situazione è grave e le manovre di giunta non fanno che appesantirla ancor di più, alterando a favore del centrodestra lincerto equilibrio elettorale. Eppure quasi nessuno sindigna e soprattutto reagisce per bloccare tali manovre miranti a spostare quote importanti di elettorato in favore della propria parte politica. Insomma, dopo aver fatto il pieno delle candidature acchiappavoti, il centrodestra continua nella sua azione sistematica, «autonomistica» direi, duso strumentale della pubblica amministrazione a fini elettorale, spremendo il più possibile le mammelle di mamma Regione e di una miriade di enti derivati. Tutto ciò dovrebbe far scattare la più indignata reazione del fronte avversario che rischia di perdere le elezioni «a tavolino». Invece, nulla o quasi. Non basta la lamentela a futura memoria di qualche candidato, ma è necessaria uniniziativa politica clamorosa dellintero schieramento di centrosinistra che da queste operazioni esce seriamente danneggiato. Eppure pareva che, ai blocchi di partenza, il centrosinistra potesse contare su un certo vantaggio psicologico, anche grazie al trauma provocato dalle dimissioni di Cuffaro e a talune crepe apertesi nel blocco di potere dominante. Oggi sembra che tale vantaggio sia in via dassorbimento. A meno di 25 giorni dal voto, lo scontro col centrodestra dovrebbe far scintille su tutti i piani della competizione elettorale, invece ancora stentano a dispiegarsi la proposta programmatica e la macchina elettorale. Nel centrosinistra siciliano si rileva una sorta dimpaccio, una inspiegabile criticità che oggettivamente favorisce lo schieramento avversario, più avanti nei sondaggi e nella proiezione organizzativa.