I reperti sono venuti fuori per i lavori alle fognature trovati dagli archeologi molti vasi e resti di abitazioni Nello scavo impegnate l'Università di Siena e la Sovrintendenza -------------------------------------------------------------------------------- Una scoperta archeologica sensazionale potrebbe segnare l'intero territorio del medio Valdarno. Siamo di fronte ai primi ritrovamenti che annunciano l'individuazione di un porto etrusco. Sembra che i ritrovamenti archeologici effettuati negli ultimi giorni nel sito ai piedi della collina di Montereggi portino in questa direzione. Sicuramente l'area, situata in una zona vicinissima all'Arno nei pressi dell'abitato della Castellina di Limite, era destinata ospitare un insediamento produttivo, e questa è già una novità certa. La scoperta di questi giorni è di eccezionale rilevanza e conferma il ruolo di preminenza rivestito dalla città di Montereggi nella geografia del mondo etrusco almeno a partire dal VI secolo a.c.. Probabilmente, per quanto riguarda Montereggi, l'area archeologica più importante a ridosso dell'Arno indagata negli ultimi anni, ci sono tante sorprese che attendono gli studiosi e gli appassionati. Una sorpresa è arrivata mentre sono iniziati alcuni lavori di escavazione per la posa di una conduttura fognaria alla fine di febbraio. «La fognatura doveva passare qualche decina di metri più a monte - ha affermato il professor Pino Fenu dell'Università degli studi di Siena - ma sono venute alla luce, subito nei primi strati, imponenti opere murarie e pregevoli pavimentazioni di epoca romana, per cui è stato studiato, in accordo con la soprintendenza archeologica per la Toscana, un tracciato alternativo». E la sorpresa è arrivata proprio durante gli scavi per il nuovo tracciato proposto, lungo la strada provinciale che da Capraia conduce a Limite, nei pressi dell'abitato di Castellina, sotto il colle di Montereggi. Lo scavo è iniziato ai primi di marzo e si concluderà in tempi brevi. Nel sito sono state scavate due zone ed in entrambe è stato rinvenuto materiale archeologico molto interessante. In realtà lo scavo procederà più speditamente del solito per agevolare i lavori in corso; oltretutto, la ditta che sta effettuando i lavori, la cooperativa "La Traversa", ha finanziato lo scavo archeologico e l'opera di "bonifica archeologica" in corso. Le operazioni, condotte sotto la supervisione della soprintendenza archeologica, sono guidate dall'archeologo che ha individuato negli ultimi anni, insieme ad altri professionisti, i siti di Bibbiani, e la meravigliosa Tomba dell'Uovo, con ogni probabilità la "sentinella" della straordinaria necropoli di Montereggi. «Abbiamo reperito materiale archeologico risalente al VI secolo avanti cristo, - ha affermato Fenu - e questo ci consente di affermare che mentre Montereggi nello stesso periodo era l'area abitata, questa era la zona produttiva della grande città, posta fuori dalle imponenti mura e in prossimità della via di comunicazione più significativa dell'epoca, l'Arno. Abbiamo trovato tracce - ha proseguito l'archeologo - e segni inequivocabili di capanne e abitazioni. I frammenti di ceramica riportati alla luce sono moltissimi e siamo in grado di ricostruire, con una paziente opera di restauro, diversi vasi e contenitori di vario genere». Sono coinvolti nello scavo diversi enti, fra cui il museo archeologico di Montelupo, la cooperativa di archeologi "Ichnos", il gruppo archeologico di Montelupo, l'università di Siena e la soprintendenza archeologica. «Sullo scavo sono impegnate mediamente cinque persone, - ha concluso Fenu - ma abbiamo molte difficoltà, legate alla natura del terreno, che rallentano le operazioni di indagine. Le condizioni dal punto di vista climatico in cui operiamo sono davvero difficili». In effetti, l'acqua sgorga copiosamente da ogni fessura del terreno scavato e filtra nelle zone più interessanti dello scavo impedendo agli archeologi di procedere liberamente. Di solito gli scavi vengono effettuati durante la stagione estiva, ma questa situazione deve essere risolta urgentemente. I reperti rinvenuti per adesso saranno depositati al museo archeologico di Montelupo, in attesa della decisione della soprintendenza competente, alla quale spetta sempre l'ultima parola.