Al solo nominarlo fa venire l'orticaria: da sempre, infatti, il numero chiuso è una delle formule più temute dalla burocrazia che amministra i beni culturali. Perché abbassa il numero dei visitatori e, di conseguenza, disturba il manovratore in quanto fa affluire meno denaro cash e obbliga a pensare a una gestione più intraprendente del monumento. Per recuperare in eventi quello che si perde in biglietti. Che è appunto il «cuore» della proposta formulata dall'assessore Claudio Velardi nell'intervista concessa al «Corriere del Mezzogiorno»: numero chiuso per attirare investimenti e scuotere gli amministratori che si ostinano a tenere il mercartio, cioè la competizione, fuori dal Bene culturale; ma anche più qualità e meno quantità devastante; più eventi e più iniziative capaci di produrre reddito. In sostanza muoviamoci di più e allineamoci ai grandi monumenti del mondo il Moma, il Prado, il Louvre che non si fanno scrupolo di lanciarsi in iniziative che, appunto, procurano l'orticaria. La sortita in campo nemico, com'ere prevedibile, ha spaccato l'opinione pubblica: da una parte i conservatoli ai quali sta bene che Pompei vivacchi tra una crisi e un'altra facendo affidamento sull'incasso del ticket (20 milioni di euro l'anno che l'amministratore dell'Azienda di Soggiorno sogna di raddoppiare) dall'altra i critici che non si rassegnano a una gestione senza smalto e pretendono il massimo da una delle testimonianze più alte della cultura antica. Seguiamo la cronaca. Vincenzo Piscopo, amministratore dell'Azienda di Soggiorno e Turismo locale, commentando il Velardi-pensiero, ha detto fuori dai denti che il numero chiuso sarebbe una iattura e che, anzi, è vero il contrario: bisogna studiare ogni espediente per far venire quanta più gente sul sito. Salvo poi entrare in conflitto con se stesso perché subito dopo ha riconosciuto che «se passasse questa linea bisognerebbe aumentare la vigilanza all'interno degli scavi» che, evidentemente, fanno fatica a sopportare un assalto indiscriminato di visitatori. E come se non bastassero i rilievi tecnici, il responsabile dell'Azienda ha messo in mora l'assessore sul terreno istituzionale ricordandogli, nel caso lo avesse dimenticato, che la competenza a decidere sul numero chiuso è del Ministero, non della Regione. Come dire, non uscire fuori dal seminato. La risposta di Velardi è tranchant: «È un errore imperdonabile ritenere che il numero chiuso riduce i visitatori e, quindi, l'incasso. Chiamiamolo numero programmato e il senso della proposta suona così: il numero dei visitatori viene spalmato lungo tutto l'anno, il prezzo del biglietto si adegua e, naturalmente, si offrono servizi migliori, e si innesca, grazie anche agli sponsor, una strategia di marketing che rende più attraente il sito». E, quindi, richiama più pubblico. Su questa stessa linea si attesta Massimo Lo Cicero, economista di frontiera, che è prodigo di consensi per la qualità delle proposte: «È musica per le mie orecchie ascoltare che sono stati presi contatti con Google e con i gestori di grandi Fondi di investimento disposti a «entrare» a Pompei e a organizzare iniziative culturali e spettacolari compatibili con la nobiltà del sito: è proprio di questo che Pompei ha bisogno e spero solo che Velardi riesca a fare almeno in parte le cose che ho appreso dal giornale. La questione è semplice: il bene culturale non può essere tenuto in naftalina, deve essere utilizzato al meglio e i «custodi», dall'assessore ai vigilanti, devono solo preoccuparsi di scongiurare il degrado. «Non molto tempo fa», racconta Lo Cicero, «sono stato ospite di un albergo a cinque stelle, che occupa un'ala di un bellissimo castello nel quale ci sono anche, e nessuno mostra scandalo, un museo delle carrozze e un altro di icone antichissime. L'albergo è gestito dal pubblico ed ospita anche i corsi della Resvow School of Economics che è la Bocconi della Polonia». Il messaggio è chiaro: e se non lo fosse, aggiunge Lo Cicero, «dico anche che i beni culturali devono attirare interesse e produrre soldi: privilegiare un supermercato al posto del progetto della Pompei virtuale con tanto di albergo e di centri culturali da la misura dell'inerzia dominante». Oggi, comunque, ne sapremo di più perché l'assessore incontra in Regione il sovrintendente Guzzo che è un archeologo famoso ma aperto al nuovo: ci attendiamo novità sostanziali.
Pompei - "Gli Scavi? Devono produrre soldi o senza numero chiuso"
L'assessore Claudio Velardi ha proposto di ridurre il numero di visitatori a Pompei per attirare investimenti e aumentare la gestione del sito. La proposta è stata accolta con scetticismo dalla comunità locale e da alcuni esperti, che ritengono che il numero chiuso riduca i visitatori e, di conseguenza, l'incasso. L'amministratore dell'Azienda di Soggiorno e Turismo locale, Vincenzo Piscopo, ha espresso la sua opposizione alla proposta, affermando che il numero chiuso sarebbe una iattura e che bisogna studiare ogni espediente per far venire quanta più gente sul sito.
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